Zaccardo: “Avrei voluto vincere con il Milan. Ibrahimovic? Vi dico che …”

MILAN NEWS – Cristian Zaccardo, ex difensore rossonero, è intervenuto ai microfoni di ‘Sky Sport’ per parlare della sua carriera: le sue dichiarazioni

di Daniele Triolo, @danieletriolo
Cristian Zaccardo Milan

MILAN NEWSCristian Zaccardo, classe 1981, ex difensore del Milan, è intervenuto ai microfoni di ‘Sky Sport‘ per parlare della sua carriera. Queste le dichiarazioni integrali di Zaccardo.

Sui Mondiali 2006: “Coppa del Mondo, quel 9 luglio 2006 sarà ricordato in eterno. Bellissima esperienza, ricordi belli durante quel Mondiale. Sono sempre emozione belle, ogni anno che passa gli dai sempre più valore ed importanza a quell’impresa. All’ultimo Mondiale non ci siamo neanche qualificati. Speriamo che Roberto Mancini possa regalare il quinto Mondiale all’Italia. In chat su whatsapp ricordiamo sempre quell’avventura”.

Sui suoi primi passi in quel Mondiale: “Alla prima partita ero titolare con Fabio Grosso, poi alla seconda fui titolare con Gianluca Zambrotta. Non fosse arrivata quell’autorete contro gli USA, non avrebbe giocato magari titolare Grosso, e non si vinceva il Mondiale. È andata così, ci scherziamo su, spesso in carriera si ricordano momenti brutti. È stato un momento sbagliato, però ho anche fatto 22 gol in Serie A, mi sono tolto soddisfazioni anche all’estero. Quando mi ricordano di quest’episodio ci scherzo sopra”.

Sulle sue doti da goleador al Parma: “Ero un terzino, mi piaceva tanto buttarmi in avanti per il gol. Davo palla lunga, mi sovrapponevo ed ogni tanto Hernán Crespo mi vedeva in area e mi diceva ‘Cosa ci fai qui? Torna indietro, fai il bravo‘ …”

Su quanto conta per un difensore segnare: “Oggi il difensore deve prima di tutto difendere, poi se riesce a fare anche dei gol pesanti, come Mattia Caldara all’Atalanta, diventa una risorsa per la squadra. Le partite equilibrate magari te le può risolvere un difensore con dei gol importanti. Io in attività mi giocavo con Giorgio Chiellini la palma di difensore goleador. Ero contento di segnare anche per il Fantacalcio. Ma prima c’erano meno social e se ne parlava di meno”.

Su chi prende al Fantacalcio: “Lo faccio ogni anno. Le certezze sono Francesco Acerbi della Lazio, che prende bei voti e fa gol. Poi ci sono Aleksandr Kolarov (Roma) e Domenico Criscito (Genoa), che battono anche i rigori. Sono certezze, poi prendi anche una scommessa”.

Sulla Bundesliga ripartita ieri: “Mi ha fatto un effetto un po’ strano, senza tifosi è un calcio diverso. Ho buttato l’occhio, c’è più freddezza, non c’è quasi emozione di segnare, è diverso da prima. Ma il calcio, come tutti gli altri settori, deve ripartire. Spero riparta anche in Italia: io, come tante altre persone, viviamo di calcio. Sono emozioni belle che devono ritornare”.

Su come è ripartito il calcio in Germania: “Purtroppo in Italia c’è tanta burocrazia, nel calcio come in tutti i settori. Ti porta ad allungare i tempi. In Germania sono stati più furbi, più preparati e sono riusciti a risolvere la questione calcio in tempi brevi. Il calcio manca, speriamo che quanto prima possa ripartire anche da noi. Al Borussia Dortmund 3-4 giocatori di grande qualità, e quando vedi azioni così belle si fa presto a far tornare su le emozioni”.

Su come ha reagito la Germania al coronavirus: “Io comunque ho amici in Germania, anche in altri settori: lo Stato si è fatto sempre trovare abbastanza presente, con incentivi a fondo perduto. Nel calcio loro sono decisi, sono molto uniti e quando vogliono una cosa la portano fino in fondo”.

