Alla scoperta di de Boer, tra pressing alto e calcio offensivo

Alla scoperta di de Boer, tra pressing alto e calcio offensivo

L’ultima suggestione per la panchina del Milan porta a Frank De Boer, ex tecnico dell’Ajax. Ecco come la sua squadra ha dominato in Olanda per quattro anni

di Edoardo Lavezzari, @Edolave
FFrank de Boer, nuovo allenatore dell'Inter

Tra Brocchi e Giampaolo spunta Frank de Boer. E’ questa, in sintesi, la novità della giornata in casa Milan. Il tecnico olandese, dopo sei anni all’Ajax, è libero e in cerca di una panchina prestigiosa e potrebbe essere il profilo giusto per rilanciare il Milan. Vediamo di conoscere meglio quello che potrebbe essere il prossimo tecnico rossonero. Ex calciatore di grandissimo successo, è stato un simbolo del calcio olandese, de Boer approdato alla panchina dell’Ajax in corsa, nella stagione 2010/11. Curiosamente il suo esordio, in Champions League, è stato contro il Milan, battuto 2-0.

Quella stagione si conclusa con la vittoria dell’Eredivisie, il campionato olandese. Il primo di quattro successi consecutivi, seguiti poi da due secondi posti, l’ultimo quest’anno, con uno scudetto perso all’ultima giornata in quello che può essere considerato come il “5 maggio olandese”. Il suo Ajax, di fatto, ha dominato in lungo e in largo per quattro anni e quando non ci è riuscito è rimasto ai vertici del campionato, lottando sempre per il titolo.

Quello di de Boer è un calcio spettacolare, fatto di possesso palla, movimenti negli spazi e velocità. Il modulo è un 4-3-3 fuori dal comune. Una difesa a quattro, molto alta, supporta un centrocampo a tre, fatto però esclusivamente da giocatori tecnici e non da incontristi. Spesso, in mezz’ala, ha schierato due trequartisti, arretrati. Davanti un tridente fatto di giocatori tecnici e veloci. L’azione, per lui, parte sempre da un centrale di difesa che, palla al piede, si alza per impostare l’azione. Fondamentali movimenti nello spazio, per dare sempre diverse opzioni al portatore di palla, quello che ne risulta è un possesso prolungato ed efficace. Più problematica, vista anche la spregiudicatezza del modulo e degli uomini impiegati, la fase difensiva. Il pressing molto alto dei reparti offensivi non sempre funziona al meglio e se la prima linea viene saltata la squadra avversaria ha la possibilità di muoversi tra ampi spazi, senza trovare particolari resistenze.

Infine non si può non sottolineare il suo grandissimo lavoro con i giovani. Il suo primo scudetto è arrivato con una squadra dell’età media di 22 anni e i giovani passati dalle sue mani prima di fare il salto di qualità ai vertici del calcio mondiale non si contano più. Gli ultimi due nomi nomi, notissimi in Italia e oggetto del desiderio di svariate squadre, sono quelli di El Ghazi e Milik e in un Milan che vuole ripartire proprio dai giovani questo è un aspetto da non sottovalutare.

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