INZAGHI E IL MILAN, PER ESSERE GRANDI BISOGNA RISCHIARE

INZAGHI E IL MILAN, PER ESSERE GRANDI BISOGNA RISCHIARE

CHIARA DE LUCAInzaghi ne fa una questione di cinismo. Poco sentimento e una verve scarica, contro una squadra non proprio trascendentale: ecco gli ingredienti per un gioco asfissiante! Il tocco di classe? Tanta noia e nessun gol, un gioco macchinoso e poca identità, il tutto servito su un letto di amara rassegnazione: «nelle ultime due partite – ha affermato il mister a fine gara –  siamo migliorati nella gestione del possesso e della palla. Nella ripresa avremo meritato di trovare il gol», probabilmente riferendosi alla traversa di Honda, l’unica occasione rossonera ieri sera al Bentegodi.Forse è la paura di osare il vero problema, di mettere in campo quel tanto agognato 4-2-3-1. Perché prendere Cerci, se poi deve restare in panchina? L’allenatore ha affermato :«farlo entrare alla fine è stato un po’ rischioso, ma volevamo vincere».  Non dovrebbe funzionare così, non è a fine gara che bisogna provarci, una squadra con il blasone del Milan deve entrare in campo con il coraggio di giocarsi il tutto per tutto: chi non assume rischi non può avere successo. E’ questo che ci si aspetta: rischiare per vincere, perché giocare con la paura di sbagliare equivale a non giocare e a rimanere mediocri.  Ciò lo dimostrano gli ultimi punteggi: cinque punti in tre partite di cui due in casa contro degli avversari abbordabilissimi: Chievo,  Cesena ed Empoli – quest’ ultima squadra, in verità, dovrebbe quasi essere da esempio al Milan su come si gioca un bel calcio con giocatori non di certo tra i più titolati. Cinque punti dunque che, tra l’altro, il club ha portato a casa con le medesime squadre nel girone di andata, quasi a voler dimostrare che il proprio gioco non è peggiorato, ma nemmeno migliorato dal momento che allora i 5 punti erano stati ottenuti giocando due partite fuori casa e una in casa.Il Milan attuale non può giocare con un centroavanti puro come Destro o qualsiasi altro attaccante perché così si creano poche occasioni. Lo si vede oggi, ma lo abbiamo visto anche prima con Torres, bocciato prematuramente, anche questi infatti, come Destro, ha avuto grosse difficoltà ad imporsi in area, non a caso entrambi hanno fatto un solo gol a testa mentre Menez – l’unico che  pur non essendo un centravanti puro, grazie alle sue caratteristiche e la sua tecnica –  è riuscito a mettere a segno più di tutti, diventando il nuovo falso ‘Nueve’. Per far funzionare un centravanti puro bisogna sfruttare giocatori con ottime caratteristiche tecniche, rischiando un centrocampo senza incontristi puri e giocando con un 4-2-3-1. Forse, proprio questo potrebbe essere la chiave del successo, l’ingrediente segreto:  spostare Menez a sinistra e inserire Bonaventura da trequartista, dietro il centrocampo e sfruttando Cerci a destra, dal momento che è stato tanto desiderato nel calciomercato sia estivo che invernale.Chiara De Luca

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