A MADRID MANCATI TESTA E CUORE: A COSA E’ VALSO IL TURNOVER DI UDINE?

A MADRID MANCATI TESTA E CUORE: A COSA E’ VALSO IL TURNOVER DI UDINE?

di Federico Albrizio

calciomercato-milan.it
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Quando a Udine Seedorf ha schierato una formazione composta per 9/11 dalle cosiddette ‘seconde linee’, i tifosi hanno incrociato le dita e accettato malvolentieri la scelta, supponendo che il tutto fosse in funzione della trasferta di Madrid. Dopo la sconfitta arrivata al termine di una partita giocata senza spirito combattivo dai rossoneri, la disfatta a fatica è stata comunque digerita: in fondo la testa di tutti era alla prestigiosa sfida contro l’Atletico, la gara dell’anno. Tre giorni per preparare una sfida di tale prestigio possono essere pochi da un punto di vista tattico, ma da quello mentale sono più che sufficienti, considerando che spesso partite del genere si preparano quasi da sole: l’aria di Champions ha tendenzialmente sempre dato una carica in più ai giocatori. Ma ieri sera niente è andato in questa direzione.Solo 3 minuti per far crollare il castello del Milan – Ecco quanto ci vuole a Diego Costa per mandare in frantumi qualunque velleità di rimonta. Il gol non indirizza tanto il risultato dell’incontro, quanto più l’andamento psicologico dello stesso. I rossoneri sono chiamati a fare almeno due gol per il superamento del turno, dovrebbero entrare in campo pronti ad aggredire gli avversari su ogni singolo pallone. Invece dopo 3 minuti la prima palla persa con superficialità, un’uscita sbagliata sul portatore di palla e una marcatura disastrosa in area portano allo svantaggio. Seedorf in settimana avrebbe dovuto lavorare soprattutto su questo nella preparazione, dare la giusta carica a veterani come Essien ed esordienti come Taarabt, ma in campo non si vede nulla per 15-20 minuti. Da lì fino alla fine della prima frazione i rossoneri trovano pareggio e coraggio, prima di farsi sgonfiare ancora dal rocambolesco gol di Turan.Secondo tempo da incubo: mancano motivazioni e corsa, eppure con il turnover… – Dopo il secondo vantaggio dei Colchoneros, il morale dei giocatori rossoneri ha subito un colpo durissimo, ma era lecito credere che ci sarebbe stata una nuova reazione. Invece l’atteggiamento della squadra nella ripresa è stato disastroso: pressing nullo, attacco confuso e difesa disordinata. E’ mancata anche la quantità di corsa però: gli uomini di Simeone non hanno mai mostrato segni di cedimento nel corso dei 90′, mentre Kakà e compagni hanno finito le batterie dopo 45′ minuti di buona intensità. La domanda è spontanea: ma il turnover fatto in campionato non doveva prevenire proprio questo tipo di situazione? Con una formazione diversa per 9/11 rispetto alla partita contro l’Udinese, le energie per un impegno di tale portata sarebbero dovute al massimo della loro disponibilità. Cosa non ha funzionato dunque? La tensione ha stancato più del previsto? Si pagano ancora errori della preparazione fisica precampionato? Probabilmente una somma di questi fattori, accompagnati da un lavoro non impeccabile nell’avvicinamento al big match. Non ci sono indicazioni positive per Seedorf da questa trasferta: passi indietro nel gioco, nella condizione psicofisica della squadra e delle individualità. Non resta che cancellare e ripartire per cercare di salvare il salvabile in questa stagione sciagurata.

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