Qui Sampdoria, Quagliarella: “Milan, il mio tabù. E Gattuso non muore mai”

Fabio Quagliarella, attaccante della Sampdoria, a secco da 6 gare, non ha una grande tradizione contro i rossoneri ed oggi vuole sfatarla

di Daniele Triolo, @danieletriolo

Fabio Quagliarella, classe 1983, attaccante della Sampdoria oggi pomeriggio di scena a ‘San Siro’ (clicca qui per le ultime news in tempo reale sul match), ha rilasciato una lunga intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’. Ecco le dichiarazioni di Quagliarella:

Sul fatto che ha fornito più assist e segnato di meno: “Due gol e quattro assist. E gli assist potevano essere anche di più, però: no gol no assist…”.

Sulla possibilità di diventare un ‘numero 10’: “Quando ero al Toro e anche quando arrivai alla Samp i compagni volevano darmelo: “Prendilo tu quel numero”. Ma io sto bene con il mio 27”.

Sulla sua attitudine in campo: “Ho cambiato testa. Questione di maturità: gioco più lucido, più sereno. So che devo fare gol, ma non penso soltanto al gol: prima stoppavo, mi giravo e tiravo; adesso stoppo, mi giro e guardo se c’è un compagno libero. Il tiro è la seconda opzione. E comunque sono sempre stato un attaccante mediamente egoista: se fossi stato malato di gol, ne avrei segnati di più”.

Sul digiuno di reti che si protrae da 6 gare: “Sono stato anche un po’ sfigato: contro Cagliari e Frosinone ci hanno dato un rigore quando ero già uscito. E comunque pesa, certo che pesa. Se a fine primo tempo non ho ancora annusato il gol sono già nervoso, si figuri lunedì sera dopo Samp-Sassuolo: ho chiuso con zero tiri in porta. Ma poi ho pensato: mica ti puoi inventare sempre qualcosa”.

Sulla possibilità di realizzare un altro gol dei suoi, ‘bello ed impossibile’: “Se i prossimi sono tutti banali va benissimo: però segnarne così non dipende solo da me”.

Sulla mancanza di coraggio nel trovare ‘colpi alla Quagliarella’: “A volte mi capita di guardare partite in tv e urlare: “Tira!”. È questione di istinto: forse oggi ce n’è un po’ meno, forse dipende dal maggiore schematismo degli allenatori, che lasciano meno libertà all’estro. O magari dalla paura di essere giudicati: serve la pelle spessa, sapersene fregare di prendersi un po’ di robaccia addosso”.

Sui gol segnati al Milan: “Uno solo, lo so. E infatti ogni volta che gioco contro il Milan mi dico: vediamo che cosa succede stavolta. Mi capitano sempre cose strane, dalla prima partita con l’Ascoli: diluvio, campo zuppo, colpo di testa perfetto, Nelson Dida ci mette la manona non so come, sulla respinta segna Mirko Cudini. E poi gli anni seguenti, di tutto: pali, un miracolo di Christian Abbiati, un rigore dato e poi tolto dal V.A.R.”.

Sul gol in Milan-Juventus 1-2 e la sua prestazione da esterno di centrocampo: “Quel giorno me lo disse anche Gianluigi Buffon, che era fuori per infortunio: “Ma quanto hai corso?”. Ho sempre corso tanto, alle gambe non si comanda. Contro l’Atalanta ho fatto 11 chilometri, Gastón Ramírez mi ha detto: “Ma hai 35 anni, che segreto hai?””.

Su Gennaro Gattuso allenatore del Milan: “Di sicuro è diventato tecnico non solo per la grinta: lui non muore mai, è una “macchina” da motivazioni, ma il suo Milan, prima di questo momento difficile, giocava anche bene”.

Sul Mondiale di Sudafrica 2010 vissuto insieme: “Un ricordo? Le sue urla: facevi un gol in partitella e mentre tornavi a centrocampo era già lì che ti guardava con una faccia spaventosa e ti gridava di non mollare. Le risate quando faceva l’amo: ti metteva un dito in bocca e ti trascinava così. La sua fame: non di cibo, di vittorie. Non ricordo qualcuno che l’abbia battuto a ping pong, ma ricordo flipper in tilt per la rabbia o calcio balilla sollevati di peso se perdeva. E voleva giocare sempre da solo contro due”.

Su Gattuso a rischio esonero: “La realtà dice che io devo pensare alla Samp. Ma a Rino posso solo augurare lunga panchina”.

Sulle cose che lo impressionano di Gonzalo Higuaín: “Due. La capacità di trovare il gol in una frazione di secondo. E la perfezione dei movimenti: lui segna, ma se giochi vicino a lui fa segnare anche te”.

Sulla possibilità di trasferirsi al Milan in passato: “Un accenno di possibilità dopo i primi mesi alla Samp, nel 2006 (9 gol nel girone di andata). Ma restò un accenno e andai all’Udinese: il Milan aveva Filippo Inzaghi, Ronaldo, Ricardo Kakà… Lo dico sempre a mia mamma: “Se mi avessi fatto nascere qualche anno più tardi, sarei stato a posto”: oggi ti basta fare un mese decente e ti danno già alla Juventus, al Milan, all’Inter”.

Su cosa vuole dire per lui ‘San Siro’: “Emozione. Adrenalina: giochi contro una grande squadra e in trasferta, ma zero pressioni, solo brividi. E bei ricordi. Contro il Milan un rigore guadagnato e poi segnato da Luis Muriel, nel febbraio 2017. Contro l’Inter due gol pesanti segnati a Samir Handanović: con la Juventus, dopo 3’, per una vittoria fondamentale per lo Scudetto 2013; con la Samp un anno e mezzo fa, su rigore: me lo vidi davanti, così grande e grosso, e mi dissi “E mo’ dove glielo tiro?””.

Su Gianluigi Donnarumma: “Lui non è grande e grosso: lui è enorme”.

Su chi gli ricorda Gregoire Defrel: “Così veloce, solo Muriel. Ma per il resto sono molto diversi». «No, non ci penso. Anche perché vedo che l’età conta e forse è anche giusto così, ci sta. Diciamo che quando escono i convocati sono curioso di vedere chi c’è. E faccio le mie riflessioni”.

Sul suo rinnovo con la Samp, visto il contratto in scadenza: “Non ci penso più di tanto, anche perché sarebbe un pensiero condizionante. Sono certo che sarà Massimo Ferrero a chiamarmi: troverà lui la soluzione da propormi. Del resto, con il Presidente, Antonio Romei e tutto il club ho un rapporto tale da non avere dubbi”.

Sulla conferma che giocherà fino a 38 anni: “Credo di averle detto almeno fino a 38 anni. E confermo”.

INTANTO, MARCO GIAMPAOLO, MISTER DELLA SAMP, SOGNA LO SGAMBETTO AL DIAVOLO. CONTINUA A LEGGERE >>>

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