Milan rinviato a giudizio dalla UEFA: i possibili scenari

Dopo il ‘no’ della UEFA alla richiesta di settlement agreement, per il Milan potrebbe disegnarsi un futuro tutt’altro che roseo. Il punto della situazione

di Daniele Triolo, @danieletriolo

Il piano di rientro nei parametri del Fair Play Finanziario presentato dall’amministratore delegato del Milan a Nyon non ha convinto la UEFA: ieri, infatti, la Camera Investigativa del Club Financial Control Body dell’organo calcistico europeo ha rigettato la richiesta di accesso al settlement agreement e rinviato i rossoneri a giudizio.

A metà giugno, più o meno, sarà la Camera giudicante, composta da cinque membri (tre Giudici, di cui due ex della Corte di Giustizia Europea, un avvocato inglese ed un economista polacco), ad emettere la sentenza nei confronti del Milan, ‘reo’ di non aver rispettato i parametri del Fair Play Finanziario UEFA nel triennio 2014-2017 ed anche di non aver dimostrato, nonostante le rassicurazioni dell’amministratore delegato Marco Fassone, di poter contare su una proprietà solida dal punto di finanziario, ancora alle prese con un rifinanziamento del debito con il fondo Elliott Management Corporation che, per la UEFA, difficilmente andrà in porto.

Cosa rischia, adesso, il Milan dopo l’ennesima batosta sulla gestione cinese? Ci sarà di sicuro una multa, minimo 20 milioni di euro, di cui un terzo da pagare subito ed il rimanente, eventualmente, condonato se il club rientrerà in breve tempo nei paletti. Poi potrebbero esserci il “divieto di iscrizione di nuovi giocatori alle competizioni UEFA”, (in pratica la lista di giocatori da presentare non può registrare nuovi ingressi); la “limitazione del numero di giocatori che un club può iscrivere alle competizioni UEFA” (da 25 si scende a 21), un tetto agli ingaggi dei giocatori che non potrà superare il 60% del fatturato, un mercato a costo zero o, addirittura bloccato per una sessione e, infine, la “squalifica dalle competizioni in corso e/o esclusione da future competizioni”.

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