Verso Brescia-Milan: Leao cresce, ma manca un ultimo importante step

Rafael Leao, attaccante rossonero, sempre più coinvolto nel progetto. Sarà titolare anche in Brescia-Milan al fianco del ‘fratellone’ Zlatan Ibrahimovic

di Daniele Triolo, @danieletriolo

NEWS MILAN – Dopodomani, alle ore 20:45, i riflettori dello stadio ‘Rigamonti‘ si accenderanno per Brescia-Milan, anticipo serale della 21^ giornata di Serie A, la seconda del girone di ritorno. Ancora presto, forse, per ipotizzare la formazione titolare che il tecnico rossonero, Stefano Pioli, sceglierà per Brescia-Milan ma, presumibilmente, si ripartirà da due certezze, acquisite con forza nell’ultimo periodo.

La prima è il modulo: dopo l’iniziale ritorno al 4-3-3 contro l’Udinese, appurato come non abbia dato alcun frutto, Pioli tornerà a schierare il 4-4-2 con cui il Diavolo, di recente, ha trovato equilibri, spunti, gioco e, di frequente, la via del gol. La seconda è l’utilizzo, al fianco del ‘fratello maggiore’, Zlatan Ibrahimovic, del giovane attaccante portoghese Rafael Leao, classe 1999, rilanciatosi in grande stile proprio dopo l’arrivo del fuoriclasse scandinavo alla corte rossonera.

Leao aveva concluso il 2019 con le polemiche: inesistente a Bergamo, in occasione della sconfitta per 0-5 al ‘Gewiss Stadium‘, era stato persino beccato a divertirsi ed a fumare in discoteca nella stessa serata. Certo, si tratta pur sempre di un ragazzo di 20 anni. Pagato, però, per rendere sul campo di calcio e svolgere una vita da professionista. Con l’arrivo di Ibrahimovic, Leao si è responsabilizzato, ha capito di aver commesso degli errori, si sta impegnando con più energie e vigore e sta meritando di giocare titolare.

In campo, Ibra gli spiega i movimenti da fare, le zone di campo da ricoprire, lo ‘inquadra’ tatticamente svolgendo un grosso ruolo di supporto al tecnico Pioli; il talento lusitano, ex Lille e Sporting Lisbona, poi, ci sta mettendo molto del suo, offrendo, in ogni partita, dei pregevoli gesti tecnici e tanto sacrificio per la causa rossonera.

Leao sembra perfetto per il 4-4-2: gira al fianco di Ibrahimovic, gli corre accanto, con la sua incredibile velocità, e straordinaria tecnica di base, fornisce al Milan strappi offensivi che, prima, con il modulo che prevedeva una sola punta di riferimento (Krzysztof Piatek) piantata dentro l’area di rigore, non si vedevano minimamente.

Cosa manca, però, al prode Leao per diventare davvero un giocatore devastante? Un ultimo, ma importante step: il tiro in porta. Il numero 17 rossonero, infatti, fa sempre quasi tutto molto, molto bene fino alle soglie dell’area di rigore. Arrivato lì, si incarta. Gli enormi mezzi tecnici a sua disposizione, per ora, non sono sufficienti per trasformarlo in una grande seconda punta.

Davanti la porta, Leao latita: appena 2 reti segnate in 16 gare in rossonero. Troppo poco. Le qualità in suo possesso (vedasi gol pazzesco realizzato nello scorso settembre a ‘San Siro‘ contro la Fiorentina) gli consentirebbero ben altro. Come fare, dunque, per farlo esplodere definitivamente anche sotto questo punto di vista?

Anche in questo caso, potrebbe dare una concreta mano Ibrahimovic. Quando, stagione 2004-2005, Ibrahimovic arrivò, giovanissimo (22 anni) in Italia, era una straordinaria seconda punta che, al massimo, realizzava 6-7 gol stagionali. Fu Fabio Capello, con il suo vice Italo Galbiati, a costringerlo ad estenuanti sessioni post-allenamento con il solo scopo di insegnarli a calciare in porta.

Ed i risultati, in carriera (474 gol in 790 gare) si sono poi visti, per lo svedese. Ora tocca a Leao compiere quest’ultimo, decisivo passo verso la trasformazione in un sensazionale, letale attaccante di movimento.

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