HONDA-NAGATOMO: GLI ESTREMI D’ORIENTE

di Angelo Taglieri

Per la prima volta nella storia, il derby di Milano vedrà due giocatori giapponesi in campo: Keisuke Honda per il Milan e Yuto Nagatomo per l’Inter. I due compagni di nazionale, molto affiatati tra loro, sono distanti anni luce però dal punto di vista caratteriale. Conosciamoli meglio:

fonte foto: linkiesta.it
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NAGATOMO – Partiamo dal numero 55 nerazzurro, sbarcato in sordina a Cesena nella stagione 2010/11. Ha subito conquistato tutti a suon di prestazioni positive, guadagnandosi l’attenzione dell’Inter. Personaggio simpatico, spiritoso, voluto bene da tutti. Zaccheroni, suo CT in Nazionale, lo definisce un giapponese atipico, più simile ad un napoletano che ad un asiatico, tanto è vero che aveva legato molto anche con Cassano, diventandone l’obiettivo principale dei suoi scherzi.Anche capitan Zanetti ha stretto subito un legame forte con lui ed è diventato presto uno dei beniamini del tifo nerazzurro,non solo per il suo modo di fare, ma anche per il suo impegno. Tanto scherzoso fuori, quanto serio e diligente in campo. 
fonte foto: thebox.vn
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HONDA – Passiamo al numero 10 rossonero. Arrivato in Italia a gennaio, è stato sotto la luce dei riflettori per diverso tempo, portandosi al seguito una schiera di giornalisti giapponesi. In patria viene considerato il Beckham d’Oriente e in terra nipponica è una vera superstar.A differenza di Yuto, però, è molto più riservato e chiuso, anche con i compagni e i tifosi. Questa sua riservatezza forse lo ha accompagnato anche in campo, tanto da risultare anonimo nelle prime uscite. Adattarsi al calcio italiano, complice anche una condizione fisica precaria, è stato per lui molto più difficile.Con il tempo ha però mostrato segno di miglioramento, conquistato la fiducia di Seedorf (che ora lo preferisce a Poli) e stretto amicizie con alcuni compagni, Kakà su tutti. Cose che lo stanno aiutando, pian piano ad uscire dal guscio.Preciso e metodico, crede nel lavoro e ha dalla sua una perseveranza fuori dal comune: nella sua testa, sin da piccolo, sapeva che sarebbe diventato un giocatore del Milan e ora che è arrivato in Italia non ha la minima intenzione di arrendersi alla prima difficoltà. Sotto questo punto di vista, chapeau!

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