De Sciglio-Milan, le ragioni di un amore finito

De Sciglio-Milan, le ragioni di un amore finito

De Sciglio, nato e cresciuto nel Milan, avrebbe dovuto essere l’erede di Paolo Maldini. Invece, è destinato ad andare via tra poco. Ecco perché.

di Stefano Bressi, @StefanoBressi

Il rapporto tra Mattia De Sciglio e i tifosi rossoneri non è mai stato, eccetto per gli inizi, idilliaco. Ci si è sempre aspettato tantissimo dal numero 2 rossonero, che però per diversi motivi non è mai riuscito a esprimersi al meglio. La rottura definitiva c’è stata al termine dell’ultima stagione, quando si è addirittura arrivati a uno scontro all’esterno di San Siro tra il terzino e alcuni ultras. Ovviamente, a parte la rabbia e le accuse che vengono rivolte a Mattia, a diversi milanisti dispiace. Dispiace, perché De Sciglio era visto, da tutti, come l’erede designato di Paolo Maldini. Lo aveva detto anche il numero 3 in persona.

E invece… Siamo ai dettagli per la cessione di De Sciglio. Ma non solo, perché il numero 2 non si trasferisce in un club qualsiasi, bensì alla Juventus. Insomma, non solo rottura con l’idea di Bandiera, ma rottura totale e brutale. Ma perché si è arrivati a questo? Perché De Sciglio non è mai riuscito a imporsi totalmente in rossonero? Cerchiamo di analizzare la sua storia milanista.

De Sciglio è stato lanciato da Massimiliano Allegri, che ha creduto fin da subito nel suo potenziale. Era la stagione 2011/12 e da quel momento, piano piano, Mattia è diventato un titolare. I tifosi sembravano innamorati di lui. Un classe 1992 (20 anni all’epoca) che entra in campo con personalità e ha anche il coraggio durante un Derby di trovarsi faccia a faccia con il capitano nerazzurro Javier Zanetti. Il talento messo in mostra appare cristallino.

Con il passare delle stagioni tutti si aspettavano, ovviamente, un miglioramento delle sue prestazioni. Tuttavia, in realtà, è andato calando. Sicuramente il fattore principale che ha causato tutto ciò è stata la troppa pressione. Proprio l’averlo nominato subito erede di Maldini, così giovane, di certo non lo ha aiutato. I tifosi, ai primi errori, hanno subito iniziato a prenderlo di mira, complice ovviamente anche una squadra che è stata tra le peggiori di sempre nella storia milanista.

Ecco che, allora, fino alla stagione 2013/14 c’è tolleranza. I tifosi lo considerano ancora un ragazzino pronto a maturare, ma il salto di qualità non avviene mai. Con Filippo Inzaghi in panchina arrivano le prime critiche pesanti. De Sciglio ha ormai 23 anni e le sue prestazioni sono andate sempre calando. Tutto questo, peggiora le cose. Il terzino confesserà poi di aver sfiorato la depressione e solo con l’aiuto di un professionista di essere riuscito a uscirne. Insomma, De Sciglio pecca di personalità.

La prova è la Nazionale. Quando De Sciglio indossa la maglia azzurra si trasforma: spesso è tra i migliori in campo dell’Italia e l’Europeo del 2016 ne è la prova. Quest’anno, però, il calo passa anche alla Nazionale e spesso è rimasto anche in panchina. Vincenzo Montella in realtà prova a valorizzarlo, tenendolo basso e facendogli fare quasi il terzo centrale. Così per diverso tempo sembra rendere, ma i tifosi non apprezzano la timidezza e continuano a prenderlo di mira. Lui crolla di nuovo. Il De Sciglio del finale di stagione è quasi disastroso.

Ed ecco che si giunge così alla inevitabile separazione, con un contratto in scadenza tra un anno. Il Milan cercherà di incassare il più possibile dalla sua cessione. Si parla di circa 8,5 milioni. A questo punto la speranza per il ragazzo è che possa riprendersi e che il calcio italiano trovi un talento nuovamente, ma come si mangerebbero le mani i rossoneri se alla Juventus De Sciglio esplodesse…

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