UEFA-Milan, i motivi del ‘no’ al settlement agreement

UEFA-Milan, i motivi del ‘no’ al settlement agreement

Il Milan si è visto respingere dalla UEFA la richiesta per il patteggiamento delle sanzioni sportive: ecco cosa recita il dispositivo del Financial Body

di Daniele Triolo, @danieletriolo

Niente da fare per il Milan. Dopo la bocciatura, avvenuta nel dicembre 2017, in merito la richiesta di accesso al voluntary agreement, il club rossonero è stato stroncato anche ieri dalla Camera di Investigazione dell’Organo di Controllo Finanziario per Club (CFCB) della UEFA anche sulla richiesta della società meneghina di accedere al regime di settlement agreement, ovvero al patteggiamento delle sanzioni per il mancato rispetto, nel triennio precedente, dei parametri del Fair Play Finanziario europeo.

Ma perché la UEFA ha detto di ‘no’ al Milan? Il dispositivo spiega come il il Milan sia stato rinviato alla Camera Giudicante del CFCB “per la violazione delle norme del Fair Play Finanziario, in particolare per la violazione della regola del pareggio di bilancio (break-even rule)”. In sostanza, la UEFA ha deciso di condannare il Milan per il rosso di bilancio accumulato nel triennio 2014-2017, superiore a 200 milioni di euro, sotto la gestione di Fininvest. “Dopo un attento esame di tutta la documentazione e delle spiegazioni fornite dalla società, la camera di investigazione ritiene che le circostanze del caso non consentano la conclusione di un settlement agreement”, ha specificato la UEFA, dando così una mazzata al lavoro di Marco Fassone e dell’intera area finanziaria del Milan.

Ma non è tutto, perché, questione forse più importante, la UEFA ha sottolineato come “permangano ancora incertezze sul rifinanziamento del prestito e sul rimborso delle obbligazioni da effettuare entro ottobre 2018”. In pratica, a Nyon non credono che Yonghong Li sia un personaggio affidabile, e, tanto meno, che la sua gestione possa garantire al Milan una solidità economica tale da poter assicurare al Milan continuità aziendale. Questo malgrado Fassone, più di un mese fa, si sia presentato a Nyon con tanto di garanzia, da parte del fondo statunitense Elliott Management Corporation, che vanta un credito di 303 milioni di euro più interessi nei confronti di A.C. Milan (120 milioni) e Rossoneri Sport Investments Luxembourg (180 milioni di euro) di Yonghong Li, che avrebbe supportato la proprietà cinese.

Nel corso del prossimo giugno, presumibilmente intorno la metà del mese, la Camera giudicante del CFCB si esprimerà sulla questione Milan: ma, visto come da dicembre ad oggi sia cambiato realmente poco nella visione UEFA della situazione economica del club di Via Aldo Rossi, prepararsi al peggio non sembra poi un’ipotesi così utopistica.

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