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Milan, è di nuovo l’anno zero. Da dove ripartire?

Cristian Brocchi, ex allenatore del Milan (credits: GETTY Images)

Il pessimo finale di stagione e il cambio allenatore hanno tolto al Milan le poche certezze conquistate. A giugno sarà di nuovo rivoluzione

Redazione

Maggio 2015, Milanello, finisce mestamente con un decimo posto il campionato d’esordio di Pippo Inzaghi come allenatore del Milan. Quello che dopo l’esonero di Allegri e la breve ma prolifica parentesi Seedorf doveva essere l’anno zero, finisce per essere un fallimento su tutta la linea.

Giugno 2015. Anno zero. Di nuovo. Dopo qualche colloquio con Sarri e il sogno di riportare a casa Carletto Ancelotti, il Milan sceglie Sinisa Mihajlovic per ripartire. Il serbo ha dalla sua un’ottima annata alla guida della Sampdoria, il fatto di aver spesso schierato i blucerchiati col 4-3-1-2 e soprattutto la nomea di essere un sergente di ferro. Ciò di cui il disorientato spogliatoio rossonero ha bisogno. Alcuni tifosi più puristi non mandano giù il fatto che sia stato un interista di spicco, ma ciò che più addrizza le antenne dei pochi lungimiranti è la triste fine che prima di Mihajlovic hanno fatto tutti gli allenatori stranieri dell’era Berlusconi: tutti mandati via prima del tempo eccetto Leonardo, andato via anche lui prima del tempo ma di sua spontanea volontà.

Il mercato parte con rinnovato entusiasmo. A differenza degli ultimi anni in cui il Milan si è barcamenato tra parametri zero e prestiti, soprattutto nell’ultima settimana di agosto, questa volta si parte subito con dei botti e in poche settimane si mettono sul piatto 58 milioni per portare a Milanello Bacca, Bertolacci e Luiz Adriano. Questo entusiasmo iniziale è presto spento però, e quella che era una squadra da rivoluzionare rimane un’opera incompleta. Si spenderanno infatti “solo” altri 8 milioni, 5 per la prima rata di Romagnoli e 3 per Kucka che stava per imbarcarsi per la Turchia. Senza un regista di valore e una mezzala di qualità e quantità diventa difficile giocare col centrocampo a 3. Senza un trequartista vero diventa difficile giocare con l’uomo dietro le punte.

Mihajlovic ci prova per diverse partite, raccogliendo ben 4 sconfitte nelle prime 7 partite di campionato. La sua panchina scricchiola  e l’incubo di un nuovo anno zero è all’orizzonte. Il serbo però è uomo di polso e testardo: cambia modulo, riesce a tirare fuori 11 titolari dai quali ottiene un discreto rendimento e sembra dare una svolta alla stagione. Forse il Milan ha finalmente trovato la via per una lenta ricrescita, tanto che i tifosi si auspicano qualche giusto innesto a gennaio e poi di continuare l’estate successiva, durante l’anno uno, l’opera di rafforzamento della squadra. Qualcosa però va storto e le prime avvisaglie si hanno già a Gennaio quando il famoso motto “uno esce, uno entra”, diventa "escono Cerci, Suso, Nocerino e De Jong, non torna El Shaarawy ed entra Boateng”. Perché indebolire una rosa già limitata?

Nonostante la striscia di risultati utili, il presidente Berlusconi non ha mai digerito il cambio di rotta imposto da Mihajlovic. E così lo destabilizza. A partire da quando dice pubblicamente che per guadagnarsi la conferma, l’allenatore dovrà vincere le 13 partite rimanenti (salvo poi fare parziale dietro front), le sue uscite pubbliche tese ad indebolire Mihajlovic sono sempre maggiori. L’epilogo che tutti conosciamo è l’avvicendamento tra il serbo e Brocchi, l’esito di questo avvicendamento è anche peggio di quanto si potesse temere.

Caro Presidente, tra gennaio 2014 ed oggi il Milan ha cambiato 5 allenatori ma ciò non è bastato ad invertire la rotta. Ha cambiato decine di calciatori ma ciò non è bastato ad invertire la rotta. Che sia il caso di valutare un cambio qualche gradino più su nella piramide rossonera?

Giugno 2016, Milanello, anno zero. Di nuovo.

Rocco Piliero

(@smxworld)

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