SHEVCHENKO STORY: AUGURI CAMPIONE, QUANTO CI MANCHI!

SHEVCHENKO STORY: AUGURI CAMPIONE, QUANTO CI MANCHI!

Shevchenko, ex attaccante di Dinamo Kiev, Milan e Chelsea. Pallone d'oro nel 2004 ai tempi del Milan
fonte foto: corriere.it
Il giorno 29 settembre non è mai un giorno come gli altri. Il giorno 29 settembre è cerchiato con un pennarello rosso su tutti i calendari di chi ha le giornate scandite dal rossonero. Il 29 settembre è una sorta di Natale milanista.Oggi ci sono 38 candeline sulla torta di compleanno di qualcuno che ha scritto per sempre la storia rossonera: Andriy Shevchenko. Già, altro che Marilyn Monroe al Madison Square Garden che canta Happy Birthday Mr. President. Serve ben altro per rendere il giusto omaggio ad un ragazzo ucraino che ha stregato tutti.Un colpo di testa a Lecce per bagnare il debutto con un gol e correre ad esultare nascondendo la testa sotto la maglia. Già, un gesto che diventerà un rituale. Uno di quelli che non ti stancheresti mai di vedere. Quel numero 7 arrivato dall’est che si è preso il Milan sulle spalle e lo ha trascinato a suon di gol. Tanti. 175 in 322 partite. La rete con il Bari è Tomba che vince l’oro nello slalom a Calgary nel 1988. Avversari come paletti e lui che li salta con una semplicità imbarazzante. Fermarlo? Impossibile.Un gol alla Juventus ha la stessa capacità d’impressionare di Claude Monet e il suo Impression, soleil levant. I gol nei derby, poi, sono la sua specialità della casa. Insomma, un numero 7 che a tutti ha fatto ricordare il numero 9 per eccellenza, Marco Van Basten. I due si sono anche incontrati. Gli occhi di Andriy avevano la stessa luce di quelli di un bambino a Gardaland. Sheva chiude i primi due anni con 24 reti in campionato. Semplicemente una macchina.Già, ma il Milan non vince nulla. La vita cambia nella stagione 2002/03. Quella in cui è costretto a stare fermo ai box per un menisco che non vuole mettersi a posto. Segna solo 5 gol in campionato, ma sono i 4 in Champions League che cambiano tutto. Uno all’Ajax, ma soprattutto quello nel derby. Un capolavoro. Cordoba lo stende, ma lui ha la mente al servizio del corpo. Nel cadere colpisce la palla e batte Toldo. Corre, Andriy e i suoi compagni non lo fermano più.Una bandierina malandrina gli negherà la rete in finale, ma il destino aveva già visto tutto. Si va ai rigori e il decisivo lo calcia lui. Sheva va sul dischetto e quegli sguardi prima di calciare sono scolpiti nel cuore di tutti i tifosi milanisti. Impossibile dimenticare i suoi occhi. Buffon a destra e palla a sinistra. Nella stagione in cui gioca meno partite, Sheva è quello regala la gloria eterna al Milan nel cielo di Manchester. Strana la vita. Il giocatore che esce dall’Old Trafford è diverso perché ora ha finalmente vinto. Non è più forte, ma è dominante.Decide lui la Supercoppa Europea. Come a suon dei suoi gol porta il Milan alla conquista del tricolore. Ne rifila tre alla Lazio ad agosto per la Supercoppa Italiana. L’Europa è ai suoi piedi e il Pallone d’oro gli spetta di diritto. Già, gli spetterebbe anche una seconda Coppa Campioni, ma il destino confeziona una notte assurda. Sheva se ne andrà in Inghilterra per poi un anno di nuovo a casa, prima di tornare nella sua Ucraina. Basta solo nominare il suo nome che lungo la schiena corre quel brivido che solo i grandissimi possono regalare. Sheva è e sarà sempre Sheva, il vero e unico numero 7 rossonero. Tanti auguri Vento di Passioni!

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