MILAN, LA SOLITUDINE DEI NUMERI 9

MILAN, LA SOLITUDINE DEI NUMERI 9

Mattia Destro (fonte foto: goal.com)
Mattia Destro (fonte foto: goal.com)
Si potrebbe partire con una domanda, forse retorica: qual è il ruolo meno ambito della Serie A? Beh, provate a chiedere a Pazzini, Torres o, in ultimo, a Destro. La risposta probabilmente sarebbe “il numero 9 del Milan”. Il quesito si potrebbe tranquillamente estendere anche ai vari Pato, Balotelli e Matri, anch’essi fagocitati e rigettati dal mare rossonero. La questione è prettamente tattica, di modulo.Il gioco del Milan, soprattutto quello attuale, non è in grado di supportare un numero 9 “alla Inzaghi”, ovvero un uomo d’area, un finalizzatore. Non è in grado di farlo perché di palloni giocabili in area di rigore ne arrivano pochi, pochissimi, e perché la squadra non ha le qualità adatte a sostenere, in fase di non possesso, un altro attaccante che lo possa innescare da vicino. Le due ali larghe in un attacco a tre, in grado di dare maggiore copertura, non offrono l’apporto offensivo di una seconda punta o di un trequartista.Non a caso il miglior attaccante del Milan dell’ultimo periodo è Jeremy Menez, una punta quantomeno “atipica”. Il francese rappresenta l’unica pedina insostituibile nello scacchiere di Inzaghi, perché quando il gioco latita sono i giocatori anarchici a salire in cattedra. Le soluzioni possono essere due soltanto: cambio di modulo o cambio di giocatori. Il fallimento di Torres a discapito dell’ascesa di Menez doveva dissuadere la dirigenza milanista dall’acquistare una punta simile per caratteristiche allo spagnolo; un centravanti di manovra invece, organico alla squadra, avrebbe certamente giovato ad un centrocampo tutt’altro che “pensante”.L’allenatore però, una volta acquistato Destro, avrebbe dovuto metterlo nelle condizioni migliori per esprimere il suo talento. Ma quanti palloni giocabili ha avuto a disposizione l’ex Roma dall’inizio della sua esperienza in rossonero? Pochi, e il rendimento del giocatore ne ha risentito parecchio. A questo punto però è doveroso prendere in considerazione anche la teoria di coloro i quali non ritengono Destro, così come Pazzini, l’uomo giusto da mettere al centro del progetto rossonero. Ma siamo ancora sicuri sia giusto utilizzare la parola “progetto”?Federico Lena

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