Sul titolo con il Wolfsburg nel 2009: “E’ stata un’esperienza molto bella, la prima all’estero. Consiglio a tutti i calciatori di farla. Quando sono arrivato, era una squadra sconosciuta. Ma era una squadra forte. C’erano giocatori come Edin Dzeko, Grafite, Zvjedzan Misimovic, due-tre giocatori forti, un bel mix. Eravamo noni in classifica, poi nel girone di ritorno abbiamo volato. Abbiamo battuto il Bayern di Luca Toni per 5-1. Abbiamo fatto come il Leicester di Claudio Ranieri in Inghilterra”.

Sulla coppia d’attacco Dzeko-Grafite: “Avevamo una coppia di attaccanti che ci faceva partire da 1-0 o 2-0 ogni partita. Un po’ come avere Ronaldo in squadra. Sono esplosi quell’anno. Dzeko è completo, ma quello in Italia è leggermente meno forte di quello che avevo io. Meno veloce e potente, ma ha più esperienza. Grafite era un attaccante fisicamente molto forte, in qualità meno forte di Dzeko, ma quell’anno lì era inarrestabile. Come toccavano palla facevano gol”.

Sui numeri 10 più forti nel calcio italiano: “Abbiamo avuto più nel passato che nel presente, di 10 forti. Se devo dirne uno, di livello mondiale, dico Roberto Baggio. Ero giovane, negli Allievi Nazionali del Bologna, e quando mi allenavo con la Prima Squadra di Renzo Ulivieri vedevo ciò che facevo in allenamento: saltava tutti e faceva ciò che voleva”.

Sul giocatore italiano più forte mai visto: “Quello più forte dico Baggio, ma gente come quella dell’Italia 2006, per esempio Gigi Buffon, Fabio Cannavaro, Alessandro Nesta, Andrea Pirlo, Totti erano forti. Comunque dico Baggio. Ero piccolo, al di là del buongiorno e buonasera non ci parlavo molto. L’ho rivisto dopo i Mondiali 2006, a Formentera, lui non si ricordava di me. Ma venne da me a farmi i complimenti. Negli ultimi due anni ho fatto due eventi con le leggende: persona unica, di un livello umano enorme. Una leggenda in tutti i sensi”.

Sul Bologna: “A Bologna sono arrivato a 10 anni e sono andato via a 23. Mi sarebbe piaciuto concludere la carriera a Bologna, laddove ero partito, anche firmando in bianco, gratuitamente, purtroppo non è andata così. Magari ci tornerò su un giorno, da dirigente”.

Sul suo futuro: “Ho un piano A, cioè quello di affiancare un direttore sportivo, che magari conosco, a supporto perché non ho le skills da manager ora: un’esperienza per imparare. Se quest’estate non dovesse succedere, ho il Piano B: mi piace il calciomercato, sto facendo scout, ho guardato tanti giocatori. Come ha aperto l’agenzia Francesco Totti, mi piacerebbe aprire un’agenzia come lui. Vediamo quale delle due si concretizzerà”.

Sul Palermo: “Ho bellissimi ricordi, bei tempi. Primo anno di Serie A al Palermo dopo anni di categorie inferiori, con trasferte a San Siro, Roma, con la nostra curva piena. Palermo mi ha consacrato nel mondo del calcio, mi ha fatto conoscere. Sono arrivato in Nazionale, mi sono fatto conoscere in Europa League con il Palermo, bellissimi risultati. Sono tornato con le vecchie glorie per salutare la nuova proprietà quando posso do sempre un occhio, sono molto legato ai rosanero”.

Sul Milan: “Il Milan è la squadra più importante dove ho giocato. Squadra gloriosa. Sono arrivato in un momento dove le cose stavano andando un po’ male. Speravo di vincere con questa maglia, ma non ci siamo riusciti. Zlatan Ibrahimovic? Da tifoso, vorrei che rimanesse. Da addetto ai lavori, se ragionassi da direttore sportivo, bisogna vedere proprietà, progetto, ha una certa età. Bisogna valutare i pro e i contro, quanto ancora ti può dare e se può essere ancora utile alla causa”. QUI LE ULTIME DI MERCATO SU IBRAHIMOVIC >>>

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