Fassone: “Sorpresi e amareggiati. Ma confidenti nella valutazione della Camera”

Marco Fassone, amministratore delegato del Milan, ha parlato dopo la stroncatura UEFA sulla richiesta di accesso del club al settlement agreement

di Daniele Triolo, @danieletriolo

La UEFA ha respinto, ieri, la richiesta di accesso del Milan al regime di settlement agreement, rinviando, di fatto, i rossoneri alla Camera Giudicante dell’Organo di controllo finanziario dei club. I rossoneri adesso rischiano grosso: i membri della Camera Giudicante avranno un’ampia ‘scelta’ di sanzioni applicabili alla situazione del Milan, da una multa fino all’esclusione dalle coppe europee, passando per rosa ristretta e fortissimi limitazioni sul mercato.

Marco Fassone, amministratore delegato del club di Via Aldo Rossi, deus ex machina del piano di rientro nei parametri del Fair Play Finanziario presentato, dopo il lavoro di tutta l’area finanziaria del Milan, presso gli uffici UEFA di Nyon, ha parlato ieri sera, a margine dell’assemblea in Lega Calcio sui diritti tv, dopo aver appreso il ‘no’ della UEFA nei confronti della società rossonera. “Il comunicato della UEFA ha generato sorpresa e molta amarezza, perché mi attendevo che ci offrissero un Settlement Agreement: da quando il Financial Fair Play è in vigore è sempre stato offerto a tutti i club, in situazioni analoghe a quella del Milan. C’è stato un solo caso di una società russa non di primissimo livello che è stata rimandata all’Adjudicatory Chamber immediatamente, senza che le venisse offerto un Settlement Agreement”, il commento iniziale di Fassone.

“Siamo andati alla UEFA la prima volta 15 giorni dopo il closing, ovviamente in condizioni estremamente premature per presentare dei piani. Ci siamo ritornati a novembre per discutere il Voluntary Agreement, cui avevamo diritto in quanto la proprietà era cambiata nel corso del 2017, ma non ci è stato consentito perché la commissione riteneva necessaria una garanzia bancaria di 165 milioni da emettersi da parte della holding. Oggi il Settlement Agreement non ci è stato concesso, perché il fatto che non sia ancora stato fatto da parte della holding (e non del Club) il rifinanziamento del debito con Elliott, getta delle nubi su quello che potrebbe essere il futuro della società dopo ottobre del 2018”, ha quindi incalzato Fassone.

Il sospetto che filtra da Casa Milan, dunque, è quello di una UEFA tutt’altro che ben predisposta verso Yonghong Li e l’attuale proprietà cinese. E lo si è capito dalle successive dichiarazioni di Fassone: “Una ipotesi preventiva, che pone dei dubbi su quello che potrebbe essere lo scenario e che non tiene assolutamente conto di quanto abbiamo proposto a ripetute riprese: di sentire anche l’attuale finanziatore della holding cioè Elliott, che ha garantito anche per iscritto in tutte le modalità possibili una continuità dell’azienda anche nel peggiore dei casi. Ma soprattutto a fronte di quella che è la storia di questo anno, fatta di continui adempimenti da parte della proprietà del Milan a tutte le richieste che il Consiglio di Amministrazione ha fatto, di continui aumenti di capitale che sono stati versati con regolarità e che non hanno mai generato nei confronti del Milan nessun potenziale dubbio su quella che sia la solvibilità e la liquidità”.

Fassone ha poi dichiarato di essere “amareggiato”, perché, in qualità di A.D. del Milan, ha sostenuto di aver fatto tutto ciò che andava fatto. “Abbiamo presentato piani e dossier molto dettagliati, ma ci sono dubbi della UEFA che riguardano altri aspetti”. Ora, partirà il lavoro dei legali del Milan per un eventuale ricorso al T.A.S. di Losanna, poiché, il deferimento del club alla Camera giudicante, “rappresenta un danno d’immagine importante per la società e quindi lo valuteremo con grandissima attenzione”. Al contempo, però, il dirigente rossonero ha tenuto a ribadire come il Milan sia “confidente nella valutazione serena della Adjudicatory Chamber alla quale riporteremo tutti i dati di cui avrà bisogno con la massima trasparenza e buona fede, come abbiamo sempre fatto”.

Il Milan, secondo Fassone, avrebbe meritato il settlement agreement per il lavoro svolto, sin qui, in termini di gestione, dall’attuale proprietà e management, ricordando come l’enorme passivo di bilancio per cui la società è stata chiamata a relazionarsi con la UEFA riguarda la precedente gestione, quella targata Fininvest-Berlusconi, in particolare nel triennio 2014-2017.

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