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Il nuovo cuore Milan: la reazione diventa una buona abitudine

Il Milan festeggia la vittoria del derby di Coppa Italia (credits: GETTY images)

Gattuso ha dato l'allarme per un Milan che non sapeva reagire. Ora viene dalla rimonta parziale di Firenze, quella di Cagliari e una reazione con la Lazio.

Stefano Bressi

Ormai sembrava diventata una certezza: il Milan che prendeva gol si demoralizzava completamente. Mai una volta, con Vincenzo Montella in panchina, quest'anno la squadra rossonera era riuscita a ribaltare la situazione. Anche negli scorsi anni, a dire la verità, la situazione non era molto migliore. In generale, prendere gol, significava praticamente sempre subire un calo di prestazione. Il Milan perdeva certezze, iniziava a vedere i fantasmi. Quindi non solo non riusciva mai a rimediare, ma spesso rischiava anche di compromettere situazioni che inizialmente erano di vantaggio. Un crollo psicologico a cui i tifosi e, forse, anche i giocatori si erano ormai abituati.

È stato anche per questo che il Milan ha scelto di mettere sulla panchina uno come Gennaro Gattuso. Un uomo, prima che un professionista, capace di guardare in faccia le difficoltà e ringhiargli contro, dimostrando di essergli superiore. Lo ha fatto tante volte da calciatore, la sua esperienza tormentata da allenatore pre-Milan lo ha costretto a continuare a farlo. Rino ha dato una sterzata alla situazione nello spogliatoio rossonero, ha lavorato non solo sulla condizione fisica della squadra, ma anche su quella mentale.

Le parole di Hakan Calhanoglu ne sono un chiaro esempio: "Gattuso mi ha detto che il mio problema non era nelle gambe, ma nella testa. Da quel momento gioco molto meglio, mi ha dato fiducia". Ringhio aveva parlato chiaro fin dal suo avvento: "Questa squadra non sa reagire, alla prima difficoltà crolla". Ci è voluto meno tempo del previsto, anche se forse non è ancora del tutto raggiunto il risultato, ma le cose sono già cambiate radicalmente.

La squadra adesso sa cosa vuol dire reazione; crede nei propri mezzi; non crolla alla prima difficoltà. La tenuta mentale era già stata messa alla prova nel derby di Coppa Italia contro l'Inter, quando il Milan non si è mai scomposto nonostante i pericoli subiti, nonostante la tensione e l'importanza della gara, continuando a giocare con lucidità e arrivando a sbloccarla al 104'. Però non si poteva ancora parlare di reazione. La prima c'è stata a Firenze, pochi giorni dopo: il Milan, passato in svantaggio, ha pareggiato immediatamente. Per la prima volta ha portato a casa punti dopo essere andato sotto. Passa un po' di tempo ed ecco un'altra reazione, ancora più importante: Milan sotto a Cagliari, due gol e partita ribaltata. Per la prima volta punteggio pieno da situazione di svantaggio. Infine, l'ultima prova è quella di domenica: dopo il pareggio della Lazio il Milan ha continuato a giocare con tranquillità, come se nulla fosse successo, trovando la rete del nuovo vantaggio. Tre indizi, fanno una prova. Il Milan ha un cuore nuovo, a immagine e somiglianza del suo allenatore.

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