Milan, ci risiamo: black-out mentale e vittoria buttata via

Stagione nuova e difetto vecchio. Il Milan di Gattuso inizia il campionato rispolverando uno degli aspetti più critici degli ultimi anni: il black-out mentale

di Redazione

di Enrico Maggioni

La paura di vincere, evidentemente favorita dall’annosa carenza di personalità e da scelte tecnico-tattiche che non hanno convinto tutti, attanaglia da diverse stagioni la formazione rossonera. Non pare sufficiente la presenza di uomini vincenti e di carisma (Bonucci l’anno scorso e Higuain quest’anno) per dare una svolta mentale ad un gruppo che si scioglie di fronte alle prime difficoltà e per il quale nemmeno un vantaggio di peso e prestigio, come il temporaneo 2-0 acquisito ieri sera al San Paolo, sembra essere sufficiente.

Il tracollo dello scorso anno nella finale di Coppa Italia, il blocco mentale mostrato contro l’Arsenal in Europa League e le amichevoli di questa estate sono ricordi ancora freschi: a Gattuso non sono bastati oltre dieci mesi di lavoro ed una preparazione estiva intensa per cancellare la paura di vincere sia contro formazioni tecnicamente più attrezzate sia contro avversari più modesti ma con carattere.

Ciò che preoccupa di più, oltre ai difetti di personalità del gruppo, sono i messaggi di paura che la conduzione tecnica trasmette agli undici in campo. La rinuncia preventiva ai nuovi acquisti, la sostituzione di Biglia, lento ma unico nell’assumersi responsabilità di gioco e manovra, la scelta di Laxalt per contenere invece di optare per una scelta offensiva (Castillejo?) in grado di far preoccupare il Napoli, hanno di fatto spianato la strada agli arrembaggi degli uomini di Ancelotti e impoverito ancora di più il già precario centrocampo rossonero.

Il Milan che ambisce ai posti Champions, costruito a tempo di record dal duo Leonardo-Maldini, deve imparare a svestire i panni della provinciale e imporre il proprio gioco in qualunque circostanza, a prescindere dagli avversari e dall’andamento della gara. L’arrabbiatura finale di Gattuso (“abbiamo spento la luce al primo errore, siamo scomparsi dal campo al 2-1”) e le amare parole di Davide Calabria (“abbiamo preso gol da stupidi”) siano uno sprone ad una definitiva presa di coscienza e all’adozione di un vero antidoto a queste difficoltà che avvelenano le serate del popolo rossonero.

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