Svolta Milan: sarà giovane ed italiano, con l’incognita cinese

Svolta Milan: sarà giovane ed italiano, con l’incognita cinese

Senza Europa per il terzo anno consecutivo, il Milan punterà su giocatori giovani e italiani. I cinesi, però, potrebbero cambiare le carte in tavola …

di Daniele Triolo, @danieletriolo
Adriano Galliani Silvio Berlusconi Milan

Il Presidente Silvio Berlusconi lo aveva detto, ad onor del vero, già in tempi non sospetti: nel futuro del Milan ci sarebbe stato, anziché una squadra formata da stranieri di prim’ordine dai nomi altisonanti e dagli ingaggi pesanti, un nugolo di giocatori giovani, possibilmente italiani, sicuramente affamati. L’obiettivo? Ricostruire, dalle fondamenta, un nucleo tricolore, un’identità nazionale (e rossonera) all’interno dell’ambiente Milan, con la speranza di tornare competitivi nel più breve tempo possibile.

Un percorso, questo, ad onor del vero iniziato agli albori della stagione 2012-2013, quando a Milanello sono stati salutati, uno dopo l’altro, quasi tutti i senatori rimasti in squadra (uno di loro, Christian Abbiati, ha lasciato da poco la squadra ed il calcio), nonché gli ultimi tre campioni stranieri rimasti in organico, vale a dire Thiago Silva, Clarence Seedorf e Zlatan Ibrahimovic. I rossoneri, allora guidati da Massimiliano Allegri, avevano deciso di puntare sui vari Mattia De Sciglio, Stephan El Shaarawy, lo stesso Mario Balotelli e, in quella stagione, erano anche riusciti a centrare, al termine di una bella rimonta nel girone di ritorno, la qualificazione in Champions League.

A quel punto, il progetto si è arenato: i giovani hanno bisogno di tempo per arrivare al top, ed una squadra come il Milan, al contrario, necessita di vincere, e convincere, il più rapidamente possibile. Lo dice la storia, lo vogliono i tifosi, lo esige la società. Ed il Milan ‘giovane e italiano’ è andato, per un po’, in soffitta. Con risultati pessimi: due stagioni, dal 2013 al 2015, con la squadra scaraventata fuori dalle competizioni europee, alle prese con crisi tecniche (Allegri esonerato, Seedorf chiamato al capezzale rossonero e poi congedato, anche piuttosto male, Filippo Inzaghi sedotto, bruciato ed abbandonato), e soltanto qualche timido tentativo di ricollegarsi all’idea di gioventù nel frattempo sbiaditasi (l’ingaggio, a titolo temporaneo, di Mattia Destro, per esempio).

Nell’estate 2015, poi, il Milan ha tentato una strada differente: quella del coniugare investimenti pesanti su ottimi calciatori già affermati a livello internazionale (Carlos Bacca) con l’utilizzo, in maniera costante, di elementi italiani (Alessio Romagnoli, Andrea Bertolacci, Giacomo Bonaventura, Davide Calabria, poi Gianluigi Donnarumma) ma anche stranieri (Rodrigo Ely, M’baye Niang) nati negli anni Novanta o giù di lì. Dell’ottimo lavoro di ‘semina’ svolto quest’anno, sicuramente, va dato merito a Sinisa Mihajlovic: se il Milan, negli anni a venire, si troverà in casa un tesoro prezioso, lo dovrà principalmente al tecnico serbo. Ora, però, il club di Via Aldo Rossi si trova ad un bivio: dopo il pessimo finale di stagione sotto la conduzione tecnica di Cristian Brocchi, il Milan ha perso i preliminari di Europa League, quindi la finale di Coppa Italia contro la Juventus, e la conseguente qualificazione europea per il terzo anno consecutivo. E senza i soldi dell’Europa, si va verso una campagna acquisti improntata sull’autofinanziamento, vale a dire la cessione di almeno un pezzo pregiato della rosa rossonera (maggior indiziato, bomber Bacca) per poter poi proseguire con gli acquisti.

Sì, ma quali acquisti? Difficile ipotizzare che, con un Milan impegnato ‘soltanto’ in Serie A e Coppa Italia, top player europei possano scegliere di lasciare l’atmosfera (ed i soldi) dell’Europa per venire a giocare a Milano. Ecco, allora, che il progetto di squadra giovane e italiana riprende improvvisamente quota. Si valuta, allora, la conferma di Brocchi in panchina, o l’arrivo di un altro tecnico rampante, quel Marco Giampaolo ‘sponsorizzato’ da Arrigo Sacchi, che, in casa Milan, ha sempre il suo bel peso specifico. Si valuta, quindi, l’arrivo di calciatori nostrani da affiancare a talenti in rampa di lancio quali Manuel Locatelli, visto di sfuggita nel finale di questa stagione. Su tutto questo bel quadretto italiano si staglia, come una deliziosa, affascinante, incognita, l’eventuale avvento della nuova proprietà cinese. Se davvero, la cordata di imprenditori asiatici interessati a rilevare il 70% del Milan spazzasse via o, perlomeno, ridimensionasse la figura di Silvio Berlusconi, e quelle, altrettanto importanti, della figlia Barbara e di Adriano Galliani, potrebbero imporre tutt’altro tipo di filosofia. E di investimenti. A cominciare dalla panchina, dove vedrebbero di buon occhio il 44enne basco Unai Emery, vincitore di tre Europa League consecutive con il Siviglia. Ma soprattutto sul campo, con i possibili arrivi, per esempio, di elementi di classe e qualità come l’ex interista Mateo Kovačić ed il ritorno a Milano di Sua Maestà Zlatan. Con i cinesi al timone del Milan, sicuramente, anche tra i possibili obiettivi di mercato conterebbe di meno lo scarso appeal del ‘no-Europa party’ e sarebbe privilegiato un progetto economicamente tanto potente, in una squadra così importante al mondo, che potrebbe riscrivere la storia, rilanciando il club rossonero così come meriterebbe. Dopo il 15 giugno, sicuramente, sarà tutto un po’ più chiaro, e capiremo se, questa volta, il Milan svolterà davvero verso un futuro giovane e italiano oppure se, come a dire la verità si augura la maggior parte dei tifosi, si penserà senza limitazioni ‘geografiche’ a riportare la squadra sul tetto d’Italia e del mondo.

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