WE ARE PARAMETRI ZERO

di Edoardo Lavezzari, @Edolave

Jeremy Menez (fonte foto: www.tuttomercatoweb.com)
Jeremy Menez (fonte foto: www.tuttomercatoweb.com)
Il silenzio degli innocenti è il terzo film della storia ad aver vinto i cinque premi Oscar più importanti: miglior film, regia, attore, attrice e sceneggiatura non originale. Insomma, stiamo sicuramente parlando di una pellicola tra le più belle di sempre. Appunto per questo è stata più volte omaggiata da film, serie televisive e, anche,da i cartoni animati. Non solo, c’è chi è stato ispirato dalla pellicola di Jonathan Demme per girare un nuovo film. È il caso di un giovane regista di Piacenza, ma destinato ad entrare tra i grandi di sempre. Il suo nome è Filippo Inzaghi e il suo film si intitola: Il silenzio dei parametri zero.La storia parla di un dirigente che non può più permettersi di spendere cifre faraoniche per assicurarsi i top player. Questi vanno in altri campionati che possono garantire ben altri stipendi. Non resta altro che aggrapparsi alla fantasia, alle conoscenze ma, soprattutto, a quei giocatori che non rinnovano il loro contratto. Appunto, i parametri zero. Questo dirigente ha imparato a fiutarli, corteggiarli e portarli a casa. Ovviamente, tra l’ironia di tutti. Anzi, addirittura una sciarpa modificata con la scritta “we are parametro zero” è finita pure sulla pagina web de La Gazzetta dello Sport. Il dirigente ha le spalle larghe ed è consapevole che l’unico che darà un verdetto certo non sono ne i tifosi, ne i giornalisti. Il giudice supremo è un prato verde e dal suo verdetto non si può scappare.C’è una seconda figura, però, che entra in scena a questo punto della storia ed è l’allenatore.No, il mister è di quelli diversi. Non è uno di quelli che da ordini ai giocatori, ma è quello che quando parla tocca le corde del cuore degli uomini. Il mister sa mettere in condizioni i giocatori di dare quel qualcosa in più. Il campo parla chiaro. Quelli che prima erano sorrisi d’ironia, ora si trasformano in sorrisi di gioia. Diego Lopez non è più uno scarto del Real, ma è un portiere vero. Alex non è solo un giocatore vecchio e fine carriera, ma è una certezza su cui costruire la difesa del Milan. La sorte li ha colpiti con due infortuni e rischiano di saltare il big match di sabato. Il tifoso non sorride più, perché si è accorto di che pasta sono fatti. Menez non è più un giocatore fumoso, viziato e abbandonato dagli sceicchi del PSG, ma è il capocannoniere della squadra. Uno che è stato in grado di far un gol come quello di domenica sera. Si, a Parigi Sirigu ha ammesso che Jérémy gli manca. Honda non è solo un giapponese buono a vender magliette e a staccare biglietti ai tifosi del sol levante, ma è un samurai che lotta, corre e segna. Forse non sarà il 10 che tutti sogniamo, ma il suo contributo alla causa non manca di certo.Tanto che la notizia della sua possibile convocazione per la Coppa d’Asia di gennaio è stata accolta come una tegola in Casa Milan.Sono bastati centoottanta minuti per cancellare un’estate di sorrisi, battute e facili ironie. Certo rimarranno sempre degli acquisti a parametro zero, ma in campo sono tutti calciatori veri. D’altronde, arrivano in silenzio, tra pochi proclami perché loro non regalano titoloni estivi, ma solide prestazioni a settembre.Paolo Nicoli

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