AMARCORD – Torino, contestazioni e quel capolavoro di Kaladze

Amarcord ci riporta al primo anno dell’epopea di Carlo Ancelotti, a una vittoria importante quanto sofferta, ricordata per un gran gol di Kaladze

di Edoardo Lavezzari, @Edolave
Kakaber Kaladze, per anni terzino del Milan

AMBIZIONI E DELUSIONI – Uno dei digiuni più lunghi di sempre. Il ramadan del Milan a San Siro nel campionato 2001-2002 durò quasi tre mesi: 84 giorni senza vittoria. Roba da stracciare l’abbonamento. Soprattutto perchè i rossoneri si erano presentati ai nastri di partenza con un obiettivo ambizioso: riportare lo scudetto a Milano dopo 2 stagioni deludenti. In estate Berlusconi aveva aperto i cordoni della borsa spendendo fiumi di denaro: Inzaghi, Rui Costa e Pirlo. Solo per questi 3 il cavaliere aveva scucito 190 miliardi. Cifra astronomica in parte ripianata dalla cessione di Comandini e Cristian Zenoni per 60. Plusvalenze e follie di un mercato che fu e che oggi non c’è più. Archiviamo la parentesi nostalgica con tanto di lacrimuccia e andiamo avanti. A una squadra così forte serve un comandante di ferro. Berlusconi come al solito esagera e chiama in panchina un imperatore.

Anzi, l’imperatore Fatih Terim. Nonostante qualche acuto  (4-2 ai cugini nerazzurri) il tecnico turco non riesce a trovare continuità di risultati e a novembre saluta tutti per tornare in patria. Al suo posto c’è Carlo Ancelotti. Con Carletto il Milan decolla nonostante l’infortunio di Superpippo e alla fine dell’anno solare la squadra ha un distacco tollerabile dal gruppo di testa. Ma a gennaio 2002 le cose cambiano: i rossoneri accusano una flessione di gioco e risultati. Soprattutto perchè tra le mura amiche il Milan non vince più.

ANCELOTTI RITROVA IL SORRISO – Per ritrovare i 3 punti in casa i rossoneri devono attendere il 17 marzo. Nel posticipo serale va in scena Milan-Torino. Ma la Scala del Calcio è deserta. La Sud è vuota perchè la tifoseria è in aperta contestazione con la dirigenza rossonera. Nemmeno il probabile ritorno di Superpippo in campo riesce ad arginare la protesta. Si gioca per pochi intimi. Il primo tempo è noioso. Tanti sbadigli e poche emozioni. Un po’ per le condizioni ambientali (non atmosferiche), un po’ perchè il Torino di Camolese è una squadra sempre ostica: si chiude, blocca tutte le fonti di gioco e quando può riparte. Al rientro c’è subito una novità: Inzaghi al posto di Javi Moreno. Ora il Milan è più pericoloso, ma per sbloccare la gara serve un episodio: al 50′ spiove un pallone in area, Kaladze si allunga in estirada sulla linea di fondo per tenerlo in gioco: ne esce fuori una traiettoria impossibile che inganna Bucci e si infila in fondo al sacco.

La gara adesso sembra in discesa. Ma 12′ dopo ci pensa Contra a rimettere in carreggiata il Toro: il laterale romeno trattiene Ferrante in area di rigore sotto gli occhi severi di Braschi. E’ calcio di rigore: Ferrante dal dischetto è freddo e pareggia i conti. Il Milan carica a testa a bassa per interrompere il digiuno. Ma la palla non vuole entrare. Jose Mari prova a fare il furbo segnando con la mano. Braschi non si lascia ingannare e ammonisce lo spagnolo. Inzaghi invece le prova tutte per mettere il suo nome sul tabellino dei marcatori, ma sbatte su Bucci. Se gli attaccanti sparano a salve, tocca a un centrocampista con il vizietto del gol togliere le castagne dal fuoco. A poco più di 10′ dalla fine sugli sviluppi di un corner, Ambrosini prende l’ascensore per il secondo piano e con un colpo di…spalla beffa Bucci. Milan avanti. Ma i rossoneri non sanno gestire il vantaggio. Alla tranquillità preferiscono il rischio. E’ come giocare con il fuoco. Prima o poi ti scotti. Infatti nel 4′ di recupero Lucarelli si trova a tu per tu con Abbiati nell’area piccola ma manda incredibilmente il pallone sul fondo. Il Toro si dispera. Ancelotti tira un sospiro di sollievo. I rossoneri ritrovano i 3 punti e pianificano la rimonta Champions. Il Milan chiude il campionato al quarto posto, l’ultimo disponibile per accedere ai play-off della “coppa dalle grandi orecchie”. In pochi lo immaginano. Ma è in quella stagione così deludente che Ancelotti pone le basi per i trionfi futuri.

Mariano Messinese
@MarianoWeltgeis

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