Inter, Conte contesta la società per il mercato. E se fosse venuto al Milan?

Inter, Conte contesta la società per il mercato. E se fosse venuto al Milan?

Antonio Conte, nel post-partita di Borussia Dortmund-Inter, ha attaccato duramente il suo club. Sulla sponda rossonera forse non sarebbe arrivato a ottobre

di Daniele Triolo, @danieletriolo

NEWS INTER – Ripresa, dominata, ribaltata. L’Inter di Antonio Conte, ieri sera, al ‘Signal-Iduna Park‘ di Dortmund, è stata sconfitta per 2-3 dal Borussia di Lucien Favre: dopo aver concluso la prima frazione di gioco avanti di due reti siglate dall’attaccante argentino Lautaro Martínez e dal centrocampista uruguaiano Matias Vecino, i nerazzurri si sono fatti rifilare tre reti dal BVB nella ripresa. Mattatore il terzino destro marocchino, Achraf Hakimi, autore di una doppietta, e Julian Brandt, in gol sugli sviluppi di una rimessa laterale … in favore dell’Inter.

Al termine del match, dunque, è esplosa l’ira di Conte il quale, dopo aver assistito alla débâcle dei suoi ragazzi, in maniera simile, già sul campo del Barcellona in Champions League ed aver rischiato, oltretutto, di perdere punti pesanti in campionato al cospetto delle non irresistibili Bologna e Brescia (entrambe battute per 2-1, in trasferta, sudando le proverbiali sette camicie …), ha inveito duramente contro la società di Corso Vittorio Emanuele. In sintesi, il discorso post-partita di Conte può essere ricondotto ad una sessione di mercato estiva giudicata inadeguata da parte del tecnico.

“La programmazione l’ho fatta io con la società, questo sì – ha detto Conte in sala stampa -. Mi sono fidato di alcune situazioni, magari non avrei dovuto fidarmi. Ma la rosa ha dei limiti. Quando le cose vanno male, a chi chiedo di prendersi più responsabilità, a Nicolò Barella che abbiamo preso dal Cagliari o a Stefano Sensi, acquistato dal Sassuolo?”. A ‘Sky Sport‘, invece, aveva evidenziato, oltretutto, come la rosa, oltre che qualitativamente inadeguata, fosse anche scarna: “Sono stati commessi errori importanti. Non si possono affrontare campionato e Champions League in queste condizioni”. Ora, che Conte fosse un tecnico abituato a lottare per la vittoria, si sapeva. Che, però, non sapesse come la forza economica dell’Inter sia inferiore a quella della Juventus o del Chelsea, un po’ francamente stupisce.

Conte si è lamentato del mercato, eppure va detto che l’amministratore delegato Giuseppe Marotta ed il direttore sportivo Piero Ausilio, per accontentare il proprio tecnico, hanno fatto tirare fuori a Zhang Jindong, maggiore azionista dell’Inter e proprietario del gruppo ‘Suning‘, 22 milioni per Valentino Lazaro; quasi 49, tra prestito, obbligo di riscatto e bonus, per lo stesso Barella; 25, con formula identica, per Sensi; 20 per il riscatto del cartellino di Matteo Politano e ben 78 milioni di euro, tra parte fissa e bonus, per il botto del calciomercato estivo nerazzurro, Romelu Lukaku. Totale, 194 milioni di euro ai quali vanno aggiunti i prestiti di Cristiano Biraghi ed Alexis Sánchez oltre che l’acquisto a costo zero (ma con ingaggio da top player) del difensore uruguaiano Diego Godín.

