Pasalic: “Il Milan è stato un sogno, l’Atalanta è realtà”

Pasalic: “Il Milan è stato un sogno, l’Atalanta è realtà”

Pasalic torna a San Siro da avversario dopo un anno in rossonero. Ora con i bergamaschi cerca continuità e prova a consacrarsi da top.

di Stefano Bressi, @StefanoBressi

Un solo anno al Milan, ma tutti i tifosi rossoneri si ricordano bene di lui e lo hanno nel cuore: Mario Pasalic. Il croato è stato protagonista nell’anno di Vincenzo Montella, segnando gol pesanti come quello dell’1-0 allo scadere a Bologna con il Milan in 9 vs 11, ma anche e soprattutto il calcio di rigore decisivo in Supercoppa Italiana contro la Juventus. Domani tornerà a San Siro, ma da avversario, nell’Atalanta, stesso discorso, al contrario, per Mattia Caldara. Intervistato da “La Gazzetta dello Sport”, l’ex rossonero ha parlato così: “Ho tirato l’ultimo rigore per il mio primo e unico trofeo per ora, tranne una Coppa di Croazia. Ho sperato che il Milan mi comprasse quando Montella aprì all’ipotesi… Sento ancora Calabria, Cutrone e altri. A Doha Montella voleva farmi tirare il terzo rigore, ma chiese di farlo Kucka, nessuno voleva tirare l’ultimo e allora ho deciso di farlo io. Prima di guardare Buffon avevo già deciso come e dove tirare”.

Perché non è rimasto al Milan: “Ha cambiato gestione ed è cambiato il mio destino. Io che guardavo a Milanello incantato tutte quelle foto ho pensato fosse un peccato, perché poteva essere la squadra giusta e avrei voluto fare almeno un altro anno”.

Sui 5 campionati già giocati: “Troppe città e troppe squadre, soprattutto troppi prestiti. Si fa più fatica. Vorrei una squadra dove restare almeno due o tre anni per capire chi sono. Se non sarà il Chelsea, spero sia l’Atalanta”.

Se sapere di essere in prestito influenza il modo di giocare: “Sapere che cambierai di nuovo squadra probabilmente non aiuta. Ma la continuità di gioco non mi manca, altrimenti non sarei stato titolare così spesso in tutte le squadre in cui ho giocato. Anche qui all’Atalanta all’inizio”.

Sui rivali Ilicic e Rigoni: “La concorrenza ti ricorda che se non dai tutto c’è chi ha abbastanza qualità da buttarti fuori”.

Sul suo ruolo: “Mi ero descritto come un numero 8 e penso sia il ruolo in cui faccio le cose migliori. All’Atalanta era occupato e ho preso l’88. Ora gioco più avanti, mi dà più possibilità di fare gol e assist”.

Se la duttilità è vantaggio o ostacolo: “A volte mi chiedo se è meglio avere un solo ruolo. Però penso che se sai stare ovunque dai più opportunità all’allenatore e a te stesso”.

Su Gasperini: “Non ho mai lavorato tanto. Buono per il mio fisico: sono quasi 1.90, ho solo da guadagnarci”.

Se l’Europa League aveva influenzato nel sì all’Atalanta: “Certo, inutile negarlo. Partite in più voleva dire più chance e più visibilità. Però dobbiamo guardare avanti. Siamo fuori dall’Europa, chi siamo dovrà dircelo il campionato”.

Sulle difficoltà dell’Atalanta: “Serve più attenzione. Davanti alla nostra porta per non prendere più gol su palle inattive e davanti a quella avversaria per segnare. L’Atalanta è quella del primo tempo con la Roma, non possiamo essercelo dimenticati”.

Sulla sfida al Milan: “Il Milan mi ha spiegato cos’è la pressione di giocare in un grande stadio, mi ha insegnato a essere un uomo e non solo un calciatore migliore. Però questa partita è troppo importante per l’Atalanta. Il calcio è ingrato e io ne so qualcosa”.

Sul Mondiale della Croazia senza di lui: “Sarei bugiardo se dicessi che non ci ho pensato e che non ci sono rimasto male. Avevo le qualità per essere tra i 23. L’allenatore si è preso la responsabilità di non portarmi e ha avuto ragione. Però poteva spiegarmi almeno perché”.

Se segue il Chelsea: “Ogni tanto. In una settimana con loro in Australia ho respirato il calcio di Sarri: qualità e aggressività, possesso palla e pressing mescolati benissimo”.

Se potrebbe essere il suo calcio: “Mi sono chiesto a cosa sarebbe servito stare con loro ma sempre in panchina. Oggi non sono da Chelsea o da top club. Devo capire se posso esserlo. Mi serve una squadra dove stare e giocare due o tre anni. Magari tornerò là o capirò che la mia grande squadra è l’Atalanta. Vorrà dire che non avrò sbagliato scelta”.

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