Calciomercato Milan – Il 2° mercato più “povero” degli ultimi 10 anni

ULTIME NOTIZIE MERCATO MILAN – L’analisi dopo il calciomercato ‘estivo’ 2020, il secondo più “povero” economicamente dell’ultimo decennio rossonero

di Domenico Abbondandolo, @domenicoabb
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ULTIME NOTIZIE MERCATO MILAN – È stata una sessione di mercato atipica, con pochi soldi e tante difficoltà. Al filo rosso del calciomercato 2020 non è sfuggito neanche il Milan, che ha concluso le operazioni facendo registrare un particolare “record”.

Quella che si è appena conclusa, infatti, è la seconda finestra di mercato “estiva” più povera, in termini di investimenti, degli ultimi 10 anni di storia rossonera. Il club di via Aldo Rossi ha investito infatti “appena” 22,98 milioni di euro (10 Tonali, 5 Hauge, 3,5 Saelemaekers, 3,5 Kjaer, 0,5 Tatarusanu, 0,48 Kalulu), chiudendo con un attivo di 35,02 milioni nel saldo acquisti/cessioni.

Per trovare una cifra di investimenti ancor più bassa bisogna tornare indietro di qualche anno, per la precisione all’estate 2014, quando il Milan investì solo 11,6 milioni per rinforzare l’organico di Inzaghi. In quella sessione, i rossoneri puntarono su Bonaventura e Rami, chiudendo per il resto numerose operazioni a costo zero (Menez, Alex, Diego Lopez). Anche in quella sessione, come avvenuto quest’anno, il Diavolo chiuse il mercato in attivo, con un +11,30 grazie alle cessioni di Balotelli e Cristante.

La terza campagna acquisti più “povera” del decennio risale invece alla stagione 2012-2013, quando il Milan fu chiamato a ricostruire dopo gli addii dei big (Ibra e Thiago Silva) e dei senatori. In quella circostanza Galliani spese sul mercato 25,12 milioni – Pazzini, Acerbi e De Jong i colpi principali -, intascando 69,5 milioni di euro. Ad oggi quello resta l’utile più alto degli ultimi 10 anni (+35,38), superiore di poco a quello registrato durante questa sessione.

Tra le campagne acquisti low cost dell’ultimo decennio vanno infine citate quelle del 2016-2017, con appena 28,36 milioni investiti da Galliani in collaborazione con Gancikoff, e del 2013-2014, nella quale i rossoneri spesero 42,23 milioni per Matri, Zapata, Poli, ecc. Più dispendiosa, ma comunque sostenibile, la campagna acquisti dell’estate 2011, quando il Milan campione d’Italia puntò 63,10 milioni di euro sui riscatti di Ibra e Boateng e l’acquisto di El Shaarawy.

Di ben altro rilievo economico le restanti quattro campagne acquisti del decennio, nelle quali il Milan ha sempre speso più di 100 milioni. I 194 milioni di euro investiti dal duo Fassone-Mirabelli nel 2017 restano inavvicinabili, ma il Diavolo ha sforato quota 100 anche nel 2015, nel 2018 e nel 2019. Nell’estate 2015 il Milan spese 102,27 milioni, comprando Bacca, Bertolacci e Romagnoli.

Nel 2018 la spesa finale si assestò sui 114,40 milioni per i vari Caldara, Kalinic (riscatto) e Castillejo. Nella passata stagione, invece, il duo Maldini-Boban investì 101 milioni, costruendo l’ossatura della squadra con Bennacer, Hernandez, Leao e pagando l’ultima rata per Kessié.

Gli scarsi investimenti di questa sessione, in netto calo rispetto ad un anno fa, si spiegano dunque con la particolare situazione creatasi con la pandemia di Coronavirus. In generale, infatti, tutte le società hanno investito meno, affidandosi perlopiù a prestiti e operazioni a basso costo.

Sul mercato rossonero ha poi inciso la questione del bilancio, con la dirigenza che ha cercato di ridurre i costi in nome del fair play finanziario e di un risanamento generale dei costi. È così che si spiega la seconda sessione di mercato più “povero” del decennio. Una sessione atipica anche e soprattutto per i colori rossoneri.

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