MILAN-BERLUSCONI, E’ GIUNTO IL MOMENTO DI DIRSI ADDIO

MILAN-BERLUSCONI, E’ GIUNTO IL MOMENTO DI DIRSI ADDIO

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Anche le storie più belle sono destinate a finire, ma dire addio a un grande amore è davvero difficile. Provatelo a chiedere a Silvio Berlusconi, saprà sicuramente spiegarvi che sensazione si prova. Dopo 29 anni di Milan è giunto il momento di scrivere i titoli di coda. Mr. Bee è a Milano, ad Arcore il fatidico incontro, poi la stretta di mano, ora, si attende solo una risposta. Non è un bel momento per dirsi addio, segnato dalla protesta dei tifosi e dalla crisi della squadra, un vero peccato perché una storia di questo calibro ha bisogno di un finale altrettanto grande. I rapporti non sono idilliaci e il rischio è quello di salutarsi con qualche riserva. Ieri doveva essere la giornata decisiva, ma tutto è stato rinviato. E intanto sotto quel sorriso serafico di facciata, il magnate thailandese inizia spazientirsi, ma bisogna anche capire il patron rossonero che il Milan l’ha cresciuto come una sua creatura e non riesce proprio a separarsene. Preso dalla macerie di Farina e riportato al massimo splendore, vittorie, trofei e tante soddisfazioni, fino al 2011, anno dell’ultimo scudetto. Poi il buio totale, da cui ancora non si riesce ad uscire. Fuori dalla Champions, fuori dall’Europa League e in caduta libera in campionato. Un declino, che ha portato alla separazione, come era stato 29 anni fa e chissà che il Milan potrà nuovamente rinascere dalle macerie in cui si trova adesso. Cambiamenti, ormai, inevitabili e necessari, inutile negarlo. La fumata è ancora grigia, tutto tace, ma la decisione probabilmente arriverà nelle prossime ore, anche perché Mr. Bee si tratterrà in Italia ancora per poco. Nessuno si espone, non si svelerà nulla fino al momento della firma, che stando alle ultime notizie è prevista per domani mattina. Prepariamoci ai saluti, questa volta ci siamo davvero!Era il 20 febbraio del 1986, da quel giorno nulla è stato più come prima. Una nuova era nel mondo del calcio italiano e internazionale, quella del Milan. 28 trofei in totale, di cui otto scudetti e cinque Coppe dei Campioni. Con il popolo rossonero sempre in visibilio, pronto a sostenere la squadra in casa e trasferta, nel bene e nel male. Sacchi, Capello e Ancelotti, gli allenatori con la A maiuscola, i più vincenti, ma anche Zaccheroni e Allegri, che hanno aggiunto in bacheca lo scudetto n.16 e 18. E poi i tanti campioni, dagli olandesi Gullit, Rijkaard e Van Basten, agli intramontabili Baresi, Maldini e Costacurta. Senza dimenticare Weah, Shevchenko, Kakà e Inzaghi che sin da subito hanno fatto breccia nel cuore dei tifosi. Ma poi la priorità è diventato il bilancio e si è iniziato a vendere per far cassa. Prima Sheva, poi Kakà e con loro si salutava la Champions League. Dopo l’ultimo scudetto sacrificati anche Ibrahimovic e Thiago Silva e i tanti senatori il cui ingaggio era insostenibile, Pirlo, Seedorf, Nesta, Gattuso, Van Bommel. Addio anche al campionato, perché un Milan costruito su offerte e parametri zero non ha dato i frutti sperati. La successione di tre allenatori nel giro di un anno, ha contribuito a dare il colpo di grazia ad una squadra già di per sé a pezzi e il risultato è quello che vediamo oggi. Non chiediamoci più se cambiare sia veramente indispensabile. Aprire le proprie frontiere a capitali stranieri è davvero l’ultimo atto d’amore di Berlusconi nei confronti del suo Milan. Federica Di Bartolomeo@FedericaDB22 

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