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Milan, senti Panucci: “Mi aspettavo qualcosa in più. Gattuso uomo vero”

Christian Panucci, ex CT dell'Albania (credits: GETTY Images)
L’attuale C.T. dell'Albania, Christian Panucci, ha parlato ai microfoni della Gazzetta dello Sport. Ecco le sue parole sul Milan di Gennaro Gattuso

Redazione

di Patrick Iannarelli

Christian Panucci, una vita sulla fascia e quattro stagioni al Milan, con due Scudetti vinti, due Supercoppe, una Champions League e una Supercoppa Europea. Il Commissario Tecnico dell’Albania ha concesso una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport parlando di molti temi, tra cui il momento attuale del Milan.

“Il Milan ha cambiato tanto, e quando lo fai non è facile arrivare subito a dei risultati. Però, onestamente, mi aspettavo qualcosa di più. Sono contento che possa provare a rimettere in piedi questa stagione un ragazzo vero come Gattuso, come sono contento che Weah sia diventato Presidente della Liberia: l’ho incontrato un anno fa a Miami, ci teneva tanto. E sta dimostrando che quel Milan così vincente aveva anzitutto dei grandi uomini”, le parole di Panucci.

Panucci ha parlato anche del momento negativo della Nazionale italiana: “Non prendiamoci in giro, in questo momento il calcio italiano non è di altissimo livello: molto tatticismo difensivo, il risultato anzitutto. Guardiamo anche la Juve, che pure salva un po’ la nostra immagine perché ha budget per investire, ha ancora appeal in Europa e come l’anno scorso proverà a vincere sia scudetto che Champions: attacca, va in vantaggio, rientra a “casa” sua e si mette a fare contropiede. Guardiamo il Napoli: lotta per lo scudetto e in Champions va fuori al primo turno”.

Per Panucci, dunque, il declino non sarebbe iniziato con l’eliminazione dal Mondiale russo, ma dai passi falsi nel 2010 e nel 2014. E sul nome del nuovo Commissario Tecnico l’ex rossonero non si sbilancia: “Si parla da più di due mesi di questo fallimento, ma nel 2010 e nel 2014 cosa abbiamo fatto? Fuori al primo turno: dai, è un declino iniziato da un po’. Il problema è che in Italia le cose si sanno, ma non si vogliono mettere a posto. Ci lamentiamo, pensiamo di essere i più bravi, poi gli altri vanno avanti e noi restiamo sempre lì. Il nome del nuovo commissario tecnico? Deve farlo il presidente, ma prima bisogna averlo. E che voglia il bene del calcio italiano. Ma io penso che il calcio debba farlo chi ha fatto calcio: per ripartire bisogna fare calcio, non business. Per questo io voterei per lo spessore di Damiano Tommasi, o comunque per il suo alleato. Per questo non capisco come Paolo Maldini sia ancora fuori da qualunque discorso: vuol dire che non si vogliono fare le cose per bene”.

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