L’Inter, per Conte, è tra le squadre che ha speso di più, in Italia ed in Europa, allestendo una rosa molto competitiva per il salto di qualità definitivo, per provare a lottare per lo Scudetto e per andare il più avanti possibile in Champions League. Ma Conte non è contento. Vero, l’Inter ha avuto qualche infortunio di troppo in questo periodo: fuori causa Sánchez fino al nuovo anno, Sensi si è fermato qualche settimana ed è rientrato soltanto ieri, Danilo D’Ambrosio e Kwadwo Asamoah sono ancora fermi ai box e, pertanto, è comprensibile come, in questo periodo, stiano giocando sempre gli stessi elementi. I quali, logicamente, possono incappare in battute d’arresto, come quella di Dortmund, che arrivano anche a causa della stanchezza di molti calciatori. Ma la Juventus, caro Conte, ha due squadre potenzialmente titolari. E si sapeva. Così come avrebbe dovuto sapere, il tecnico salentino, che l’Inter, appena uscita dalle forche caudine del Fair Play Finanziario, non avrebbe potuto spendere cifre assurde per acquistare mezzo mondo.

La sua sparata, sinceramente, è sembrata essere ingenerosa nei confronti dell’Inter, che con Conte ha voluto avviare un progetto vincente, sì, ma non necessariamente subito, in questa stagione. Di offerte, Conte, ne ha avute tante prima di scegliere di sposare la causa nerazzurra. A lui si è interessata la Roma, contattato personalmente da Francesco Totti prima delle sue dimissioni da dirigente, il Manchester United, mai pienamente convinto da Ole Gunnar Solsksjaer, ma, soprattutto, il Milan, che già agli albori della passata stagione, luglio 2017, aveva avuto contatti con l’ex Commissario Tecnico della Nazionale Italiana per la sostituzione di Gennaro Gattuso, inviso a Leonardo e poco ‘digerito’ dai vertici del fondo Elliott Management Corporation. Conte mantenne i contatti con il Diavolo per un po’, salvo poi decidere di prendersi un anno sabbatico per potersi dedicare a vincere la causa (poi vinta) con il Chelsea, che lo aveva licenziato per prendere Maurizio Sarri.

E l’opzione Conte, per il Milan, si è riaccesa qualche mese dopo, verso la fine del passato campionato, quando si era già capito come Gattuso e i rossoneri sarebbero andati incontro al divorzio. Pensate, soltanto per un attimo, se Conte, per assurdo, fosse venuto al Milan. Campagna acquisti da 85-90 milioni (e sono già troppi, visti il bilancio in rosso fisso dalle parti di Via Aldo Rossi), cessioni dei gioielli di casa sempre dietro l’angolo, per poter incrementare il bottino delle plusvalenze e far sorridere le casse, nessun elemento di esperienza e personalità, ma soltanto giovani di 22-23 anni o, in taluni casi, prelevati da squadre poi retrocesse in Serie B. A fare da contorno al tutto, Conte avrebbe dovuto lamentarsi, ogni 3-4 mesi, per via dei continui dialoghi tra Milan e UEFA per questioni relative al mancato rispetto dei parametri del Fair Play Finanziario. Brividi.

Ipotizziamo, ironizzando, che Conte avrebbe fatto la medesima fine di Marco Giampaolo, tecnico esonerato ad inizio ottobre dal club di Via Aldo Rossi. Non, però, per le 4 sconfitte in 7 gare, bensì per un probabile crollo nervoso dovuto alla situazione assurda, a suo dire, che avrebbe dovuto vivere tutti i giorni a Milanello e dintorni. In fin dei conti, ammettiamo candidamente, Milan e Inter, al momento, sono accomunate, in questo particolare momento storico, esclusivamente dal progetto del nuovo stadio, che intendono costruire insieme e condividere, ma da un progetto sportivo totalmente diverso, agli antipodi. Conte, però, può sorridere pensando al famoso detto ‘mal comune mezzo gaudio‘. Perché gli allenatori top, in Italia, vivono un periodo strano. Come, per esempio Carlo Ancelotti, che ha praticamente rotto con il Napoli del Presidente Aurelio De Laurentiis dopo l’ammutinamento dei calciatori partenopei, che hanno rifiutato di andare in ritiro. P.S. Carletto, torna, sta casa aspetta a te.

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