PAROLA AL TIFOSO – LE VITTORIE NASCONO NELLE SOFFERENZE

PAROLA AL TIFOSO – LE VITTORIE NASCONO NELLE SOFFERENZE

Parola al Tifoso (Fonte: pianetamilan.it)
Parola al Tifoso (Fonte: pianetamilan.it)
Per la rubrica, ampiamente dedicata ai supporter rossoneri, “Parola al tifoso”, oggi pubblichiamo la lettera di Marco Cattoretti, appartenente al gruppo Milan finché vivrò sarò al tuo fianco.Il calcio è agonismo, ha in sé quella bellezza unica di saper far nascere sempre sfide avvincenti, con se stessi e con gli altri. Non è più un gioco: muove enormi masse di denaro, e dobbiamo tenerne conto anche se in noi tifosi ingenera grandi passioni. Nutrire una passione significa soffrire per un obiettivo, patire nelle difficoltà nel percorso verso quell’obiettivo. Tutto questo dà sapore alla propria singola essenza dell’essere tifoso, conoscendo e sfidando le profonde radici che hanno acceso il fuoco sacro del tifo.Sconfitta e vittoria sono i due volti, le due estreme espressioni, della competizione: in noi tifosi la tensione al misurarsi, al confrontarsi con gli altri supporter è presente e monta sempre più mentre si avvicina il fischio d’inizio. Nella competizione viene alla luce la distinzione. Vedendo il momento del nostro Milan ora noto come il nostro più grande nemico sia l’esasperazione di questa dimensione competitiva, il peso che diamo a ogni singola partita, vittoria o, ahimé, sconfitta che si verifichi. Oggi siamo tutti vittime della razionalizzazione della società: si ricerca l’ottimizzazione del risultato, della prestazione e della sua misurazione apportando una rigidità di giudizio che contrasta con il vero spirito dello sport: l’invenzione, la soggettivizzazione del comportamento, che tanto ci fanno andare in visibilio durante un’azione.È un momento di palese grande difficoltà, ci sono stati errori di programmazione, errori di giudizio che ora stiamo pagando a caro prezzo, ma noi restiamo tifosi: negli occhi abbiamo ancora il nostro recente e trionfale passato, quello in cui godevamo appieno il gusto del gesto atletico, la fantasia del gioco, la ricerca dell’azione corale, le espressioni di attesa e di gioia per le vittorie che raggiungevamo. È giusto lamentarci per una situazione che ci vede tutti sofferenti di fronte alle nostre maglie non rappresentate come vorremmo, ma non dimentichiamo di scindere il lato sportivo dal lato societario: criticare tutto e tutti, badando al contingente senza vedere quei passi che si stanno poco alla volta muovendo, non giova però a nessuno.Manuel Vasquez Montalbàn, scrittore spagnolo e grande tifoso del Barcellona, dichiarò a un intervistatore: “In un’epoca in cui è evidente la crisi delle ideologie, in cui è chiaro il ridimensionamento della militanza politica, e dove persino gli atteggiamenti religiosi soffrono di mancanza di prospettive, il calcio è la sola, grande religione praticabile. C’è in questo sport un aspetto finanziario, mediatico, pubblicitario, ma non sottovaluterei il suo lato liturgico”. Ebbene, noi tifosi mettiamo in atto la nostra liturgia settimanale con la fede che ci ha portati dall’amara retrocessione e dallo spettro della gestione Farina (erano i tempi di Blisset per intenderci).Che senso dare a questo momento storico della nostra squadra, che dovremmo fare noi tifosi?Mostriamoci veri, dimostriamo a chi ora gode l’effimero presente che la nostra forza non è solo nelle nostre, e più numerose delle loro, vittorie: dimostriamo loro che abbiamo la cultura della sconfitta: saper perdere per saper vincere! Enzo Bearzot, il grande condottiero vincente degli azzurri del calcio, tanto caro ai miei coetanei, disse: “Il bello della sconfitta sta innanzitutto nel saperla accettare. Non sempre è la conseguenza di un demerito. A volte sono stati più bravi gli altri. Più sei disposto a riconoscerlo, quando è vero, quando non stai cercando di costruirti un alibi, più aumentano le possibilità di superarla. Anche di ribaltarla. La sconfitta va vissuta come una pedana di lancio: è così nella vita di tutti i giorni, così deve essere nello sport. Sbaglia chi la interpreta come uno stop nella corsa verso il traguardo: bisogna sforzarsi di trasformarla in un riaccumulo di energie, prima psichiche, nervose, e poi fisiche”. Ricordo quel che fece Bearzot quando Lacombe segnò il gol della Francia dopo 32 secondi dal fischio d’inizio del mondiale d’Argentina, senza che gli azzurri avessero ancora toccato palla: assolutamente inimmaginabile oggi! Non prese a calci la panchina, non morsicò la pipa, non urlò improperi: si alzò in piedi ad applaudire un’azione da manuale, tutta di prima, che ci aveva tagliato a fette e colpito a freddo. Non era ancora una sconfitta, ma non poteva sapere che avrebbero poi vinto la partita.Nel calcio ogni sconfitta è utile, a patto di saperla leggere. Dopo ogni sconfitta, va fatta un’analisi e infine una sintesi. Ne deve seguire l’autocritica e il riscatto: noi tutti vorremmo tornare a vincere ora ma dobbiamo ammettere come in questa stagione si debbano solo gettare delle basi per il riscatto che tutti ci auguriamo avvenga presto. La società si sta muovendo, bene o male lo capiremo, ma a differenza dell’ultimo quinquennio di immobilismo ci sono progetti, partnership, attenzione al vivaio e, finalmente, un imprinting anche al mercato: giovane e italiano.Diamo al nostro glorioso Milan quell’alibi che spesso ci diamo personalmente, quel “diritto di sbagliare” che tanto insegna a fare sempre meglio. E che ci riporterà, presto, sul tetto del mondo!Marco Cattoretti Milan finché vivrò sarò al tuo fianco 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy