Lukaku-Ibrahimovic, il Milan non pensa di multare l’attaccante | News

Zlatan Ibrahimovic del Milan protagonista in negativo, con rissa verbale con Romelu Lukaku ed espulsione, del derby di martedì sera in Coppa Italia

di Daniele Triolo, @danieletriolo
Zlatan Ibrahimovic AC Milan

Ibrahimovic nella bufera, ma il Milan non crede all’ipotesi razzismo

 

Zlatan Ibrahimovic, attaccante del Milan, è in queste ore al centro di una bufera mediatica. Lo svedese, classe 1981, è infatti additato come unico colpevole della rissa verbale con Romelu Lukaku, centravanti dell’Inter. L’episodio, come noto, è avvenuto martedì sera, a ‘San Siro‘, sul finire del primo tempo del derby di Coppa Italia.

Ibrahimovic ha invitato il ‘piccolo asino‘ Lukaku a chiamare sua madre per cimentarsi ancora dei riti voodoo. Il riferimento di Ibra era al consiglio che mamma Adolphine avrebbe avuto nel 2017, in occasione di un rito di questa pratica, sul futuro di suo figlio Romelu. Il quale, nella fattispecie, non avrebbe dovuto rinnovare per l’Everton, bensì firmare per il Chelsea. Una situazione ricordata anche da Farhad Moshiri, patron dell’Everton e sulla quale Ibra, indubbiamente, ha voluto provocare il suo rivale.

Perché ‘piccolo asino‘? ‘Donkey‘, ovvero ‘asino‘, è il soprannome che i tifosi del Manchester United, ex club di entrambi i calciatori, avevano affibbiato a Lukaku. In Inghilterra definiscono così i calciatori dalle limitate qualità tecniche, quelli incapaci di stoppare il pallone (altra cosa che Ibra faceva già notare a Lukaku durante i trascorsi comuni nei ‘Red Devils‘). Un soprannome, però, dato anche per via dei doppi sensi dei tifosi sugli attributi sessuali di Lukaku.

La risposta di Lukaku ad Ibrahimovic, ovvero le offese alla madre ed alla moglie di Ibrahimovic, con conseguente minaccia palese (“Ti sparo in testa, sei un uomo morto“) sta passando allegramente in cavalleria. Perché l’attenzione dell’opinione pubblica è tutta incentrata sulla possibilità che dietro il richiamo al voodoo ed al soprannome asino ci sia un velato riferimento di Ibra alle origini congolesi della madre di Lukaku, Adolphine. E che quindi Ibrahimovic sarebbe razzista.

Ibra razzista? Lui, il ragazzo cresciuto nel ghetto di Rosengard, da mamma croata cattolica e papà bosniaco musulmano? Quello che ha dovuto sempre lottare per essere accettato in Svezia? Che ha trovato nel calcio la sua valvola di sfogo in un mondo che lo emarginava? Incredibile da credere. Ed infatti il Milan non lo crede. Secondo ‘La Gazzetta dello Sport‘ oggi in edicola, il club rossonero non nega come lo spettacolo di martedì sera non sia stato bello. E non nega come andasse sicuramente evitato.

Ma Ibrahimovic razzista, al netto del tweet dell’attaccante svedese, nel quale ha respinto al mittente tutte le accuse, questo proprio no. Motivo per cui nessuno nel club pensa di multarlo o punirlo. Resta l’insoddisfazione per l’espulsione, che ha costretto il Milan a giocare il derby in dieci ed all’eliminazione dalla Coppa Italia, nonché per la rissa con Lukaku. Ma, in casa sua, Zlatan non viene visto come unico colpevole della storia. Calciomercato Milan, strada in discesa per Thauvin: ecco il motivo >>>

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