MILAN, I NUOVI ACQUISTI CONVINCONO MA IN FUTURO PIU’ SPAZIO AI GIOVANI

di Daniele Triolo, @danieletriolo
Addio doloroso quello di Bryan Cristante (fonte: instagram.com)
Addio doloroso quello di Bryan Cristante (fonte: instagram.com)

Il mercato del Milan, va detto, è stato certamente positivo. L’amministratore delegato all’area sportiva, Adriano Galliani, è stato bravo a spendere il minimo indispensabile (12 milioni di euro totali, a fronte di quasi 30 di incassi ottenuti dalle cessioni…) per allestire una squadra nettamente più competitiva rispetto la scorsa stagione. Almeno sulla carta.

Sono arrivati a Milanello elementi dal sicuro valore (Diego Lopez, Alex, Armero, Van Ginkel, Menez, Bonaventura, Torres), che contribuiscono ad innalzare il tasso tecnico dell’organico, e la prima uscita stagionale, il 3-1 interno inflitto alla Lazio, lascia ben sperare la tifoseria. Restano, però, alcuni dubbi in merito la reale strategia societaria nel futuro a breve e medio termine.

Qualche tempo fa, Galliani spiegò come il calcio italiano, rimasto schiacciato dalla potenza economica delle società straniere, soverchiato dal punto di vista del marketing e senza stadi di proprietà per generare nuovi introiti, dovesse abbandonare l’idea di acquistare campioni pronti e già fatti, puntando, al contrario, a costruirli in casa. O a scovarli a poco prezzo anche sui mercati meno ‘ricercati’. Seguendo, insomma, il modello Arsenal piuttosto che quello offerto dal PSG o dal Manchester City.

E dal 2012, rinunciando ad una rosa quasi stellare, la società aveva effettivamente messo in pratica il progetto: dolorose rinunce (Ibrahimovic e Thiago Silva su tutti), dismissione degli ingaggi più alti, e graduale inserimento in squadra di elementi come Gabriel, Vergara, De Sciglio, Saponara, Cristante, Niang, El Shaarawy, lo stesso Balotelli. Con un po’ di pazienza, e tanto rodaggio, i ragazzi avrebbero ricostruito dalle fondamenta un Milan destinato a durare nel tempo. E invece… cosa è successo? Un terzo posto acciuffato all’ultima giornata nel 2012-2013, un 2013-2014 horribilis contrassegnato dal cambio di allenatore, polemiche infinite e la mancata conquista di un posto in Europa dopo 16 anni: tanto è bastato alla società per decidere rapidamente per un’inversione di rotta.

Gabriel è stato giudicato ancora troppo acerbo ad alti livelli, ed è stato spedito in prestito a Carpi, in serie B, per accumulare esperienza: tra i pali del Milan, il trittico Abbiati (37 anni) – Diego Lopez (33) – Agazzi (30) offre più garanzie, è vero. Ma anche più di 100 anni in tre.

In difesa, a parte De Sciglio, sul quale la società ha puntato forte, rifiutando cortesemente a più riprese le offerte di Real Madrid e Tottenham, Vergara si è limitato a giocare un paio di amichevoli estive nella scorsa stagione: il prestito all’Avellino, sempre nella serie cadetta, potrà consentirgli di maturare. Intanto, per giocare da titolare, è stato preso il fortissimo Alex, che di anni ne ha però 33 ed ha forse già dato il massimo in carriera.

Dinanzi alla prima, vera offerta concreta, anche SuperMario Balotelli è stato ceduto: quando arrivò, nel gennaio 2013, fu definito ‘incedibilissimo’ ed eletto simbolo del Milan del futuro. 20 milioni cash dal Liverpool, ed ha salutato la compagnia. Sostituito da l’ex Niño Fernando Torres, giunto a Milanello a 30 anni, con quasi dieci stagioni di ritardo e con l’auspicio che torni quello di tre anni fa prima del suo passaggio al Chelsea.

Saponara e Niang sono, a tutt’oggi, ancora due punti interrogativi: poco utilizzati, non pienamente valorizzati, sembrano fungere più da ‘completamento dell’organico’ che da armi in più a disposizione di Inzaghi. Ed a fronte di un El Shaarawy finalmente coccolato e responsabilizzato, primo vero acquisto di questa stagione, la folle ultima giornata di mercato che ha visto arrivare in prestito secco dal Chelsea Van Ginkel e la cessione definitiva del gioiello del vivaio Cristante al Benfica.

Il tifoso medio del Milan resta attonito: perché valorizzare, per 9 mesi soltanto, un ragazzo di un’altra squadra, non assicurandosi nemmeno il diritto di riscatto, farlo giocare titolare, rimetterlo in sesto dopo un lungo e fastidioso infortunio al ginocchio, per poi avere la certezza di doverlo salutare nuovamente ed augurargli buona fortuna per il prosieguo della sua carriera a Londra? Ma soprattutto, perché dire addio ad un prodotto del proprio settore giovanile, cresciuto con amorevole cura, sul quale tutti sono pronti a scommettere, spedito a titolo definitivo all’estero unitamente ad altri elementi della Primavera, quali, per esempio, Iotti e Kingsley Boateng?

Sembra quasi che la proprietà del Milan abbia deciso di risanare velocemente il bilancio, e, al contempo, ridimensionare il più possibile il patrimonio calciatori, per poi, magari tra un anno o due, prima del trasferimento da San Siro nel nuovo stadio, vendere o perlomeno cercare nuovi soci per ricostruire una corazzata in grado di dominare in Italia ed in Europa. Almeno si spera. Ai posteri l’ardua sentenza.

Daniele Triolo

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