RICHARD LEE: “IO E BERLUSCONI ABBIAMO LA STESSA VISIONE DELLE COSE”

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Silvio Berlusconi vuole cedere quote del Milan. Questa, per il momento, è l’unica cosa certa in casa Milan. Tra le due cordate in lizza per subentrare al proprietario rossonero c’è quella di Richard Lee, che rappresenta un gruppo cinese, sfidante del favorito Bee Taechaubol.Ospite ad Arcore qualche giorno fa, Mr. Lee ha rilasciato delle dichiarazioni a “la Repubblica” in edicola oggi: “In Italia ho il titolo di commendatore. Amo il vostro paese e la vostra gente, e voglio essere un piccolo ponte sulla via della Seta tra il mio paese e l’Italia: sia per il business sia per gli scambi culturali. Mister Berlusconi e io abbiamo la stessa visione delle cose. In questa fase non posso aggiungere altro”.Richard Lee, uomo d’affari cinese, avrebbe alle spalle una cordata di impreditori e tycoon asiatici, fortemente intenzionati a rilevare fin da subito la maggioranza delle quote del Milan. Qualche giorno fa si era parlato di un’offerta per il 60-70% del club.Seduto a San Siro con Silvio Berlusconi (vedi foto), il rapporto tra i due è abbastanza stretto. Da tempo, e non solo per affari relativi al Milan. Inizialmente si era pensato ad un accordo che permettesse al club rossonero di espandersi in Asia, specie in Cina. Poi lo stesso Richard Lee era stato ritratto in alcune foto a Villa Gernetto con il cosiddetto Mr Pink, magnate cinese e proprietario di una delle più grandi marche di bevande in Oriente.La fidanzata di Mr Pink aveva commentato quelle foto così: “Complimenti a Mr Pink per aver acquistato il Milan”. Dopo la smentita di Fininvest era calato il silenzio ed erano cominciati i depistaggi. In molti avevano poi parlato di accordi per la cessione di alcune ville italiane di Berlusconi (Villa Certosa in Sardegna in particolare e una in Lombardia). Il mistero che accompagna queste recenti dichiarazioni di Richard Lee contribuisce a far pensare però qualcosa di diverso. Il fatto che non si possa sbilanciare può significare che sotto sotto qualcosa più di un passaggio di proprietà immobiliari ci sia. E anche la sola espansione del marchio Milan in Asia non pare sufficiente come motivazione per ammantare così il tutto di mistero.

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