Calhanoglu, ora o mai più: il Milan attende l’esplosione del turco

Calhanoglu, ora o mai più: il Milan attende l’esplosione del turco

Hakan Calhanoglu, due anni in rossonero caratterizzati da luci ed ombre. Ora tocca a lui, ed a Marco Giampaolo, imboccare finalmente la strada giusta

di Daniele Triolo, @danieletriolo

CALCIOMERCATO MILAN – Quando si parla di Hakan Calhanoglu bisogna essere onesti: il Milan, da lui, si aspettava molto, ma molto di più. Arrivato nell’estate 2017 per 20 milioni di euro più bonus dal Bayer Leverkusen, il fantasista turco, insignito dell’onore e dell’onere di indossare la maglia numero 10 del Milan, era stato accolto come un potenziale craque di mercato, uno di quei giocatori capaci di cambiare il volto in una squadra.

D’altronde, per lui parlavano le ottime referenze e le grandi giocate fatte vedere in Bundesliga e nelle competizioni europee a cui aveva preso parte con le ‘Aspirine‘. Invece, dopo 3-4 mesi di assenze (quasi) non giustificate, complice una difficile collocazione tattica nello scacchiere dell’allora tecnico Vincenzo Montella, Calhanoglu è rifiorito sotto la gestione di Gennaro Gattuso: l’allenatore calabrese ha sempre creduto in lui, lo ha schierato in un ruolo più congeniale alle sue caratteristiche, lo ha messo in campo anche non in perfette condizioni fisiche poiché lo ha sempre ritenuto tecnicamente una spanna avanti tutti gli altri.

Calhanoglu ha ripagato Gattuso nella fase finale della stagione 2017-2018 e ci si aspettava, pertanto, che esplodesse nell’ultima annata. Una missione, purtroppo, fallita. L’atteso salto di qualità non è avvenuto, il turco è rimasto a metà del guado, ballando tra le promesse di una stagione da sogno e scontrandosi prima con una situazione familiare difficile (fortunatamente per lui risoltasi per il meglio, anche con la nascita della piccola Liya), dopodiché con qualche infortunio muscolare di troppo che ne hanno anche limitato le capacità balistiche, da sempre suo marchio di fabbrica. In quanto ad assist, però, è giunto a quota 13 tra Serie A, Europa League e Coppa Italia.

Di più, per esempio, del celebrato Jesús Suso. Adesso, con l’approdo di Marco Giampaolo sulla panchina rossonera, Calhanoglu è chiamato, davvero, a prendere per mano il Milan. Le qualità ci sono, le capacità le ha. Bisognerà però capire se il turco nativo di Mannheim (Germania) avrà la volontà e l’umiltà, come, per esempio, ha fatto il belga Dennis Praet alla Sampdoria, di disciplinare tatticamente il proprio talento, mettendolo a disposizione del tecnico. Il quale, potendo lavorare su una tavolozza bianca, potrebbe plasmarlo in maniera efficiente e vincente.

In questo Milan, disegnato con il 4-3-1-2, Calhanoglu può svolgere il ruolo di mezzala, in ambedue i lati del campo (posizione in cui Giampaolo insiste nel farlo giocare); all’occorrenza può fare il trequartista, anche se, almeno sulla carta, in quella porzione del terreno di gioco il tecnico ex Sampdoria predilige calciatori con altre caratteristiche. Ma c’è una terza, ultima e più stimolante sfida a cui Giampaolo potrebbe presto iscrivere il numero 10 rossonero: quello del playmaker a centrocampo. In quel ruolo il Diavolo è coperto dall’arrivo di Ismael Bennacer dall’Empoli e da Lucas Biglia (a meno che l’argentino non venga ceduto negli ultimi giorni di mercato), ma, a Cesena, Calhanoglu è stato provato, con buoni risultati, anche lì, davanti la difesa, ad organizzare gioco ed a distribuire palloni.

“Ha una tecnica individuale tale da poter fare di tutto e giocare ovunque”, aveva detto di lui, tempo fa, proprio Rino Gattuso, alla domanda sulla possibilità di vedere il turco, un giorno, schierato da regista basso. Più o meno la stessa risposta fornita, in un recente post-partita, e poi sul campo, da Giampaolo. Un tecnico a cui, di certo, l’occhio clinico, e critico, sulle capacità e potenzialità dei suoi atleti e giocatori di certo non manca. Se il Calhanoglu-bis non è stato poi così soddisfacente, in casa Milan si augurano che il Calhanoglu-ter sia, finalmente, il coronamento di una brillante operazione di mercato. Sempre che questo, nelle ultime due settimane, magari non tenti il turco riportandolo in ‘patria’ (insiste per averlo il RB Lipsia, che disputa la Champions League) ed aprendo nuovi, interessanti scenari per il Diavolo.

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