Pianeta Milan archivio2014 LA PARABOLA DI ROBINHO: UN ADDIO CHE LASCIA TUTTI CON L’AMARO IN BOCCA (SOPRATTUTTO IL MILAN)

LA PARABOLA DI ROBINHO: UN ADDIO CHE LASCIA TUTTI CON L’AMARO IN BOCCA (SOPRATTUTTO IL MILAN)

Federico Albrizio

Tempo di divorzio tra il Milan e Robinho (fonte: www.footballtop.com)
Robinho non è più un giocatore del Milan, la telenovela - lunga ormai due anni - è finita. A soli 30 anni, il giocatore è pronto a lasciare il calcio giocato ad alti livelli per trasferirsi in campionati emergenti ma di minor appeal, una scelta che lascia tutti con l'amaro in bocca, soprattutto considerando le premesse della sua carriera.'Pelezinho' incanta il Santos - Nato e cresciuto sportivamente nel Santos, guadagna subito titoli e paragoni importantissimi: viene chiamato O Rei de la Pedalada, un signore del dribbling, vista l'estrema facilità e rapidità con cui si libera degli avversari. Il suo straordinario talento gli vale anche l'investitura da parte dei tifosi del Peixe di erede dell'unico Rei, Pelé: viene infatti ribattezzato Pelezinho e su di lui piomba il Real Madrid, sicuro di portare in Europa il nuovo craque del calcio carioca per circa 30 milioni di euro.Dall'esplosione in 'blanco' al ritorno in Brasile - Al Santiago Bernabeu, nel 2005, gli viene affidata un'altra maglia importantissima, quel numero 10 che da Puskas in poi non ha avuto fisso padrone. Con i Blancos disputa 3 buone stagioni, nonostante negli ultimi due anni gli infortuni e la forte competizione abbiamo limitato il suo impiego. Le sue qualità comunque gli consentono di essere sempre decisivo, come nella conquista della Liga nel 2008, quando un suo gol regala il sorpasso scudetto al Real. Il Manchester City sta costruendo una squadra per vincere e nel settembre dello stesso anno acquista il brasiliano per circa 42 milioni di euro. La prima stagione è molto positiva, condita dal 4° posto nella classifica marcatori con 14 gol, ma l'anno seguente la sfortuna comincia a perseguitare Robinho: un infortunio lo tiene 3 mesi lontano dai campi di gioco e così nel gennaio 2009 il club e il giocatore optano per il ritorno in Brasile. Robinho si trasferisce in prestito al Santos per cercare il rilancio, operazione perfettamente riuscita: il Peixe grazie ai suoi gol torna a vincere il campionato Paulista e la Coppa del Brasile, ma una nuova avventura è dietro l'angolo.Il Milan: Scudetto al primo colpo, poi... - Nel 2010 il Milan spende 18 milioni per il suo cartellino e nell'immediato la scommessa rende: con i suoi 14 gol Robinho contribuisce alla conquista dello Scudetto e della successiva Supercoppa Italiana, ma da lì in poi inizia un lungo declino. Molti infortuni, poche gioie: le ultime 3 stagioni in rossonero si rivelano un totale buco nell'acqua sia per il Diavolo che per il brasiliano, finito sempre più ai margini e retrocesso nelle gerarchie prima di Allegri, poi di Seedorf e infine di Inzaghi. Tagliato completamente fuori dal progetto di Superpippo, il suo addio alla Madonnina sembra ormai inevitabile, anche se la separazione lascia tutti con un sorriso beffardo.Investimento a vuoto: 18 milioni fruttati poco sul campo, zero nelle casse - Una spesa importante quella effettuata da Galliani nel 2010 per portare Pelezinho a San Siro, una spesa che purtroppo non ha dato i frutti sperati: uno Scudetto, una Supercoppa e nulla più, ma se il campo piange, il portafogli del Milan ne risente ancora di più. I rossoneri infatti sono costretti a lasciarlo partire gratis, pur di liberarsi del suo oneroso ingaggio: il costo del cartellino è stato ammortizzato nel corso dei 4 anni di contratto, ma il club di via Aldo Rossi non è riuscito a ottenere un ricavo concreto dalla sua esperienza a Milano. Una scommessa da 18 milioni conclusa con un buco nell'acqua dunque, un fallimento totale che lascia tutti, tifosi, società e giocatore, con l'amaro in bocca per quel che sarebbe potuto essere.