Virdis: “L’addio al Milan una ferita aperta, mi rivedo in Kalinic”

Virdis: “L’addio al Milan una ferita aperta, mi rivedo in Kalinic”

Compie 60 anni l’ex attaccante rossonero Virdis, che si racconta e si confessa in una lunga intervista. Ecco le sue parole, con qualche aneddoto.

di Stefano Bressi, @StefanoBressi

Con il Milan ha vinto tutto, ora gestisce un’enoteca a Milano. Stiamo parlando di Pietro Paolo Virdis, grande ex attaccante, importantissimo nel primo Milan di Arrigo Sacchi. Intervistato da “La Gazzetta dello Sport”, Virdis ha raccontato la sua esperienza rossonera, con qualche rimpianto e qualche ferita, ma tante gioie. Ecco le sue parole.

Sul passaggio al Milan: “Il primo ricordo è la telefonata di Rivera, era vicepresidente e mi ha detto che i giocatori avevano consigliato il mio acquisto. Nel Milan ho assistito al debutto di Berlusconi. Ci ha parlato delle sue aziende, ma in rossonero ha fatto molto di più. Ho cominciato con Liedholm, poi Sacchi, il più grande rivoluzionario. Guardiola è il giusto mix tra i due. I miei migliori tecnici, dopo Sacchi metto Tiddia e il Radice di Cagliari”.

Il momento più bello al Milan: “La festa a San Siro per lo Scudetto 1988 dopo il pareggio a Como con un mio gol. A livello personale, il ricordo più bello è la doppietta al San Paolo contro il Napoli che favorì il sorpasso”.

Sull’addio al Milan: “Cinque mesi prima della scadenza del contratto ho chiesto a Galliani se mi avrebbero confermato, mi rispose di chiedere a Sacchi. Il mister mi disse di chiedere alla dirigenza perché lui mi voleva confermare. Un tira e molla fino all’ultima partita, quando chiesi a entrambi cosa volessero fare. Non hanno risposto, lasciando parlare Berlusconi che mi ringraziò per il lavoro e mi disse che sarei sempre stato di casa. Nessuno aveva avuto il coraggio di dire che non servivo più, è una ferita ancora aperta. Il cuore è diviso tra Cagliari e Milan”.

Sulla Nazionale: “Non è una ferita aperta, evidentemente non la meritavo. Mi sono goduto l’Olimpica”.

Sull’addio al calcio: “Dopo due anni a Lecce, ho fatto l’allenatore, ma non era la cosa migliore per me. Così dal 2003 sono qui, felice di vivere a Milano. Anche se in vacanza torno in Sardegna”.

Su Donnarumma: “Sarebbe bello se rimanesse alla fine. Diventerebbe una bandiera. Forse si è reso conto di aver fatto il passo più lungo della gamba. Io volevo restare e non mi offrivano 5 milioni all’anno. È giovane e ha tempo per guadagnare”.

Chi è il nuovo Virdis: “Mi rivedo in Kalinic, sarebbe ottimo per il Milan. Mi piace molto anche il Papu Gomez”.

A parte il Milan, dove vorrebbe giocare oggi: “Nel Napoli, ma forse Sarri non mi farebbe giocare, vanno tutti a 100 all’ora in attacco”.

Se crede nella reincarnazione: “Sì, ci credo ancora, perché la vita non si spiega razionalmente se non con tante vite. Oggi mi sento realizzato, ma siccome mi piace il basket mi piacerebbe reincarnarmi in un giocatore di NBA”.

Quale bottiglia stapperà per i 60 anni: “Una bella malvasia di Bosa, delle mie parti”.

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