L’ASSURDITA’ DELLA SOCIETA’ ROSSONERA
Pietro Locatelli
Adriano Galliani (fonte foto: www.calcionews24.com)I limiti dell'assurdo stanno per essere valicati definitivamente e non ci si riferisce solo alla deludente stagione rossonera, che in qualche modo è stata recuperata dall'arrivo dell'esordiente Clarence Seedorf, ma alle incongruenze nelle strategie seguite dalla dirigenza rossonera nel corso di questi ultimi anni. La prima volta che si sentì parlare di rivoluzione, di contenere i costi e di puntare sui giovani fu nell'estate del 2010, che vide l'arrivo di Allegri, un mercato più che contenuto e fatto di nomi pressoché sconosciuti. Poi, al lamentarsi della tifoseria rossonera che intravedeva una stagione fallimentare, la società fu convinta ad aprire i rubinetti (si fa per dire) e acquistare gli ultimi giorni Ibrahimovic e Robinho. Una cavalcata verso lo scudetto portò in trionfo la cosiddetta strategia dirigenziale, ma fu tutto un preludio alla tempesta che di lì ad un paio di anni si sarebbe scatenata.La stagione seguente fu un fallimento, l'eliminazione dalla Champions, lo scudetto regalato alla Juventus e le prime piccole crepe tra il presidente e Allegri. Poi a luglio l'addio improvviso di due emblemi rossoneri come Thiago Silva e Ibrahimovic, che non si sarebbero mossi se non costretti all'abbandono. La scorsa stagione ci fu l'esplosione di El Shaarawy, la miracolosa rimonta nel girone di ritorno, acquisti a parametro zero del tutto inappropriati. L'unica scintilla che accese gli animi dei tifosi fu l'arrivo di Mario Balotelli, anche questo dilazionato in più anni, perché di soldi non ce ne sono (ma le decine di milioni dalle cessioni dell'estate?).Quest'anno ancora peggio, l'acquisto insensato di Matri per la cifra di 11 milioni (pagata per intero alla diretta rivale Juventus, con la quale ha acquistato Tevez), l'arrivo di Kakà per calmare le acque e il siamo a posto così di marchio Gallianiano. Poi la debacle rossonera, il disastro Allegri e l'esonero, seguito dalla nomina presidenziale come successore del suo pupillo Clarence Seedorf. Lo scetticismo dei tifosi, seguito da qualche risultato non troppo buono, sembrò confermare il pensiero comune, ovvero un ennesima scelta sbagliata, ma la dirigenza continuava a dare fiducia all'allenatore.Poi contro il Parma la svolta, la protesta dei tifosi e la promessa di un miglioramento netto e veloce nel gioco della squadra. Ed è qui che iniziano le incongruenze: Seedorf stabilisce un contatto con i tifosi, un dialogo, cerca di ingraziarseli e di ottenerne il sostegno per alimentare le speranze della squadra di poter giocare in Europa la prossima stagione. E così avviene, i rossoneri infilano 6 risultati utili consecutivi, costituiti di un pareggio e cinque vittorie, l'umore cresce, lo spogliatoio si risalda e la fiducia dei singoli elementi nel loro nuovo leader cresce, tanto da far esporre personalmente i nuovi arrivati Taarabt e Rami, oltre che Kakà, Poli, Balotelli. Insomma, tutti gli elementi portanti di un team che adesso esprime il proprio gioco e convince oltre che vincere spezzano una lancia in favore dell'olandese. Ma qualcosa non va, le esultanze di Galliani in tribuna non ci sono più, dalla società c'è silenzio stampa totale e le voci danno un Seedorf esonerato alla prima sconfitta e il predestinato Inzaghi pronto a sostituirlo subito dopo la partenza. Ma la domanda è perchè? Perchè dopo che un totale novizio nell'allenare ottiene i suoi primi risultati positivi si inizia a questionare? Perchè dopo che i tifosi hanno accolto una decisione della dirigenza, è la dirigenza stessa a metterla in discussione? Perchè qualcosa di buono viene subito messo nel centro del mirino? Non resta altro da fare che attendere la fine di questa stagione mediocre e sperare che quest'estate possa ripartire veramente un progetto vincente, che riporti il Milan dove gli compete, dove la sua fama è tutt'ora, dove i tifosi possano ancora gioire delle imprese dei proprio beniamini.