Lago: “Il Milan non rischia il default. Basi per voluntary c’erano”

Lago: “Il Milan non rischia il default. Basi per voluntary c’erano”

Umberto Lago, ex presidente della Camera investigativa del Club Financial Control Body dell’UEFA tranquillizza i tifosi e si dice sorpreso del no al club.

di Stefano Bressi, @StefanoBressi

Il no della UEFA alla richiesta di voluntary agreement del Milan non è passato senza colpo ferire. I tifosi si chiedono cosa succederà da ora fino alla primavera, quando poi invece dovrebbe esserci il settlement agreement per il club di via Aldo Rossi. A riguardo, La Gazzetta dello Sport ha intervistato Umberto Lago, ex presidente ad interim e vicepresidente della Camera investigativa del Club Financial Control Body, organo che in questi mesi ha esaminato e bocciato la richiesta rossonera. Lago è uno dei fondatori del Financial Fair Play e ha seguito da consulente la pratica milanista.

Richieste impossibili, ma chiare: “In effetti mi ha colpito che al club rossonero sia stato chiesto il rifinanziamento del debito prima di emettere il verdetto. Anche perché erano tempistiche impossibili da rispettare: porlo come paletto imprescindibile equivale a renderlo impossibile. Eppure una soluzione esisteva”.

La soluzione: “Si poteva porlo come condizione risolutiva. Io ti concedo il voluntary e intanto predispongo il settlement: se in primavera non sei in grado di rispettare le mie condizioni e non sei riuscito a rifinanziare, allora passi al settlement. Stesso discorso per le garanzie: la Uefa può chiederne alcune, ma se chiedono l’intera cifra diventa una cosa impraticabile”.

Come si possono prevedere parametri irrealizzabili: “Mi verrebbe da dire che il voluntary, per la piega che ha preso, è stato ammazzato nella culla. Per come l’ho visto io, il piano del Milan poteva passare. Va detto che sull’acquisizione del club c’è stata diffidenza da parte di diversi soggetti fin da subito, cosa che può aver pesato sulla decisione”.

I dubbi su Yonghong Li: “La linea guida è giudicare il business plan, non chi c’è dietro. E se il piano è credibile, dovrebbe bastare. Anche perché se il rifinanziamento non andasse in porto, il Milan non fallirebbe: passerebbe a Elliott e la continuità aziendale verrebbe mantenuta. Il rischio default è inesistente. Tornando a Yonghong Li: o siamo in un caso di conclamata pazzia, o sa di poter contare su ricavi cinesi derivanti dallo sfruttamento dal marchio. Fino a ora mi risulta che abbia regolarmente fatto gli aumenti di capitale. Forse agli occhi della Uefa ha influito la campagna acquisti molto aggressiva, che non è stata vista positivamente. D’altronde, per tornare grande il Milan deve osare”.

Sugli eventuali problemi di accesso al settlment: “Non credo perché impone paletti molto rigidi, fra cui i famosi -30 milioni a bilancio da non sforare nel triennio. Ci si arriva in due modi: incrementando i ricavi, anche e soprattutto in Cina, o riducendo i costi, ovvero ridimensionando la rosa e rallentando il ritorno alla competitività. Il problema del Milan comunque non sono i costi eccessivi, ma i ricavi troppo bassi”.

Sulle possibili sanzioni: “Una multa fra i 5 e i 10 milioni, più altri 15 condizionati al raggiungimento dei risultati. Limiti al mercato. Tetto agli stipendi. E rosa ristretta in Europa”.

Sull’esclusione dalle coppe: “Questo non si può escludere per nessuno, fin quando il settlement non è concluso. Nel caso del Milan mi pare una possibilità molto remota”.

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