ABATE A FORZA MILAN!: “AMORE INCONDIZIONATO PER QUESTI COLORI. INZAGHI HA LAVORATO SULLA NOSTRA MENTALITA’ E IL RAMMARICO PIU’ GRANDE RIGUARDA ALLEGRI…”

ABATE A FORZA MILAN!: “AMORE INCONDIZIONATO PER QUESTI COLORI. INZAGHI HA LAVORATO SULLA NOSTRA MENTALITA’ E IL RAMMARICO PIU’ GRANDE RIGUARDA ALLEGRI…”

Ignazio Abate - fonte www.sport.panorama.it
Ignazio Abate – fonte www.sport.panorama.it
Anche se non sarà in campo questa sera, idealmente e dagli spalti Ignazio Abate sarà al fianco dei suoi compagni nel difficile e sentitissimo match contro l’Inter. Il terzino rossonero, dopo una stagione ai margini lo scorso anno, quest’anno ha iniziato il campionato ingranando la quinta e trascinando la squadra di Inzaghi. Un brutto colpo quindi per i rossoneri la sua assenza, complicata ulteriormente da quelle di Alex e De Jong. Abate ha rilasciato una lunga intervista al mensile rossonero Forza Milan!, parlando del sua amore per la maglia rossonera e della lunga trafila per arrivare in prima squadra.“La passione è tanta – inizia il terzino rossonero –, io provengo dal settore giovanile e appartengo a questa società da diciotto anni. Ho fatto tutta la trafila con l’obiettivo di arrivare in prima squadra, il fatto di averlo centrato ha sviluppato un senso di appartenenza superiore a quello di un giocatore arrivato da fuori. È normale innamorarsi di questa società, di questa città e di questi colori, però credo che chi comincia qui fin da ragazzini come me e Mattia abbia un amore incondizionato per questa maglia”. Amore non sempre corrisposto dai tifosi, che dopo gli insuccessi degli ultimi anni frequentano certamente meno lo stadio: “Non è bello vedere San Siro semivuoto. Mi ricordo quando facevo il raccattapalle per la squadra di Ancelotti, a quei tempi lo stadio era veramente strapieno. Io però ho cominciato a giocare con Leonardo allenatore e anche allora lo stadio era semivuoto, poi è tornato e riempirsi quando abbiamo ricominciato a vincere trofei. Sta a noi riconquistare i tifosi, credo che siamo sulla strada giusta. Già contro la Juve, alla terza partita di quest’anno, si è rivisto il San Siro dei tempi belli”.Leonardo e le analogie con il Milan di Inzaghi: “Parliamo di periodi diversi – ha continuato Abate -. Quando è partito Ancelotti è andato via veramente un pilastro dello spogliatoio, avevano vinto tutto e di più e quindi voltare pagina non era sicuramente facile. Con Leo abbiamo fatto un buonissimo anno, la stagione dopo però siamo nuovamente ripartiti da zero con Allegri. Mi ricordo che all’inizio stentavamo, non avevamo disputato un buon precampionato. Poi però begli ultimi giorni di mercato arrivarono Ibra e Robinho e questo portò un entusiasmo incredibile. Con il nuovo allenatore è arrivato lo Scudetto al termine della prima stagione e in generale con Allegri abbiamo vissuto tre anni molto buoni. Per tornare alla domanda, forse l’analogia sta nel fatto che anche quest’anno ripartiamo voltando pagina completamente. Lo facciamo con un allenatore che sa veramente cosa significhi stare in questa società, molto bravo nel trasmettere a un gruppo dei valori che magari l’anno scorso si erano un po’ persi”.Quindi un commento sul ritorno di Inzaghi e l’impatto che ha avuto sulla squadra: “La testa è una componente importante, direi fondamentale. L’abbiamo visto in queste prime giornate con Inzaghi, riuscito a rigenerare un gruppo che l’anno scorso, a detta di alcuni, sembrava non fosse all’altezza. Non penso che Pippo in due-tre mesi abbia stravolto la squadra a livello fisico, piuttosto ha lavorato tanto sulla testa di ciascuno di noi. Questa è la dimostrazione che le motivazioni nel calcio sono fondamentali”. Fisco che soffre meno senza gli impegni europei: “Fortunatamente, lo dico tra virgolette, quest’anno non abbiamo le coppe europee e quindi possiamo sfruttare il fatto di giocare una sola partita alla settimana. Questo può essere sicuramente un vantaggio, però è anche vero che quando si gioca ogni tre giorni l’allenatore e i giocatori lavorano tanto sulla testa e questo ti costringe a stare sempre sul pezzo, senza mai guardarti indietro alla fine si crea un equilibrio mentale diverso, a seconda degli impegni e delle ambizioni della squadra. Io preferirei giocare ogni tre giorni, soprattutto se il mercoledì c’è un impegno di Champions. Perché alla fine puoi allenarti quanto vuoi, però il ritmo che ti dà la partita nell’arco dei novanta minuti non te lo dà nessun allenamento al mondo”.Poi arriva il momento delle delusioni. Il ricordo più spiacevole per Abate riguarda il Milan di Allegri: “Il rimpianto più grande è quello di non essere riusciti a confermarci Campioni d’Italia con Allegri. Avevamo sicuramente le potenzialità per fare il bis, chissà che cosa sarebbe successo se l’avessimo centrato. Forse Thiago Silva e Ibrahimovic non se ne sarebbero andati, avendo la possibilità di ottenere la seconda stella. Ci siamo giocati tutto in quella maledetta settimana contro Bologna e Fiorentina, quando abbiamo preso un solo punto su sei. Un altro rimpianto è legato all’eliminazione in Champions League nei quarti contro il Barcellona, per un rigore che fece molti discutere. Peccato, perché avremmo meritato di passare noi”.

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