Montella lo elogia, i tifosi criticano: De Sciglio, l’ora della verità

Montella lo elogia, i tifosi criticano: De Sciglio, l’ora della verità

Montella parla di De Sciglio come patrimonio del Milan, ma chiede aiuto ai tifosi che invece continuano a criticarlo. Contro la Roma l’ora della verità.

di Stefano Bressi, @StefanoBressi

Come troppo spesso avviene nel calcio, con Mattia De Sciglio si è probabilmente commesso un enorme sbaglio: caricarlo di eccessive responsabilità e aspettative quando era solo un ragazzino. Classe 1992, nel 2012 ha esordito in prima squadra, lanciato da Massimiliano Allegri. Doti oltre la norma e un futuro che sembrava essere roseo. Poi, qualche infortunio e le prime difficoltà l’hanno messo in difficoltà. Lui stesso ha confessato di essere stato a un passo dalla depressione e solo grazie a un mental coach è riuscito a superare la crisi. La sua carriera, finora, è stata caratterizzata da alti e bassi, ma i tifosi che si aspettavano il nuovo Paolo Maldini sulla fascia, non gradiscono.

Alle prime prove negative del terzino sono arrivati immediatamente i fischi del pubblico di San Siro, nonostante De Sciglio avesse poco più di vent’anni. Perché se adesso ne ha 25, c’è da dire che i primi attriti con il pubblico rossonero risalgono alla stagione 2013/14, quando Mattia era un 22enne. Ancora avrebbe avuto tutto il tempo per crescere, ma la pazienza dei tifosi non si è dimostrata molta. Troppe pressioni lo hanno portato, condizionato anche dalle critiche, a un calo ancora maggiore. Non tutti i ragazzi reggono allo stesso modo.

Così si è arrivati ad assistere a un De Sciglio che addirittura sembra un lontano parente di quello degli esordi, di quello che con le presenze in Serie A che si contavano sulle dita di una mano, durante un Derby, si ritrova senza paura faccia a faccia con Javier Zanetti e che disputa una super stracittadina. Adesso De Sciglio è l’opposto: spesso troppo timido, impacciato, insicuro. Caratteristiche che non consentono certamente di esprimersi al meglio e che sono causate anche da un ambiente a lui ostile.

Dopo diversi anni, la storia tra De Sciglio e il Milan sembra essere giunta al capolinea. Il match con l’Empoli di due settimane fa pare aver segnato una spaccatura netta, non più ricucibile: i fischi copiosi all’uscita dal campo prima e lo scontro fuori dallo stadio poi, hanno chiarito le idee del numero 2 rossonero, accusato tra l’altro di aver già trovato l’accordo con la Juventus per la prossima stagione. Certo non il modo migliore per fargli cambiare idea. L’incontro di pochi giorni dopo con la nuova dirigenza dovrebbe aver sancito la rottura: De Sciglio non rinnoverà.

Eppure Vincenzo Montella continua a difenderlo, ma soprattutto a elogiarlo. Prima di lui l’hanno fatto Cristian Brocchi, Sinisa Mihajlovic, Filippo Inzaghi, Clarence Seedorf e Allegri. Sei allenatori, tutti con Mattia in campo. Per non parlare della Nazionale, territorio in cui il giovane terzino sembra rinascere e sfodera quasi sempre prestazioni di alto livello. Cesare Prandelli, Antonio Conte e Giampiero Ventura non possono prescinderne e spesso lo elogiano.

Solo un caso? Lo stesso De Sciglio ha detto che lui sa bene di essere apprezzato dai tecnici, ma che comunque patisce l’ostilità del pubblico. Montella oggi in conferenza ha chiesto ai tifosi di aiutare il ragazzo, che comunque è cresciuto nel settore giovanile milanista e ha sempre tifato Milan fin da bambino. Le critiche sono lecite, mentre è sbagliato continuare a prenderlo di mira. Se dovesse andare alla Juventus e tornare al top, poi, la colpa stavolta dovranno assumersela i tifosi.

Di certo sarà importante il match di domani sera contro la Roma. Pare difficile immaginare che i supporters milanisti cambino improvvisamente idea e accolgano l’appello dell’Aeroplanino tramutando i fischi in applausi, ecco perché De Sciglio non potrà permettersi una prestazione sottotono. Anzi, dovrà essere bravo a convincere tutti che può essere ancora un grande giocatore. Magari non il nuovo Maldini, ma neanche un ragazzo da fischiare a ogni tocco del pallone. Il pubblico milanista, in fondo, ha anche dimostrato di saper trasformare i fischi in applausi dopo buone prove, ricredendosi. Magari può dargli qualche consiglio Josè Sosa, per dirne uno.

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