Amarcord – E furono cacchi “Amauri”

Amarcord – E furono cacchi “Amauri”

di Renato Boschetti, @RenaBoschetti

Si può risorgere con un giorno d’anticipo. Amauri fece infatti meglio di Cristo. Il brasiliano spalancò il sepolcro nel sabato santo del 2012. Scherzi (e teologia) a parte, Carvalho Amauri, mai a segno in campionato e dato per bollito, decise di farlo quel giorno con la maglia della Fiorentina. La vittima? Il vecchio Diavolo. Manco a farlo apposta. E fu un gol importantissimo. Per i viola. Ma anche per la storia del torneo. Il Milan perse lo scudetto lì subendo il sorpasso decisivo della Juventus.

Ricapitolando: Amauri risorge a Pasqua. Regala tre punti fondamentali alla Fiorentina che fa un favore enorme alla Juve, sua rivale di sempre, nonché odiata pure dal brasiliano perchè messo quasi fuori rosa dai bianconeri. E’ una storia così grottesca da sembrare la trama di un cinepanettone. Solo che al 90′ i tifosi rossoneri avevano poca voglia di ridere.

E pensare che le cose s’erano messe subito per il verso giusto. Al 20′ il Milan era già avanti grazie a un rigore inventato, poi trasformato da Ibrahimovic. Insomma, la partita sembrava in discesa. Anche perchè al cospetto dei rossoneri c’era una delle “Fiorentine” più balorde di sempre, invischiata nella lotta per non retrocedere e con uno spogliatoio rotto come un negozio Swarosky appena visitato da un elefante. Il primo tempo si concluse 1-0 con Abbiati in versione “ stai senza pensieri”. Il Milan era in assoluto controllo del match. Anche troppo. Perchè al rientro dall’intervallo la squadra di Allegri dimenticò la testa nella spogliatoio. Abate invece lasciò in gioco Jovetic che liberissimo pareggiò i conti dopo appena 60” dall’inizio della ripresa. Tutto da rifare. Una bella seccatura. Ibra e compagni si rimboccarono le maniche e presero a fare sul serio. Il Milan collezionò tante occasioni per il sorpasso. Ma Boruc (lo ricordate? L’imbolsito portiere polacco ) era in una di quelle (rare, se non rarissime) giornate in cui assumeva la fisionomia di un muro. E proprio contro quel muro si infransero le speranze rossonere. Ma il meglio, anzi il peggio doveva ancora venire. A una manciata di minuti dalla fine, Mexes, impegnato a contemplare le sue mèches, respinse di testa il pallone sui piedi del neo-entrato Amauri che smistò per Jovetic che rifinì per l’ex Juve. Davanti ad Abbiati, Amauri, nonostante il sangue latino che scorreva nelle sue vene, fu glaciale e sentenziò il Milan.

Finì così 1-2. Il Milan si morse le mani, la Fiorentina invece inaugurò la serie positiva a Milano, sponda rossonera. Da allora i viola hanno vinto 2 volte e pareggiato una. Domenica sera c’è quindi un piccolo tabù da sfatare per Mihajlovic. E un San Siro da “espugnare” dopo 5 anni. Tanti nella vita umana. Tantissimi nel calcio.

Mariano Messinese

Twitter:@MarianoWeltgeis  

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