Gazzetta – Milan, ecco il nodo UEFA: “Yonghong Li non è credibile”

Milan punito non soltanto per le violazioni di bilancio: le motivazioni della sentenza evidenzierebbero anche la debolezza del progetto di Yonghong Li

di Daniele Triolo, @danieletriolo

‘La Gazzetta dello Sport’ in edicola questa mattina ha spiegato i motivi per cui la Camera giudicante dell’Organo di Controllo Finanziario dei Club di Calcio UEFA (CFCB), due giorni fa, ha deciso di squalificare il Milan per un anno dalle competizioni europee. Non si tratterebbe, infatti, soltanto del mancato rispetto dei parametri del Fair Play Finanziario nel triennio 2014-2017, bensì anche della mancata credibilità della proprietà cinese e del suo intero progetto.

Questo, secondo la ‘rosea’, sarebbe uno dei leit-motiv ricorrenti nelle oltre 30 pagine prodotte dalla CFCB. In base alle indiscrezioni sul dispositivo, infatti, nella documentazione deliberata dai 5 giudici nei riguardi del Milan, si farebbe un ripetuto utilizzo dell’espressione «mancanza di credibilità» verso il progetto del Milan targato Yonghong Li. Sarebbero pesati, dunque, ovviamente, i tre precedenti bilanci in rosso per un totale di circa 200 milioni (cifra comunque lontanissima dai 30 milioni consentiti dal FFP), ma anche e sopratutto i cinesi alla guida del club di Via Aldo Rossi.

I primi elementi che filtrano dalle motivazioni dell’esclusione del Milan dall’Europa League, però, aggiungerebbero nuove tessere al mosaico: la CFCB, in sostanza, non entrerebbe nel merito della decisione della Camera investigativa ma non ravviserebbe errori nel «no» alla richiesta dei rossoneri di accedere al regime di Settlement Agreement. Allo stesso tempo, metterebbe in dubbio la credibilità del business plan presentato dai dirigenti rossoneri, definendolo contraddittorio, con particolare accento sugli aspetti relativi ai ricavi provenienti dalla Cina.

Pochissimi, invece, sarebbero nelle motivazioni i riferimenti a un eventuale passaggio di proprietà: per i giudici, infatti, l’unico soggetto all’orizzonte sarebbe il fondo Elliott Management Corporation, che al momento dell’acquisto del club da Fininvest ha finanziato Yonghong Li con 303 milioni (saliti a 380 con gli interessi) e che, una settimana fa, ha anticipato a Yonghong altri 32 milioni per l’aumento di capitale (il Presidente rossonero ha tempo fino al 6 luglio per restituirli e restare alla guida).

Dunque, per Nyon, l’intero progetto rossonero con i cinesi risulterebbe debole sotto tutti gli aspetti. In pratica, lo stesso punto di vista adottato dalla Camera investigativa della UEFA nei precedenti «no»: «A oggi, ci sono ancora delle incertezze per quanto riguarda il rifinanziamento del debito che deve essere rimborsato a ottobre 2018 e le garanzie finanziarie fornite dai maggiori azionisti», si leggeva nel comunicato del rifiuto del Voluntary di dicembre, e la sostanza della nota si ripeteva anche nella bocciatura del Settlement dello scorso maggio. La CFCB ha seguito le linee tenute da chi li ha preceduti nell’analisi dei conti rossoneri.

Ora, però, il Milan è atteso al ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna. Siccome ci sono riferimenti, negativi, alla credibilità della proprietà, a questo punto, se il Milan si presentasse al Tribunale con un nuovo proprietario, potrebbe sperare in un verdetto favorevole, anche se il successo ovviamente non sarebbe automaticamente assicurato. Nel frattempo, è ripartita la trattativa tra Yonghong Li e Rocco Commisso per la cessione del club rossonero: clicca qui per tutti i dettagli!

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