Pirlo: “Al Milan c’è un progetto. Serve tempo e fiducia”

Pirlo: “Al Milan c’è un progetto. Serve tempo e fiducia”

Pirlo commenta il momento dei rossoneri e non solo. Sguardo sul calcio italiano e sul proprio futuro, con l’addio al calcio ormai vicino.

di Stefano Bressi, @StefanoBressi

Sembra essere arrivata al capolinea anche la formidabile carriera di un grande campione come Andrea Pirlo, che in rossonero ha vinto tutto, per poi continuare a farlo alla Juventus. I dolori al ginocchio lo tormentano e l’addio al calcio sembra essere ormai a un passo. In questa stagione sono più i match che non ha giocato per infortunio di quelli in cui è stato a disposizione. Lui la vive con filosofia. Ai microfoni de “La Gazzetta dello Sport” ha rilasciato una lunga intervista, in cui ha toccato tante tematiche. Dal Milan alla Nazionale, passando per il proprio futuro e il campionato di Serie A. Ecco tutte le sue dichiarazioni.

Se smetterà a dicembre: “Ti rendi conto da solo quando è arrivato il momento. Ogni giorno hai dolori, non ti alleni come vorresti. Alla mia età ci sta dire basta. Non bisogna per forza arrivare a 50 anni”.

Sul futuro: “Non lo so, tornerò in Italia già a dicembre. Si dice tanto sul mio futuro, ma ho delle idee e mi prenderò del tempo per decidere”.

Su un futuro da allenatore: “Tantissimi miei compagni hanno scelto la panchina. Anzi, tutti ormai. Non so se allenerò. Non è detto che se sei stato un grande giocatore sarai anche un buon allenatore. Serve la riprova del campo e deve scattare la scintilla. Per ora a me non è scattata”.

Meglio partire dal basso come Nesta o dal Milan come Inzaghi: “Non c’è strada giusta o sbagliata. Dipende dalle opportunità. Se ti chiama una prima squadra è difficile dire no. Per ora non ho quest’intenzione. Dopo 25 anni di calcio, starò a casa con la famiglia. Per tenermi in forma giocherò a golf e a tennis”.

Su Italia-Macedonia: “Purtroppo piuttosto male. Era importante fare risultato e si palpava la tensione. Ne è uscita una gara confusionaria e con poche idee”.

Catastrofe o apocalisse in caso di mancato Mondiale: “Sarebbe disastroso per il movimento, in ripresa, e per i giocatori, la cui massima ambizione è andare al Mondiale. Però ci sono i playoff e si spera si sistemi tutto”.

Se l’Italia è in crisi: “Il calcio italiano non è malato. È vero che abbiamo disputato due brutti Mondiali, ma di mezzo ci sono stati due ottimi Europei con una finale e in Francia bastava un po’ di fortuna in più. Capita di uscire come in Sudafrica o in Brasile. Anche se non è normale per l’Italia. C’è un cambio generazionale in corso. L’hanno avuto tutti. Si ricomincerà a vincere”.

Sui giovani: “Non credo gli si dia poco spazio. Se uno è bravo gioca sempre, che sia giovane o anziano, in Italia o all’estero”.

Chi gli piace di più: “Oltre ai già maturi Insigne e Verratti, metto fra i top Gagliardini, Conti, Caldara, Bernardeschi, Rugani e Belotti. Bisogna sperare che pian piano si trasformino in campioni. Anche se un fuoriclasse lo riconosci già a 18 anni”.

Su Verratti: “È in difficoltà perché ha tante pressioni e i riflettori puntati addosso, anche per quest’estate e la storia del Barcellona. Alla prima partita sbagliata partono le critiche. Siamo in tanti ad aver sopportato situazioni simili. Giochiamo in ruoli simili, con caratteristiche diverse”.

Su Balotelli: “Dipende da lui tornare o no. Se continua a segnare ha sicuramente la possibilità. Ma sceglie l’allenatore”.

Sulla MLS e Giovinco: “Non è vero che il campionato non è allenante. Forse non hanno voglia di venire a vederlo. O magari pensano che siccome è venuto qua è Giovinco a non aver più voglia di giocare. Dovrebbe valere anche per chi è andato in Cina o Dubai. E poi vengono convocati giocatori che non giocano”.

Sull’Italia di Ventura: “All’inizio, con il 3-5-2 come Conte andava bene, poi insomma…”

Sui suoi c.t.: “Ne ho avuti tanti. L’Italia di Lippi giocava bene, quella di Prandelli faceva un buon calcio. Discrete anche alcune prove con Donadoni. Quella di Conte era notevole”.

Su Conte: “È impressionante la sua cura dei particolari. Riesce a darti sempre spiegazioni convincenti. Una sua lezione di 20′ al video era come tre giorni di allenamento. Capisci subito che devi fare. Negli anni poi è migliorato, con la voglia di vincere che ha. È tra i migliori in assoluto”.

Sul VAR: “Qui funziona bene perché gli arbitri non sono proprio dei fenomeni. In Serie A forse danno fastidio le pause. L’esperimento però è appena cominciato e ci vuole pazienza. Si può limitare alle cose eclatanti, ma aiuta a non sbagliare ed è un passo avanti”.

Su Ancelotti: “Mi ha sorpreso l’esonero, perché sembra siano stati i giocatori a volere la sua testa, mentre lui è stato un maestro nei rapporti di spogliatoio. Strano che uno del suo valore sia stato mandato via così in fretta. C’è sotto dell’altro…”

Su Montella: “Mi auguro non lo esonerino. Il Milan ha una squadra nuova ed è dura mettere insieme 20 giocatori che non si conoscono. Ci vogliono tempo e fiducia, anche se i risultati non arriveranno subito. C’è un progetto e deve portarlo avanti. Poi i cambi di panchina precedenti non mi pare abbiano fatto bene”.

Su Sarri: “Mi piace molto, il Napoli è la squadra che gioca meglio in Italia ed è tra le migliori in Europa. Vederla è puro divertimento”.

Sulla Juve senza Bonucci: “È ancora la più forte e ne è consapevole. Ha tanti bravi giocatori. Vincerà il campionato e andrà lontano in Europa”.

Su Bonucci e le critiche: “Non sono giuste le critiche. È normale non renda come alla Juventus. Ha iniziato un nuovo percorso, è in una nuova squadra, con compagni e movimenti nuovi. Non possono aspettarsi che appena arrivato faccia assist e gol. È il miglior difensore in Italia e tra i migliori in Europa, ma anche lui ha bisogno di tempo per ambientarsi”.

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