Italia assente dai Mondiali: tutta la verità di Gian Piero Ventura

Italia assente dai Mondiali: tutta la verità di Gian Piero Ventura

L’ex commissario tecnico della Nazionale italiana Gian Piero Ventura concede una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport: ecco come è andata

di Giovanni Calenda

Non è stato facile digerire la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali. E si può dire che oggi più che mai i tifosi ne “pagano” le conseguenze, assistendo alla kermesse che va in scena tutti i giorni in Russia, senza vivere quell’attesa del match degli azzurri. A parlarne è l’ormai ex ct della nostra Nazionale, Gian Piero Ventura, la cui intervista si ritrova sull’edizione odierna della Gazzetta dello Sport. Tanti gli argomenti trattati, a partire da quello che è venuto dopo quel maledetto 13 novembre (Italia-Svezia 0-0 al Meazza).

“Ho fatto calcio per 35 anni, sul campo, e non mi sono mai occupato di politica sportiva, non ho mai fatto parte di un Sistema. Il progetto che avevo messo sul tavolo stava andando bene. Avevo ereditato l’Italia più anziana degli ultimi 50 anni e la stavo svecchiando con l’inserimento massiccio di giovani: 14 giocatori ho fatto esordire. Russia 2018 doveva essere il trampolino di lancio per partire poi da favoriti per l’Europeo 2020. Tutto ciò ha funzionato fino alla gara con la Spagna. Dopo quella gara è partita la demolizione, un delitto premeditato mai visto prima”.

La prima sconfitta con la Spagna: “Dopo quella sconfitta è iniziata una delegittimazione continua: sono diventato l’unico colpevole di tutti i mali. La Figc spettatrice, la squadra salvata: tutta colpa di Ventura. Fino alla Spagna ho fatto l’allenatore della Nazionale, dopo ho fatto il pungiball. Non ho mai sentito il sostegno intorno. Eppure mandai una mail ai vertici della Federazione dicendo che non mi sentivo più al centro del progetto. E pensare che ero ancora imbattuto (7 vittorie e 2 pareggi). Sono rimasto solo per la passione, per affetto, ma non so bene neanche io. Sentivo forte l’attaccamento all’Azzurro. Ma questa è stata una mia grandissima colpa: dovevo dimettermi. Nel calcio, come in azienda, quando sei delegittimato, diventi un bersaglio dove puoi solo sbagliare”.

Spareggio con la Svezia: “Venne vissuto come un incubo, nonostante al momento dell’uscita del calendario tutti sapevamo che molto probabilmente ci sarebbero toccati gli spareggi (d’altronde si giocava contro la squadra più forte del mondo, ndr). Si anticipava già la caduta a tal punto da chiedermi: ‘Ma chi vuole andare realmente al Mondiale?’ La mia unica risposta fu: i tifosi. L’unica cosa certa è che non avrei mai disputato i Mondiali, l’importante in quel momento era arrivarci. Io ho le mie responsabilità, tra cui anche quella di non andarmene prima in almeno 3 o 4 occasioni”.

Su Insigne assente nella partita di ritorno con la Svezia: “Non l’ho fatto entrare perché ho fatto delle valutazioni. In base all’atteggiamento tattico della Svezia secondo me non avrebbe potuto esprimere al meglio le sue caratteristiche. Ma anche se avesse giocato Insigne, il problema sarebbe diventato qualche altro. Su De Rossi che invita Insigne a entrare in campo al posto suo? Non avevo dato alcuna disposizione in proposito, Daniele non sarebbe entrato”.

Balotelli in Nazionale? “Avrei puntato su di lui nel caso fossimo andati al Mondiale: ero andato a Nizza per parlargli perché andava reinserito al momento giusto. Lo avrei convocato per le amichevoli contro Argentina e Inghilterra”.

Sui Mondiali in Russia: “Li sto seguendo con interesse e amarezza. Avremmo fatto bene e saremmo potuti essere protagonisti con i giovani che stavano crescendo. Sulle top Nazionali? Le sconfitte singole non cancellano la qualità che hanno… magari la finale sarà Germania-Brasile”.

Un messaggio per i tifosi azzurri: “Dentro mi porto un rammarico gigantesco e mi dispiace da morire. So quanto loro ci tenessero a vedere l’Italia in campo. Non sono depresso bensì incazzato nero: non vedo l’ora di avere una squadra tra le mani per fare calcio. Quel calcio che piace a me, senza interessi e politica intorno”.

Su Mancini: “Sarò un suo tifoso perché l’Azzurro è più di un colore. Spero che possa portare avanti le sue idee senza trovare chi gliele fa saltare. E che i giovani trovino spazio con continuità nei club di appartenenza”.

Un messaggio di Ventura per Ventura: “Chiedo che si torni a rispettare l’uomo Ventura oltre che il tecnico. Sono un professionista con un curriculum lungo 35 anni e sulla correttezza e serietà nessuno può contestarmi. E da lì riparto. Ho scritto un libro con le verità racchiuse di 2 anni di calcio. Non so ancora se pubblicarlo”. Ecco cosa farà Ventura

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  1. user-13692995 - 1 anno fa

    A mio parere l’unico vero responsabile. Tavecchio? Un quaquaraqua!!!

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