Borriello sul Milan: “Erano convinti che i miei infortuni dipendessero da Belen”

Borriello sul Milan: “Erano convinti che i miei infortuni dipendessero da Belen”

Marco Borriello, in una lunga intervista rilasciata al quotidiano ‘Libero’, torna a parlare delle sue stagioni trascorse in rossonero. E racconta una storia che ha del surreale…

di Lorenzo Romagna, @RmgLnz95

Lunghissima l’intervista pubblicata oggi dal quotidiano ‘Libero’ a Marco Borriello, ex attaccante milanista. Tra le tante cose non poteva mancare anche il ricordo (un po’ particolare) delle stagioni al Milan, squadra in cui è cresciuto ed ha militato, con ottimi risultati, anche dal 2008 al 2010: “E’ stato Baresi a portarmi negli allievi nazionali del Milan a Lambrate, al Sacro Cuore. Poi sono andato al Treviso e di nuovo al Milan, a 20 anni. Nella grande squadra dei record ero una delle cinque punte. Ho esordito in A e in Champions. Un sogno”.

Sul ritorno al Milan: “E’ un anno di difficoltà. Mi rompo il menisco. E poi accade una cosa folle, che ti dice cosa può essere l’Italia. Belen è all’Isola dei famosi. E io ho dei problemi al muscolo. Tu dirai: che c’entra? Un dolore terribile al flessore destro. Mi curano con i fattori di crescita, ma non passa. Ecografie e risonanze non vedono nulla. Mi chiamano e mi dicono: ‘Belen è all’isola, tu stai soffrendo psicologicamente, temi di perderla, non ne sei consapevole, e così avverti il dolore’. Una follia. Ma la favola aveva un potere suggestivo per tutti. La tv può produrre questi effetti. Tutti nello staff si convincevano che fosse vero: ‘Stai soffrendo per Rubicondi e Belen’. A me di Rubicondi non importava un tubo. Avevo un male cane e basta”.

Ancora sulla storia dell’infortunio: “Continuo a giocare, ad allenarmi. Un dolore terribile, ogni volta; poi un giorno, lo schianto finale. Mi si strappano e si… annodano due muscoli della coscia. Avevo un grumo di sangue. Non avevano visto nulla. Un sussurro nero che ti insegue dopo i consulti: ‘Carriera finita’. Ma potevo arrendermi, con la storia che avevo?”.

Su Castelllacci: “Un uomo a cui devo tutto. E’ stato lui a salvarmi, medico della Nazionale. Ortopedico geniale. Mi riattacca i muscoli, ma mancano centimetri che cambiano la vita di un atleta. Tornare in campo è un sogno”.

Sul perché ha tenuto nascosta la storia: “Se si fosse saputo, sarei diventato subito un ex. Fermo 10 mesi. Ripartire da zero. Il muscolo non è più come prima: ho dolori, addirittura problemi posturali”.

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