Milan: Yonghong Li, Fassone ed il miraggio dei ricavi cinesi

Milan: Yonghong Li, Fassone ed il miraggio dei ricavi cinesi

Il Milan ha chiuso il bilancio 2018 con una perdita di 126 milioni: mancano all’appello, soprattutto, gli enormi introiti previsti dalla Cina. Il punto

di Daniele Triolo, @danieletriolo

L’edizione odierna di ‘Calcio e Finanza’ ha pubblicato un interessante approfondimento di carattere economico in merito il bilancio del Milan, che ha chiuso l’esercizio al 30 giugno 2018 con una perdita consolidata di 126 milioni di euro, a fronte di ricavi (comprese le plusvalenze) per 256 milioni di euro.

Il bilancio presentato dal Milan, ovviamente, si riferisce alla gestione di Yonghong Li e della vecchia proprietà cinese, uscita di scena il 10 luglio scorso quando il fondo statunitense Elliott Management Corporation, sfruttando l’inadempienza del broker asiatico, ha escusso il pegno-Milan come da accordi contrattuali.

‘Calcio e Finanza’, per spiegare come si è arrivati all’ammontare di tutto questo deficit’, ha fatto un passo indietro, ricordando come, nel dicembre 2017, il Milan, rappresentato allora dall’ormai ex amministratore delegato, Marco Fassone, si era visto bocciare il business plan dalla UEFA in merito l’accesso al regime di Voluntary Agreement principalmente perché la proprietà cinese veniva considerata poco affidabile e consistente economicamente e perché le previsioni economico-finanziarie degli anni a venire erano state ritenute dalla Commissione UEFA “troppo ottimistiche”.

E, in effetti, a conti fatti, la UEFA ci aveva visto lungo, giacché nel luglio 2018 Yonghong Li è stato defenestrato. Analizzando il business plan del Milan, poi, è interessante notare gli ‘scostamenti’ tra quanto previsto all’inizio della passata stagione, 2017-2018, da Fassone, che aveva rivisto il piano prima di presentare la richiesta di VA, e quanto effettivamente rendicontato al 30 giugno 2018.

Il bilancio del Milan, secondo le previsioni, avrebbe dovuto consegnare, al netto del player trading, una quota di ricavo pari a 273 milioni per l’esercizio 2017-2018, con la composizione del fatturato così suddivisa: 99 milioni per ricavi da broadcasting (esclusi diritti UEFA), 23 milioni per ricavi da stadio; 61 milioni per ricavi da sponsorship e marketing; 90 milioni per ricavi dal mercato cinese, poi estesi all’intero mercato asiatico dopo revisione del business plan.

Tali proiezioni economiche avrebbero portato il Milan a raggiungere, nella stagione 2021-2022, un fatturato di 524 milioni, generato per circa il 45% da ricavi derivanti da attività in territorio cinese. Ed il tasso di crescita medio annuo sarebbe stato pari al 21,7%. Impossibile, questo, se si pensa che la Juventus, dal 2011 al 2016, anni di dominio sulla scena italiana, si è attestata sul 12% medio annuo.

Se non si considera il player trading, l’incremento del fatturato del Milan rispetto al 30 giugno 2017 è pari a 7,87 milioni, ben lontano da quanto ipotizzato nei documenti di Fassone. I numeri previsti dal business plan della gestione del dirigente torinese si sono rivelati in linea con i risultati raggiunti nel 2017-2018 sul fronte dei ricavi da diritti tv e sul fronte commerciali, ma complessivamente i ricavi attesi per lo scorso esercizio sono stati sovrastimati di circa 80 milioni di euro.

Fassone sperava di chiudere il 2017-2018 con ricavi pari a circa 273 milioni di euro grazie all’apporto di ‘Milan China’, ma, di ricavi dalla Cina, il Milan non ne ha visto nemmeno l’ombra. I 90 milioni previsti per la stagione 2017-2018, che dovevano diventare 225 milioni al 30 giugno 2022, non si sono presentati all’appuntamento del bilancio consolidato.

Inoltre, nel business plan fassoniano si faceva riferimento a sponsorizzazioni da parte di eventuali partner cinesi, mai entrati in affari con il Milan. Ecco perché, ora, il Milan ha voluto allargare l’espansione del proprio brand dalla Cina a tutto il mercato asiatico, in particolare, come evidenziato dal Chief Commercial Officer, Lorenzo Giorgetti, in Indonesia, Paese dove il Diavolo vanta ancora una buona base di sostenitori, tifosi e simpatizzanti. Insomma, la gestione cinese ai vertici del club di Via Aldo Rossi può essere archiviata come fallimentare, al punto tale che Yonghong Li ha anche rinunciato a rivalersi di qualsiasi eventuale diritto su Elliott: clicca qui per le ultime sulla vicenda.

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