IL 2014…DI INZAGHI

IL 2014…DI INZAGHI

Filippo Inzaghi a Milanello (fonte foto: www.fourfourtwo.com)
Filippo Inzaghi a Milanello (fonte foto: www.fourfourtwo.com)
Il 2014 è stato sicuramente l’anno di Inzaghi protagonista prima con la Primavera e poi diventato l’uomo a cui il Milan ha affidato la ricostruzione dopo una stagione semplicemente disastrosa.  Il primo acuto di Pippo arriva il 15 Febbraio del 2014, giorno in cui, alla guida dei giovani rossoneri vince il Torneo di Viareggio, uno dei tornei più prestigiosi al mondo per la categoria. Pippo guida alla vittoria una squadra di talento in cui emergono tra gli altri Petagna, Mastalli e Modic: la finale, contro i belgi dell’Anderlecht venne decisa ai supplementari in cui il Milan, dopo l’1-1 del novantesimo, ha conquistato la Coppa grazie ai gol di Fabbro e Mastalli chiudendo il match sul 3-1. Dopo questo primo importantissimo acuto, Pippo ed i suoi ragazzi si sono concentrati sul campionato dove, però, non sono riusciti a raggiungere le Final Eight a causa della sconfitta interna contro l’Udinese nei play off.  Nel mentre, per Inzaghi, si facevano sempre più insistenti le voci di una sua promozione in prima squadra al posto del partente Seedorf e puntualmente, il 9 Giugno, la società comunicò l’esonero del tecnico olandese e di affidare la panchina allo stesso Inzaghi.Da quel momento il 2014 del mister è stata un’ascesa continua: in estate è stato fianco a fianco di Galliani e di Berlusconi nei diversi summit di mercato ed ha avuto un ruolo importante nell’acquisizione di Menez e Diego Lopez.  I momenti difficili non sono di certo mancati cosi come le sconfitte cocenti nelle prime amichevoli estive negli USA. Pippo ha avuto il merito di tenere unito l’ambiente fin da subito e di iniziare a costruire un gruppo solido che si presentasse pronto per l’inizio del campionato. Inzaghi, oltre che sulla tattica, ha dovuto lavorare molto sulla testa dei giocatori cercando di riportare nello spogliatoio quei valori di un Milan che ormai non esisteva più e l’entusiasmo e l’orgoglio di vestire la maglia rossonera.L’inizio è stato promettentissimo: pronti via ed il Milan, a sorpresa, liquida per 3-0 la Lazio riportando finalmente pubblico ed entusiasmo a San Siro. Dopo un buon inizio di campionato la squadra ha attraversato un momento di flessione, quasi fisiologico, in cui anche Inzaghi ha subito critiche ed ha dovuto far fronte alle sue prime difficoltà da allenatore di una squadra importante come il Milan: gol subiti su palla inattiva, pareggite e rendimento di Torres sono solamente alcune delle difficoltà che Inzaghi ha dovuto affrontare e cercare di superare. Gli ultimi risultati positivi contro Udinese, Napoli e Roma (seppur intervallati dalla brutta sconfitta di Genoa) dimostrano come il Mister sia uscito indenne e possibilmente rafforzato dalla sua prima mini crisi da allenatore. Inzaghi ha fatto vedere di essere in grado di andare avanti con le proprie idee come dimostra, ad esempio, l’accantonamento del Nino sponsorizzato, inizialmente, dal Presidente Berlusconi. Questa mossa, oltre che dare benefici sul campo, è stata una dimostrazione di forza del mister davanti al gruppo con i giocatori che hanno definitivamente capito di essere di fronte ad un allenatore vero, deciso e difficilmente condizionabile dall’esterno. Nel giro di sei mesi Inzaghi è stato in grado di plasmare una squadra vera dandole un’identità ed una personalità ben precisa: non era certo facile perché il livello del gruppo non è oggettivamente da top-club e perché le lacune non mancano di certo; eppure ora, soprattutto grazie ad Inzaghi, il Milan è diventato una squadra solida consapevole del suo valore e capace di sfruttare i propri punti di forza ed in grado di mascherare al meglio le proprie debolezze.Né Menez, il goleador, né Montolivo il capitano, né Diego Lopez la saracinesca, ora più che mai il simbolo del Diavolo e dei valori rossoneri è Pippo Inzaghi. Lo era già dallo scorso Giugno quando, oltre che a dover ricostruire una squadra, ha dovuto restituire un certo spirito a tutto l’ambiente milanista e ha dovuto ricostruire il feeling perduto con la tifoseria. Lo è maggiormente adesso dopo che, nonostante le difficoltà e le critiche, sta riuscendo a dimostrare tutte le sue capacità. Il 2014 è stato quindi un anno da incorniciare per l’ex goleador rossonero che sta mettendo in panchina lo stesso entusiasmo, la stessa passione e la stessa dedizione che metteva negli anni in cui era il terrore di tutti i difensori, soprattutto europei. Congratulazioni quindi Pippo, con l’augurio che il 2015 diventi l’anno della definitiva consacrazione.Gaetano De Pippo

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