Van Basten: “Il mio Milan come il Real Madrid di oggi: dominava nel mondo”

Van Basten: “Il mio Milan come il Real Madrid di oggi: dominava nel mondo”

L’ex centravanti rossonero Marco Van Basten ricorda i bei tempi vissuti a Milano: “Noi e l’Inter eravamo il Real e l’Atletico di oggi”

di Giovanni Calenda

Nel cuore dell’intervista pulsa una vena nostalgica. Marco Van Basten, ex centravanti del Milan e della Nazionale olandese, si espone alla Gazzetta dello Sport, trattando tantissimi temi: le differenze del suo Milan da quello di oggi, dalla Nazionale italiana al Mondiale in Russia, dal ruolo degli allenatori a quello che lui sta ricoprendo all’interno della FIFA nelle vesti di Responsabile dello Sviluppo Tecnico. Ecco una panoramica delle tematiche affrontate.

Si parte dall’attualità, ossia dal momento di crisi che sta vivendo la Nazionale italiana e dalla mancata partecipazione al Mondiale. Il Cigno di Utrecht ci va giù pesante: “Ho visto l’amichevole Italia-Olanda a Torino e purtroppo sono due squadre molto scarse che non meritano di essere al Mondiale. Solo che gli azzurri hanno vinto quattro Mondiali, sono come il Brasile e Germania: il calcio è una religione, quindi fa più male a loro che agli olandesi. Sui giovani in Italia? Non so se ci sono giovani che cambieranno la situazione ma ultimamente vedo che mancano quei 3-4 grandi che hanno sempre avuto. Finora c’è stato Buffon, sì, ma è pur sempre un portiere. E se anche avessi un super difensore mi servirebbero comunque centrocampisti e attaccanti che danno qualità, che fanno girare la squadra, che segnano. Non li vedo nè in Italia, nè in Olanda. Sullo spareggio con la Svezia? Mi ha fatto pena: non conosco Ventura e quindi non posso giudicare però in campo c’erano davvero poche idee”.

Una parentesi sulle grandi squadre che si stanno giocando il Mondiale in Russia: “Sulla Spagna? Ha giocato bene si è trovata davanti un giocatore che le ha segnato 3 gol particolari: rigore, punizione e un errore del portiere. La Germania? Non bisogna sottovalutare il secondo tempo con il Messico perché ha creato una decina di occasioni; ha sbagliato il primo, quando ha lasciato l’iniziativa al Messico che ne ha approfittato in contropiede”.

Una menzione a parte merita l’Argentina, reduce dall’1-1 con l’Islanda: “Ho fatto una foto per dimostrare come l’Islanda si sia spesso difesa con due linee da quattro addirittura in area di rigore. Non è una colpa, ovviamente: ha fatto quello che doveva. Solo che sembrava di giocare a pallamano, con un giro palla insistente attorno alla porta. Si gioca sempre più spesso in questo modo, con spazi minimi e tempi ridotti. Nemmeno Messi ha avuto possibilità di liberarsi. Il gol infatti è arrivato su un lancio in mezzo all’area. Bisognerà tirare di più anche da fuori, sperare in un rimpallo, in una situazione favorevole. Va bene difendersi ma siccome la linea arretrata si sta abbassando sempre di più – troppo direi -. Però, malgrado le difese, è un buon momento e ci si diverte. Messi? Stiamo parlando di un fenomeno: soltanto che anche per lui gli spazi sono stati ridottissimi e inoltre ha avuto poca collaborazione”.

Differenze tra il calcio di ieri e il calcio di oggi: “Oggi il calcio è più difficile rispetto ai miei tempi. Il mio era più aperto ma sono certo che i fenomeni restano fenomeni: Maradona, Cruyff, Beckenbauer, Platini, con le loro doti, si sarebbero adattati a quello di oggi tranquillamente. Con Sacchi e Guardiola il calcio ha subìto una rivoluzione. Ma c’è da dire che il Barcellona, nonostante sia una delle squadre più forti degli ultimi 10 anni, sta cambiando rispetto ai primi tempi: fa meno pressing alto perché teme di subire le ripartenze in contropiede, e quindi non lo pratica più come facevamo noi con Sacchi o il Barca con Pep”.

E ora veniamo alle dolenti note, come si dice in gergo, aprendo il capitolo Milan: “È cambiato proprio tanto e mi dispiace. Il mio Milan era italiano: Berlusconi, noi tre olandesi e un gruppo fortissimo. Ora il proprietario è cinese, non lo conosco neanche e la squadra non è quella di 30 anni fa. Purtroppo il livello si è abbassato tantissimo e c’è il rischio di restare fuori dalle coppe. Mi fa male pensare che noi e l’Inter eravamo il Real Madrid e l’Atletico di oggi. Noi dominavamo e vincevamo la Champions, loro facevano belle cose in Coppa Uefa. Finito: questa è il riassunto della crisi del calcio italiano. La spiegazione? Semplice: gli altri hanno più soldi e più organizzazione. Rispetto ai miei tempi sono cambiate molte cose e in negativo”.

La Juventus, un modello da emulare: “Questa Juve ricorda il mio Milan: forte, organizzata, in continua crescita, investe e resta ad alto livello. Però c’è una differenza non da poco: il Milan dominava in Europa e nel mondo, e questo ruolo adesso lo ricopre il Real Madrid. La Juve fa parte dei top club al mondo, ma vince solo in Italia. Il Real Madrid? Sta indicando una nuova strada, con giocatori tecnicamente dotatissimi. Imposta un gioco meno organizzato in partenza e questo è un metodo perché i giocatori si stimolano e si esaltano tra loro giocando a quel livello. Gli allenatori sono importanti ma non sono tutto: ci vuole disciplina, fisico, tattica e alchimia tra giocatori. Ci vogliono piuttosto allenatori in campo, che guidino i compagni come facevamo io, Baresi, Rijkaard, Ancelotti. Solo così si diventa grandi squadre: oggi Van Basten, Gullit e Rijkaard giocherebbero nelle squadre migliori al mondo”.

Sul Pallone d’Oro Cristiano Ronaldo: “Ronaldo è un giocatore che fa la differenza. È fisicamente perfetto ed è un modello che oltretutto si evolve e sa adattarsi alle nuove esigenze. Qui subentra la gestione personale, la serietà professionale, l’allenamento, il cibo. Era un esterno, era Figo. Oggi gioca al centro e segna. Sa dove andare e come sfruttare al meglio ogni situazione”.

Gli allenatori italiani tra i migliori al mondo: “Allegri, Ancelotti, Sarri, Ranieri sono allenatori top ma anche loro hanno bisogno di giocatori altrimenti il lavoro serve a poco. Senza il Fuoriclasse, un tecnico è disarmato”.

Infine, breve cenno sul suo ruolo all’interno della Fifa: “Oggi nella FIFA c’è un’anima calcistica, c’è un presidente onesto che viaggia, non si ferma un attimo e che fa tutto per il calcio. Non avete idea di quanto possa essere un lavoro complicato, di come l’immagine FIFA fosse rovinata e di come la stiamo recuperando. Rapporto con Boban? Ottimo, noi parliamo spesso di calcio, non di Milan”. E c’è chi, proprio al Milan, ha paragonato Van Basten alla Madonna: ecco chi l’ha detto.

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