PAROLA AL TIFOSO – SETTORE GIOVANILE: E’ ORA DI UNA RIVOLUZIONE!

PAROLA AL TIFOSO – SETTORE GIOVANILE: E’ ORA DI UNA RIVOLUZIONE!

Parola al Tifoso (Fonte: pianetamilan.it)
Parola al Tifoso (Fonte: pianetamilan.it)
Per la rubrica, ampiamente dedicata ai supporter rossoneri, “Parola al tifoso”, oggi pubblichiamo la lettera di Roberto Voltolina, appartenente al gruppo facebook ‘Milan finché vivrò sarò al tuo fianco‘, nonché osservatore del Padova calcio:Ho un ricordo indelebile, una formazione,  undici nomi di una team imbattibile che segnò per molto tempo un’era, costernata di vittorie e trionfi. Questa squadra era il Milan, e la formazione recitava nomi altisonanti di campioni che rimarranno nella leggenda, scolpiti sulla pietra. Nomi come Franco Baresi, Paolo Maldini e Alessandro Costacurta. Questi giocatori avevano due cose principali in comune: erano italiani e provenivano dal nostro settore giovanile. Negli anni fine 80 – inizio 90, dalle nostre giovanili uscivano ottimi calciatori, infatti eravamo  sicuramente uno dei migliori settori giovanili europei. Ai già citati nomi, vanno anche ricordati giocatori come Evani, Albertini e F. Galli. Gente di un grande spessore umano prima che sportivo, ottima mentalità e professionalità.Tutte le grandi squadre che, nella storia, hanno primeggiato in Europa e nel Mondo, avevano un blocco di partenza, granitico, formato da giocatori prettamente indigeni, e – per lo più – formati nello stesso club. Due esempi per tutti: l’Ajax di Rinus Michels e il Barcellona di Pep Guardiola. Squadre che hanno fatto la storia, ma soprattutto ricordate per un gioco spumeggiante e spesso innovativo.Purtroppo, negli ultimi dieci anni, il nostro settore giovanile ha perso molto in qualità, si è voluto prendere un’altra strada, comprando campioni già affermati, pronti per i grandi palcoscenici e per vincere subito. Questa decisione ha, con il tempo, appesantito i  nostri bilanci societari, sperperando vari migliaia di milioni per ingaggi spesso proibitivi. Ultimamente, invece, si è presa la strada opposta, puntando sui giovani, cercando di formarli in casa, formula sicuramente meno redditizia nel breve tempo, ma con un forte risparmio sull’economia del club.Da operatore del settore giovanile, non posso che essere felice che il Milan abbia intrapreso questa politica. A mio parere, però, si dovrebbe ampliare maggiormente la ricerca dei talenti. Infatti, da dati a me pervenuti, la maggior parte dei migliori team stranieri investono molto di più del Milan nel proprio settore giovanile, questo favorisce certamente la miglior ricerca di possibili talenti  in giro per l’Europa. Dovremmo potenziare lo scouting, è ovvio che più ci sono occhi in giro nei vari panorami calcistici, e più semplice sarà reclutare un futuro campione.Un altro problema da risolvere è sicuramente la fase di crescita dei vari ragazzi. Infatti, a mio parere, i vari allenatori gestiscono il materiale in loro possesso più per il loro tornaconto che per la società, e, quindi, mancando l’obiettivo primario (cioè quello di creare possibili giocatori per la prima squadra), lavorano per  vincere partite, farsi un loro nome, per ottenere la  conferma per la stagione successiva o un contratto migliore. Infatti, non solo nel Milan, ma anche in altre società di serie A, escono sempre più raramente giocatori nelle varie prime squadre. Purtroppo tantissimi ragazzi si perdono durante la crescita, scomparendo totalmente dalla geografia calcistica del paese. Questo processo di crescita deve assolutamente essere migliorato e riveduto. Troppi ragazzi, che escono dalle Primavere delle migliori squadre nazionali, finiscono in Lega Pro, e dopo pochi anni anche più giù, fino a sparire.Bisogna sicuramente gestirli meglio, migliorarli sotto l’aspetto sia fisico che mentale. Molto spesso i ragazzi stranieri  hanno più “fame” e voglia di arrivare, e hanno preparazioni fisiche e di corsa maggiore delle nostre. Le nostre nazionali giovanili, under 21 a parte, faticano molto, spesso nemmeno si qualificano ai vari campionati europei di categoria. Per noi un ragazzo di 18/19 anni è un bambino, altrove, a quell’età, è considerato un uomo e già frequenta in pianta stabile i vari campionati maggiori.Dobbiamo cambiare mentalità, dare più fiducia ai nostri ragazzi, perché in Italia di talenti ce ne sono, basta farli giocare sempre di più e a livelli più alti, magari creando – finalmente – queste seconde squadre che partecipino ai vari campionati cadetti, creando un supporto logistico per i ragazzi di giocare e maturare serenamente. E, così facendo, le varie squadre avranno la possibilità di osservarli e poterli usare, nel caso di varie emergenze della prima squadra, stile modello Liga spagnola.Dobbiamo assolutamente puntare sui nostri giovani. Storicamente l’Italia, come paese, non ha mai puntato su loro, è ora di un cambio di mentalità totale, prima che sia troppo tardi e ci ritroviamo poi un campionato di soli stranieri perlopiù mediocri, dove, per ammirare i talenti nostrani (tipo Verrati e Immobile), ci toccherà prendere un aereo e andare all’estero… E sarebbe tutto molto triste…Roberto Voltolina(Milan finché vivrò sarò al tuo fianco)

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