Milan distratto e deconcentrato: bisogna cambiare approccio

Milan distratto e deconcentrato: bisogna cambiare approccio

Tra primi e secondi tempi il Milan cambia radicalmente faccia: cosa scatta nell’intervallo? Perché si parte sempre male? Dove sono i problemi dei rossoneri?

di Redazione

(di Enrico Maggioni) Vincenzo Montella ha espresso chiaramente il proprio concetto una settimana fa, dopo il pesante scivolone interno contro l’Empoli: “Non dobbiamo rapportare tutto al risultato”, sostiene il tecnico campano, che rivendica la necessità di un’analisi a più ampio respiro per giudicare le prestazioni del Milan.

Se alcuni dei numeri espressi dal campionato vedono i rossoneri solamente settimi per numero di tiri indirizzati nelle porte avversarie, addirittura ultimi per numero di chilometri percorsi e tristemente terzi per quantità di tiri subìti (ringraziando il fenomenale Gianluigi Donnarumma sempre attento tra i pali), emerge con forza un altro dato, apparentemente contraddittorio e che può essere oggetto di diverse interpretazioni.

In questa stagione, pagando lo scotto di un approccio molle e deconcentrato al match, il Milan si è spesso trovato in grave difficoltà nei primi tempi chiudendo le frazioni in svantaggio e offrendo ai propri tifosi veementi riprese con assalti all’arma bianca per raddrizzare il risultato. Questo atteggiamento, evidentemente frutto di carenze di concentrazione e motivazione, fa sì che i rossoneri di Vincenzo Montella abbiano accumulato nei soli primi tempi il magro bottino di 44 punti, per poi scatenarsi nelle seconde frazioni che hanno invece fruttato ben 59 punti, dietro solamente a Roma e Juventus.

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Un dato di interesse, ulteriormente suffragato dalla quantità di reti messe a segno dai rossoneri nella seconda parte dei match: delle 51 marcature sin qui messe a segno dai ragazzi di mister Montella, ben 31 (il 60% complessivo) sono quelle realizzate nella ripresa e 22 sono le reti realizzate nell’ultima mezz’ora di gioco.

Da qui la necessità di capire il perché di un simile atteggiamento: i più ottimisti tra i tifosi rossoneri fanno proprie le teorie dell’Aeroplanino, secondo il quale questa reazione è sintomo di grande maturità, forte convinzione nei propri mezzi e ottima condizione atletica. Montella ha più volte dimostrato di essere consapevole di questa reattività, forse studiata a tavolino: anche domenica a Crotone ha ammesso di aspettarsi il calo atletico degli avversari sui cui i rossoneri hanno decisamente preso il sopravvento nella ripresa senza tuttavia completare la rimonta vincente come già accaduto in altre occasioni.

Una visione più pessimistica imputa invece questo differente approccio tra primi e secondi tempi ad una chiara mancanza di personalità e concentrazione: troppo spesso compassati, distratti e superficiali (si veda il clamoroso autogol di inizio gara a Pescara, n.d.r.), i rossoneri si fanno spesso sorprendere da avversari tosti, sebbene talvolta meno dotati tecnicamente, chiudendo i primi tempi in svantaggio.

Ciò costringe i ragazzi di Montella a faticosi recuperi nei secondi tempi con conseguente gravoso dispendio di energie psico-fisiche: se questa necessità dimostra la buona preparazione atletica e una notevole tenuta a livello mentale, la fatica della rimonta dà spesso luogo a eccessi di nervosismo (undici le espulsioni collezionate in questo campionato) e stravolgimenti tattici poco cari all’Aeroplanino.

Le recenti prestazioni hanno nuovamente evidenziato questa caratteristica: sotto di una o più reti contro Pescara, Inter, Empoli e Crotone, evidentemente sorpresi da un atteggiamento tattico avversario più aggressivo e spregiudicato e soggetti a gravi svarioni difensivi, ai rossoneri la rimonta è riuscita in due sole occasioni collezionando la miseria di tre soli punti, compromettendo l’accesso diretto all’Europa League e negando la prima vittoria in campionato alla neo proprietà cinese.

A quattro giornate dal termine Montella evoca, con serio paradosso, le “gare facili” contro Roma e Atalanta: di fronte ad avversari di maggior livello tecnico i rossoneri sembrano compattarsi e ritrovare serenità. Un chiaro segno di subalternità psicologica, con il tecnico campano nella parte del motivatore, chiamato ad operare su corpo e mente del gruppo – sin qui con risultati lusinghieri – per conservare, in questo rush finale, il sesto posto che consente l’ingresso in Europa League attraverso i preliminari.

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