ESCLUSIVA PM – Pagni (Repubblica): “Silva va aspettato. Cinesi, scommessa Milan a rischio”

Luca Pagni, giornalista di ‘Repubblica’, a 360° sulla situazione del Milan, in campo e fuori, in esclusiva per i microfoni di ‘Pianeta Milan’

di Daniele Triolo, @danieletriolo

Il Milan vive, in campo, una situazione un po’ complicata: staziona difatti a metà classifica e ha visto rapidamente sfumare la possibilità di qualificarsi alla prossima edizione della Champions League. Al contempo, anche fuori dal campo, ovvero sull’asse Pechino-Milano, la situazione societaria appare tutt’altro che stabile. La redazione di ‘Pianeta Milan’ ha contattato Luca Pagni, giornalista di ‘Repubblica’, per una chiacchierata a 360° su queste importanti tematiche:

 Secondo lei è stato giusto esonerare Vincenzo Montella a novembre?
“Giusto non saprei. A mio avviso Montella – che pure non aveva fatto male con il Milan dei giovani e dei prestiti l’anno scorso – si è rivelato “inadatto” al Milan costruito dal duo Mirabelli-Fassone. Non ha capito che era importante non perdere il contatto con la testa della classifica, anche sacrificando una idea di gioco. In parole povere: meglio portare via qualche punto con le barricate che perdere tutte le partite con le squadre che stanno davanti in classifica. Il gioco sarebbe venuto con il tempo…. Inspiegabile poi che il Milan, fino all’arrivo di Gennaro Gattuso, fosse l’ultima squadra della Serie A per chilometri percorsi, nonostante abbia la rosa con l’età media più giovane. Dopodiché è stato mandato via dopo il pareggio con il Torino, forse la miglior partita della sua gestione….”.

Cosa pensa che potrà dare, in più, Gattuso a questo Milan?
“Mi sembra che stia plasmando il Milan a sua somiglianza: grintoso, volitivo, combattivo. Gattuso era famoso perché per lui le partire erano tutte finali. La voglia di portare a casa il risultato a tutti i costi a Firenze, per esempio, è la dimostrazione di come stia plasmando la mentalità dei giocatori. Poi è maniacale sul lavoro, ha carisma e i giocatori lo riconoscono leader. Se impara a gestire meglio i cambi il Milan potrà recuperare posizioni”.

Quali sono a suo avviso le ambizioni massime stagionali della squadra rossonera?
“In campionato è troppo lontano in classifica e al momento mi pare a portata di mano solo il sesto posto. Per come è costruita la squadra potrebbe fare molto meglio nelle gare ad eliminazione. In Coppa Italia può succedere di tutto: il fatto di giocare la semifinale sul doppio turno aumenta le possibilità del Milan che parte sfavorito. In Europa League molto dipende dal sorteggio, ma in questo caso aiuta avere una rosa lunga e sono convinto emergerà il valore di André Silva. L’Europa è un palcoscenico in cui i giocatori vogliono fare bella figura e agli stranieri serve per conquistarsi la convocazione per i Mondiali”.

Quali sono i giocatori che, in questa stagione, l’hanno sorpresa maggiormente in positivo ed in negativo?
“Fino a qualche settimana fa gli unici giocatori con un rendimento superiore alle attese sono stati Patrick Cutrone, Jesús Suso e Fabio Borini. Ora si può cominciare a stilare classifiche in modo diverso: Alessio Romagnoli sta crescendo in autorevolezza e personalità e questo è buono anche in chiave nazionale. Lo stesso per Davide Calabria se confermerà i progressi. Hakan Çalhanoğlu non mi sorprende: è un giocatore tecnicamente sopra la media. I più deludenti sono Ricardo Rodríguez e Lucas Biglia, non mi sembra si dannino l’anima. André Silva va aspettato assolutamente, che il Milan non faccia l’errore commesso con i vari Matteo Darmian, Simone Verdi e Bryan Cristante….”.

Avrebbe agito diversamente sul mercato? Puntando, magari su chi nello specifico?
“Non faccio il direttore sportivo di mestiere. Dico che il Milan aveva bisogno di ricostruirsi e quindi condivido l’idea di puntare su giovani promettenti. Mi permetto solo di segnalare che il Milan segna poco e quindi manca un giocatore da 20 gol a stagione. Con il livello del calcio italiano, averlo ti permette di fare la differenza con le piccole e risolvere qualche partita con una giocata. Siccome non è arrivato, ora bisogna avere pazienza e far crescere i giovani”.

Secondo lei chi è il maggiore responsabili, o i maggiori responsabili, della stagione deludente dei rossoneri?
“Nel calcio sbaglia chi ha le scelte. Di Montella abbiamo detto. Fassone ha sbagliato a fare troppi proclami (“Puntiamo al quarto posto”) creando troppe aspettative (“Stiamo aspettando il super sponsor cinese da luglio…”). Mentre il giudizio su Mirabelli non può che essere lo specchio della posizione in classifica.

Cosa si sa, effettivamente, su Yonghong Li?
“Yonghong Li è un uomo d’affari con un patrimonio stimato nettamente sotto il miliardo di euro. Aveva saputo raccogliere attorno al suo progetto una serie di soci, sia privati che pubblici, ma le nuore regole sugli investimenti all’estero lo ha lasciato in difficoltà e ha dovuto ricorrere a una serie di prestiti per chiudere l’operazione di acquisto del Milan. Ha fatto una scommessa finanziaria sperando di quotare il Milan in breve e tempo, ma date le condizioni politiche rischia seriamente di perderla”.

Ritiene che la proprietà del Milan sia solida ed affidabile o pensa che sia più equilibrato mantenere un alone di scetticismo?
“La risposta non può che essere una conseguenza della precedente. Ci sono una serie di domande ancora senza risposta. Perché il Milan è stato valutato così tanto? La cordata cinese è in grado di restituire il prestito al fondo Elliott? Sono arrivare proposte da parte di fondi internazionali per rilevare il controllo del Milan e a quale prezzo?”.

 La situazione finanziaria del club di Via Aldo Rossi è così tetra come viene dipinta?
“I conti del Milan in sé sono gestibili. E in ogni caso lo devono essere: gli accordi con Elliott prevedono che il Milan debba avere sempre i conti positivi altrimenti può subentrare nel controllo. E finora gli accordi sono stati rispettati. Il problema è la restituzione a ottobre dei 303 milioni che diventano 370 con gli interessi al fondo Elliott. Senza trovare qualcuno che rifinanzi prima della scadenza la proprietà cinese sarà costretta a vendere”.

Donnarumma: lei lo cederebbe? Se sì, perché e quanto potrebbe valere?
“Da 50 milioni in su può essere una rinuncia accettabile Nel calcio moderno conta molto di più avere un attaccante da 25 reti a stagione o un centrocampista di livello superiore che risolve una partita con una giocata o un assist. Inoltre dicono una gran bene di Alessandro Plizzari. Se Donnarumma vuole essere la bandiera del Milan per i prossimi 20 anni va benissimo, altrimenti va bene uguale. Sarebbe un vero peccato, invece, venderlo per mettere a posto i conti”.

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  1. user-13692995 - 3 anni fa

    Ma quando mai Repubblica è stata pro Milan.

    Rispondi Mi piace Non mi piace

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