Il metodo Raiola: atleti come asset e club portati al logorio

Il metodo Raiola: atleti come asset e club portati al logorio

Donnarumma è solo l’ultima scommessa di Raiola, che tra rinnovi e percentuali sulle cessioni ha incassato negli anni decine di milioni.

di Stefano Bressi, @StefanoBressi

Sa bene come si fa e non ha esitato a metterlo in pratica anche con Gianluigi Donnarumma al Milan. Mino Raiola da ormai 20 anni movimenta le estati del calciomercato italiano con trasferimenti a sorpresa e con rotture clamorose. Tutto è cominciato nel 2001 con Pavel Nedved, ma anche Mario Balotelli e Zlatan Ibrahimovic, ha sempre trovato il modo di rompere con tutti quelli che non fossero dalla sua parte, scrive La Gazzetta dello Sport.

Come detto, tutto nasce nel 2001, quando la Juventus ha ceduto Zinedine Zidane e decide di puntare tutto su Nedved. La Lazio, però, non ha alcuna intenzione di cederlo anche perché i tifosi si erano appena calmati per l’annunciata cessione di Signori al Parma, poi saltata. I milioni però fanno comodo e Nedved finisce in bianconero. I giornali annunciano il rinnovo, il ceco è in viaggio verso Torino. Raiola usa l’astuzia per sfuggire ai malumori.

Nel 2004 va diversamente. La Juve ha appena annunciato Fabio Capello, che come prima richiesta ha fatto Emerson, pilastro della sua Roma. Il club giallorosso non ha alcuna intenzione di cederlo, soprattutto ai bianconeri. I rapporti si incrinano e a luglio Emerson va giù duro. Niente raduno e certificato medico per depressione. Alla fine la Roma cede. In contemporanea la Juve fa l’offerta per Ibrahimovic, favorito di Raiola, ma l’Ajax rifiuta. Lo svedese va in escandescenze. Raiola ancora una volta decisivo, l’ultimo giorno di mercato porta Ibra in bianconero.

Due anni dopo è ancora Ibra il protagonista. La Juve non vuole rittocargli lo stipendio e si decide di cederlo. Il Milan si fa avanti con 26 milioni. Poi scoppia Calciopoli e il Milan rischia di non giocare la Champions League. L’Inter effettua il sorpasso. Raiola stavolta resta in silenzio. Tre anni dopo è ancora lo svedese a infiammare il mercato, con il Barcellona all’orizzonte. Anche stavolta è l’attaccante a parlare, con i suoi mal di pancia. Massimo Moratti ne esce bene, con 70 milioni e Samuel Eto’o. In blaugrana, però, non funziona. Il Milan si rifà sotto e il Barça dice no. Ecco che rientra in scena Mino, che attacca in tutti i modi il Barcellona, che alla fine cede Ibra ai rossoneri.

Lo stesso anno Balotelli lascia i nerazzurri. A maggio ha lanciato la maglia a terra come segno di protesta. Raiola regola il distacco, senza mai provare a trovare compromessi. Si fa avanti il Manchester City e anche in questo caso il club è costretto ad accettare. Non va bene neanche in Inghilterra e Balo vuole il Milan. Detto fatto, Raiola lo accontenta, ma poi se ne pentirà. Forse l’unico errore della carriera lo fa con Marek Hamsik. Lo vuole portare al Milan, ma lui decide di non voler mai lasciare il Napoli. Raiola commenterà: “Io cattolico, lui protestante, non potevamo stare insieme”. In questa frase si racchiude esattamente a cosa ambisce il procuratore italo-olandese.

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