AMARCORD – LO ZAR VIERCHOWOD E IL GRAN RIFIUTO

AMARCORD – LO ZAR VIERCHOWOD E IL GRAN RIFIUTO

Pietro Vierchowod (Fonte foto: www.ultimecalcionapoli.it)
Pietro Vierchowod (Fonte foto: www.ultimecalcionapoli.it)
Meglio essere titolare in provincia che riserva a Milano. No, la citazione di Giulio Cesare non è proprio questa, ma probabilmente qualcosa di molto simile sarà passata nell’estate del ’97 nella zucca di Pietro Vierchowod, zar di tutte le Russie (era figlio di un soldato dell’Armata Rossa ) e terrore di tutti gli attaccanti. La stagione al Milan, che l’aveva scartato in gioventù, salvo pentirsene come Buscetta, era stata disastrosa: undicesimo posto in classifica con 45 gol al passivo. Troppi. Lo zar non è più un ragazzino. Ha 38 anni, una condanna per chi fa il calciatore di mestiere. Già, ma di appendere gli scarpini al chiodo proprio non se ne parla. L’idea di abbandonare il calcio, quel mondo che gli aveva dato tanto (1 scudetto con la Roma, 1 Coppa dei Campioni con la Juve, un altro scudetto con la Samp assieme a 4 Coppe Italia, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa. Oltre a un Mondiale) e tolto qualcosa (1 coppa dei Campioni) proprio non gli andava giù. Soprattutto non così. Meglio ritirarsi 80 km più a sud, a Piacenza, per coltivare come Cincinnato il proprio orticello nell’area di rigore del Garilli, ma con un cartello minaccioso in bella mostra rivolto ai centravanti avversari:”QUI NON SI PASSA”.E infatti in Emilia Vierchowod tornò quello di Genova, sponda blucerchiata. Una seconda giovinezza. Inattesa e insperata. Un muro del pianto contro cui si infransero trequartisti e centravanti. A Piacenza arrivarono due salvezze consecutive. Sempre all’ultima giornata, sempre subendo poche reti, ma sempre sul filo del rasoio, sopra quella maledetta linea rossa che salva i quintultimi e sentenzia gli altri. La più bella in assoluto resta l’impresa del 98-99. Perchè c’è la sua firma, di testa su calcio d’angolo. Vierchowod ha 40 anni ed è appena entrato nel guinness dei primati: è il giocatore più anziano a siglare una rete in Serie A. Ma soprattutto ha portato in vantaggio il Piacenza nello scontro diretto contro la Salernitana, cioè nella gara senza appelli, dentro o fuori. Gli ospiti pareggiano, nei minuti finali la tensione è alle stelle come in un film d’azione. Ma non c’è il colpo di scena, perchè Vierchowod difende la sua area di rigore come se fosse una trincea della Grande Guerra. Fischio finale e Piacenza salvo. Ancora una volta.Qualche anno dopo il suo ritiro, il difensore confessò di aver avuto un unico grande rammarico: non aver mai disputato una finale di Coppa Intercontinentale. In effetti ci andò molto vicino. Era il 20 maggio1992 e al mitico Wembley si affrontavano Sampdoria e Barcellona per la finale di Coppa dei Campioni. E quella era la Samp dei gemelli del gol Mancini&Vialli, di Attila Lombardo e anche di Vierchowod che gioca una gara monumentale. Ringhia per tutto il match sulle caviglie di Stoickov che non tocca mezzo pallone, oscuro presagio di quello che il bulgaro avrebbe combinato a Parma in seguito. Al termine dei 90′ il risultato è ancora inchiodato sullo 0-0. Servono i supplementari. Ma nonostante lo sforzo fisico, le gambe in acido lattico e la stanchezza le reti non si sporcano.Fino al 112′, quando l’olandese Koeman giustizia i sogni di gloria blucerchiati con una punizione nel sette. E’ una ferita ancora aperta per molti doriani. A Londra si chiude il ciclo Samp. Ma in pochi se ne accorgono. Ufficialmente qualche anno dopo con la morte del presidente Mantovani si smembrerà quella generazione di fenomeni forgiata sul patto per lo scudetto che portò la “Doria” quasi sul tetto d’Europa. Solo Vialli e Vierchowod ritenteranno la scalata alla Coppa dalle grandi orecchie. E ci riusciranno nel 96, anche se con la maglia della Juventus e con meriti diversi: l’attaccante da attore protagonista, lo zar da comparsa. Questa dunque è la storia di Pietro Vierchowod: 12 anni alla Samp. 1 alla Fiorentina, 1 alla Roma e alla Juve. 3 a Piacenza. Amato e osannato ovunque. Tranne che al Milan. In gioventù e in senilità.Mariano Messinese Twitter:@Mariano Messinese

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