Sentenza UEFA, le motivazioni: proprietà del Milan poco credibile

Nelle 30 pagine in cui si spiegano i motivi della squalifica del Milan dalle Coppe, si punta il dito sul business plan rossonero e i ricavi provenienti dalla Cina

di Donato Bulfon, @DonatoBulfon

Dopo la sentenza di ieri che ha ufficializzato l’esclusione del Milan dalla prossima Europa League, ed il successivo annuncio del ricorso al TAS, la UEFA ha reso noto le motivazioni di tale decisione. Dalle 30 pagine pubblicate, emerge come i dubbi sulla proprietà rossonera sono molto forti, in merito anche ai business plan presentati in riferimento ai ricavi provenienti dal mercato cinese.

Ecco spiegata dalla Camera giudicante la sentenza emessa: nelle motivazioni si parla spesso in modo negativo di “credibility”, mostrando tutte le fasi che hanno portato alla bocciatura del Settlement Agreement, senza errori da parte della Camera investigativa.

Nella serata di ieri, il Milan ha ufficializzato anche il ricorso al TAS di Losanna entro settimana prossima, con la decisione che non arriverà oltre il 20 luglio. Non sarà facile annullare la squalifica, Ricordiamo che nel 2016, il TAS ha confermato la sanzione per sforamenti dei parametri del fair play finanziario del pareggio di bilancio, a Galatasaray e Karabukspor, ma i club avevano violato il Settlement, che ai rossoneri è stato invece negato, come anche il Voluntary Agreement. Cosa dovuta principalmente alle incertezze sul rifinanziamento del debito di 303 milioni di euro nei confronti del Fondo Elliott che Yonghong Li ha utilizzato per acquistare il Milan, ma anche a quelle sul rimborso delle obbligazioni da effettuare entro ottobre 2018.

Intanto, a livello societario, Rocco Commisso è vicino all’acquisto del Milan: ecco le ultime novità sulla vicenda.

 

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