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Non solo Elliott, le mani della finanza USA anche su Inter e Roma

Il Milan non è il solo club legato alle istituzioni finanziarie statunitensi (nel suo caso tramite Elliott). Anche Roma e Inter lo sono. Ecco come.

Stefano Bressi

Il Milan è recentemente passato in mano a Yonghong Li, anche e soprattutto grazie a Elliott. I rossoneri, però, non sono i soli ad avere connessioni con banche o fondi americani. Le hanno, infatti, anche l'Inter di Suning e la Roma di James Pallotta. Sono tutte situazioni diverse tra loro, ma accomunate dal fatto che le tre società, o la loro parte più profittevole, secondo Marco Bellinazzo, sono in pegno a istituzioni finanziarie USA.

Nel caso del Milan, passato a Mr Li, il fondo Elliott Management Corporation, creato da Paul Singer, che garantisce asset per 31 miliardi di dollari, ha prestato circa 300 milioni per arrivare al tanto agognato closing. In particolare, 180 milioni per l'acquisizione, 90 per rimborsare le spese dell'ultimo anno e circa 30 milioni per i bisogni del club.

Elliott, coadiuvato da Blue Skye Financial Partners, che è una finanziaria con sede in Lussemburgo specializzata nell'acquisto di distressed asset, ha concesso i prestiti a Yonghong Li con tassi superiori al 10% (più bassi quelli elargiti direttamente al club), ottenendo così le azioni della società in pegno. La nuova cassaforte del Milan, Rossoneri Champions Investment Lux, ha ricevuto tecnicamente i soldi dalla Project Redblack (partecipata da Elliott e dalla Blue Skye), che è diventata "creditore pignoratizio" delle quote del Milan.

La prima scadenza è stata fissata, pare, a 18 mesi. Yonghong Li dovrà rimborsare, dunque, oltre ai 300 milioni, altri 30-35 milioni, più 15 milioni di arrangement fee. Difficile che le risorse possano arrivare direttamente dai profitti del Milan, visto che al momento i bilanci sono costantemente in rosso di 70/80 milioni e non si disputerà la Champions League. In caso di inadempimento, l'hedge fund USA Management potrà dunque rivalersi sui beni di Yonghong Li.

Elliott potrebbe anche subentrare nella proprietà del Milan per rimetterlo in vendita. Yonghong Li è convinto di poter scongiurare questo esito, visto che sta attendendo che il governo di Pechino scongeli i fondi già raccolti in Cina, prima delle limitazioni sull'espatrio di capitali, ovvero trovando nuovi soci pronti a entrare nell'azionariato milanista o sbarcando in una Borsa asiatica.

Dall'altra parte del Naviglio, intanto, Suning si era impegnato a rinegoziare il debito contratto da Erick Thohir con Goldman Sachs nel 2014. Dal bilancio nerazzurro al 30 giugno scorso, risulta che i debiti ammontino a circa 210 milioni e prevedono il pagamento di 15 rate trimestrali da 3 milioni, per un totale di 45 milioni, più rata finale da 184 milioni, da saldare entro il 30 giugno 2019. Per ora, Suning ha deciso di non modificare la struttura del finanziamento. Sempre nel bilancio, si precisava anche che erano in fase avanzata le trattative per la stipula di un nuovo prestito da 300 milioni con un'altra banca, così da chiudere il debito con Goldman.

Suning vorrebbe dunque sfruttare la propria forza economica per ottenere migliori condizioni (sta sondando il mercato cinese) e per togliere la parte più redditizia del club dal pegno con Goldman (contratti di sponsorizzazione, crediti derivanti dalla vendita dei "media rights", i contratti di Inter Channel e il marchio sono stati conferiti a Inter Media and Communication Srl, data in pegno a garanzia del debito).

La stessa dinamica era stata seguita dalla Roma nel febbraio 2015, per ottenere da Goldman Sachs un finanziamento quinquennale da 175 milioni, di cui 120 per ripianare l'indebitamento precedente e 55 per le spese correnti). Era stata infatti creata una nuova società in cui sono stati convogliati i diritti tv, le sponsorizzazioni più proficue e il brand. Società data in pegno al creditore statunitense.

I flussi di cassa prodotti da questi asset servono a pagare gli interessi e per accantonare quote di capitale necessarie a restituire il prestito, che è sceso a 162,6 milioni a giugno scorso. A maggio 2016, poi, Goldman Sachs International Bank ha messo a disposizione di Stadio TDV Spa, la società che gestisce il progetto del nuovo stadio giallorosso, un ammontare massimo di 30 milioni. Lo stallo sul progetto non aiuta certo a smaltire questi oneri.

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